Riccardo Nicolai e Alì Piccinin

Riccardo Nicolai è nato a Massa nel 1969; laureato in Lingue e lettere straniere all’Università di Pisa, ora gestisce la libreria Ali di carta nel centro storico di Massa insieme al fratello. Nel settembre del 2016 ha pubblicato il racconto intitolato Alì Piccinin. Un mortegiano pascià di Algeri.

Chi è Alì Piccinin e come lo ha “incontrato”?
«La prima volta che sentii parlare di Alì fu una notte d’estate del 2007 al Castello Malaspina da una guida turistica. Qualche tempo dopo, mosso da curiosità, ritrovai la corrispondenza epistolare che Alberico Malaspina, Principe di Massa, tenne con Alì Piccinin “Schiavo del Re di Algeri” (così recitano le lettere). Ha avuto così inizio la mia avventura ricca di fascino e di mistero».

Perché ha sentito il bisogno di raccontare la sua storia?
«Sono nato a Mirteto e sono cresciuto in questo ridente paese che è stato anche quello di Alì. Non ho faticato a entrare nella pelle del bambino, a immaginarmelo mentre correva dietro le sue caprette, nelle colline del Candia, tra gli ulivi della Costa, nei boschi della Brugiana; a vederlo Pascià, a camminare nelle stradine della Casbah di Algeri. È stata empatia folgorante e, soprattutto, sincronicità».

La ricerca di questo personaggio l’ha portata a visitare luoghi unici come Algeri. Com’è stato questo viaggio? Cosa le è rimasto impresso?
«Algeri, la sua Casbah, porta ancora con sé i segni del passaggio del grande Ali Bitchin (così è ricordato): la moschea che ha costruito per amore della sua principessa Lallahoum troneggia ancora con fierezza a Place des Martyrs; il Palazzo dei Raìs, dove ha vissuto i primi anni della sua vita nordafricana, riposa silenzioso e austero sulla spiaggia baciata dalle onde del Mar Mediterraneo. Non è stato difficile per me chiudere gli occhi e fare un salto indietro nel tempo e respirare gli odori, i colori, i rumori, i clamori, di El Djazair Algeri), capitale della guerra di corsa di tutto il Mediterraneo e teatro di incontro di tutte le culture».

Questo libro ha avuto un grande riconoscimento in Algeria. Da cosa è partito questo successo? Lei come lo ha vissuto?
«Il romanzo è stato tradotto per il pubblico algerino ed è, a oggi, il libro più venduto dell’anno, un autentico caso editoriale. Gli algerini hanno apprezzato che un italiano si sia dedicato con tanta passione a rispolverare una storia del loro passato glorioso. Mi sono riconoscenti sempre e non perdono occasione per ringraziarmi della mia dedizione. il successo l’ho subìto, all’inizio; poi, è diventato normalità».

C’è stato un adattamento teatrale di questo romanzo. Si prevede altro?
«A novembre è prevista la pièce di Ali Bitchin al teatro nazionale di algeri, con un cast di attori professionisti algerini. L’evento è organizzato dalla Farnesina nell’ambito dei progetti culturali del Mediterraneo. Per quanto riguarda i progetti futuri: il libro di Alì Piccinin  per bambini, intitolato Aldo Piccinin. Amogia del Mediterraneo, la cui introduzione è ad opera dell’ambasciatore di Algeria in Italia, è stato tradotto in francese da studenti della facoltà di italiano di Algeri sarà pubblicato nel prossimo mese di settembre in occasione del salone internazionale del libro di Algeri dove sarò ospite».

Il 25 luglio da Ali di Carta è stato presentato il suo ultimo libro Tenebre di Porpora. Un racconto dei liguri apuani che tratta un episodio storicamente avvenuto a Massa. Ci dica di più.
«Quella dei Liguri Apuani è una storia ammantata di magia. Ho studiato due anni prima di pubblicare il libro. in esso si parla della parentesi temporale tra due periodi fondamentali per la loro storia: 186 a.C (battaglia di Saltus Marcius in cui sconfissero due legioni di Roma) e il 180 a.C., in cui ci fu la deportazione dell’intera popolazione dei Liguri nel Sannio. All’interno, ho ricreato il loro mondo culturale e folkloristico, la loro spiritualità, il loro innato slancio di libertà».

Se le dicessi “intolleranza”, lei cosa mi risponderebbe?
«Se mi dici “intolleranza” ti rispondo “diversità”; se mi dici “pregiudizi” ti rispondo “ricchezza”; se mi dici “porti chiusi” ti rispondo “aeroporti aperti”».

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