I Rhapsody con il loro tour d’addio alla Festa dell’Unicorno

VINCI – Festa dell’Unicorno, 21 luglio 2017

VINCI (FI) – La Festa dell’Unicorno di Vinci, il più importante festival fantasy d’Italia, ha ospitato il concerto di una delle più amate metal-band italiane: i Rhapsody. Quello di ieri sera non è stato un semplice concerto, bensì l’ultima – ad oggi – data italiana del Farewell Tour, il tour d’addio dei Rhapsody di Luca Turilli e Fabio Lione. Infatti il Rhapsody Reunion Farewell Tour è un tour mondiale (con date in Sudamerica, Europa, Giappone e Corea del Sud) concepito per celebrare il primo periodo dei Rhapsody, quello compreso tra 1997 e 2002 e soprattutto l’album Symphony of Enchanted Lands, capolavoro del genere del 1998 suonato nella sua interezza. Come è noto non è della partita il tastierista Alex Staropoli, impegnato nei suoi Rhapsody of Fire (band nella quale milita il cantante Giacomo Voli).

Correva l’aprile del 2000. A Firenze si stava tenendo il concerto che vedeva alternarsi sulle assi del Tenax, Stratovarius, Rhapsody e Sonata Arctica. Il sottoscritto, allora quindicenne, impossibilitato nel raggiungere il capoluogo gigliato, telefonò direttamente alla famosa discoteca fiorentina per chiedere di sentire uno stralcio di concerto per telefono. Sono passati 17 anni e l’occasione di vedere per l’ultima volta il combo italico in azione, soprattutto con un repertorio di questo tipo, era troppo ghiotta per farsela sfuggire.

Dopo l’intro Epicus Furor, tocca a Emerald Sword il compito di aprire le danze in quel di Vinci, l’inno per eccellenza contenuto nell’album Symphony Of Enchanted Lands (1998) è stato per molti miei coetanei il lasciapassare verso l’universo sinfonico creato da Turilli & soci. Qualche problema al microfono di Fabio Lione e un’equalizzazione troppo sbilanciata verso i bassi rovina leggermente i primi minuti, ma sono inezie controbilanciate ottimamente dalla potenza sprigionata dalla band e dall’entusiasmo visibile nei loro volti e nelle loro mosse divertite sul palco. Wisdom of The Kings e Eternal Glory sono due brani più dinamici, costruiti tramite chiaroscuri di accelerazioni e momenti più solenni nei quali la voce di Lione – l’unica voce possibile che ha reso internazionale il successo della band – riesce a costruire dei percorsi evocativi. L’assenza di un tastierista sul palco ha obbligato la band a ricorrere a delle basi pre-registrate, decisione che alla fin dei conti ha funzionato senza troppi drammi. E proprio le tastiere progressive, dal tocco Goblin, sono le protagoniste di Beyond the Gates of Infinity, sicuramente il brano dall’impronta più smaccatamente prog-metal contenuto in Symphony Of Enchanted Lands.

Un piccolo break a Symphony… viene dato dalla performance di Knightrider Of Doom, datata 2002 e contenuta nell’album Power Of The Dragonflame. Ricordo che all’epoca venne molto pubblicizzata dalla stampa specializzata come uno dei brani più veloci mai realizzati dalla band e soprattutto per la presenza del testo di alcune parole in italiano (destino, mi arrendo al tuo dominio del tempo). La ballad Wings of Destiny riprende il filo interrotto con Symphony Of Enchanted Lands per poi lasciare spazio al dittico composto da The Dark Tower Of Abyss e Riding The Wings Of Eternity: la prima una cavalcata ispirata al genio di Antonio Vivaldi (come veniva riportato sul booklet del disco), la seconda un’immersione fantasy nei territori vicini a quelli “moroderiani” de La storia infinita rivisti però in chiave power metal sinfonico. La conclusione di questo primo atto del concerto coincide con l’esecuzione della title-track Symphony Of Enchanted Lands, un tour-de-force musicale di 11 minuti.

Una nota sui due protagonista, Luca Turilli e Fabio Lione. Alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000, il chitarrista triestino era considerato la risposta italiana a Timo Tolkki degli Stratovarius, molti facevano ironia su questa cosa, e sui giornali specializzati dell’epoca si parlava della leggenda metropolitana che fosse proprio Tolkki a suonare nel retropalco al posto di Turilli. Quante menzogne si leggevano sulla carta stampata nell’era pre-social? Più o meno le stesse di oggi, quello che mancava era il “botta e risposta” immediato tra haters e fanboys. Ma torniamo a Turilli: nell’ultima decade il musicista ha tentato di evolvere il proprio status musicale; da novello shredder si è trasformato in un compositore tout-court – basta ascoltare le sue ultime cose dall’album Prometheus per capire il livello di barocchismo compositivo raggiunto – lasciando in secondo piano la tecnica chitarrista. Questo tuttavia non ha lambito la sua grande energia e anche grazie al sempre prezioso supporto di Dominique Leurquin (di scuola prog-metal, ex Dream Child) il risultato finale a livello chitarristico è stato pienamente soddisfacente. Che dire di Fabio Lione? Una totale garanzia, una macchina da palco, un fuoriclasse, la voce adatta a questo tipo di musica.

Torniamo al concerto. Dopo un assolo di batteria di Alex Holzwarth sulle note del Dies Irae di Giuseppe Verdi, i Rhapsody tornano sul palco con un’ispiratissima Land Of Immortals seguita a ruota da Dawn Of Victory, brano del 2000 che ha scatenato la numerosa platea vinciana. Rain Of A Thousand Flames e un siparietto dedicato al Nessun Dorma sono gli antipasti che hanno portato la band all’intenso momento di Lamento Eroico, primo brano completamente in italiano composto nel 2002 per l’album Power Of The Dragonflame. La vorticosa e forsennata Holy Thunderforce è stata la degna conclusione di un concerto ottimo, trascinante e perfetto per gli amanti del metal sinfonico che hanno potuto godersi per l’ultima volta l’alchimia magica tra Fabio Lione e Luca Turilli.

Setlist:
Epicus Furor (intro)
Emerald Sword
Wisdom Of The Kings
Eternal Glory
Beyond the Gates of Infinity
Knightrider Of Doom
Wings Of Destiny
The Dark Tower Of Abyss
Riding The Winds Of Eternity
Symphony Of Enchanted Lands
Land Of Immortals
Dawn Of Victory
Rain Of A Thousand Flames
Lamento Eroico
Holy Thunderforce

Rhapsody:
Fabio Lione: voce
Luca Turilli: chitarra
Dominique Leurquin: chitarra
Patrice Guers: basso
Alex Holzwarth: batteria

Tomas Ticciati

Tomas Ticciati

Nato nel lontano 1985 a Pontedera, laureato in Storia dell'Arte a Pisa. Per Tuttomondo, da settembre 2014, mi occupo di cinema, recensioni e interviste. I miei interessi spaziano dal cinema italiano (in ordine sparso Fulci, Verdone, Fellini, Argento, Scola, Avati i miei preferiti) a quello americano (i maestri della new hollywood e del new horror anni '70/80), non guardo le serie tv.
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