“Repubblica Popolare Molinese”. Cultura e persone tra passato e futuro

MOLINA DI QUOSA (PI) – Un paese di provincia e di confine che continua il proprio avvicinamento verso il centro. Un avvicinamento culturale, s’intende. Un luogo, insomma, che a un certo punto si è creduto anche una vera e propria “repubblica” indipendente. Siamo a Molina di Quosa, frazione del comune di San Giuliano Terme, territorio che traccia il confine pisano a nord con la Lucchesia. Repubblica Popolare Molinese è l’opera ideata e scritta da Gabriele Santoni, ex sindaco del comune termale (1995-2004) e oggi molto attento alla storia e alla cultura del territorio. Tanto che propone alla comunità, sabato 23 settembre nella piazza principale (o “di sotto”, per i molinesi), una serata dedicata alla “sua” Molina, che prende spunto dal proprio scritto. “Poi, intorno all’otto, tutti a casa”.

Gabriele, perché Repubblica Popolare Molinese?
«L’idea nasce nel periodo del grande caldo, in pieno luglio, quando infuocava il dibattito sui migranti. La cosa che mi ha turbato molto è il livore con cui viene affrontato il tema della migrazione, il razzismo che stava dietro e che sfociava facilmente nel fascismo. Ora, rispetto a qualche mese fa, hanno avuto davvero luogo certe cose preoccupanti, come le ronde di Forza Nuova. Insomma, ho fatto diventare Molina di Quosa il buco di culo del mondo. “Repubblica” perché si decide noi. E di chi poteva parlare – fra gli altri – se non del vecchio presidente di circoscrizione? Ricordo che ci sarà anche don Armando Zappolini, sempre dalla parte degli ultimi, che ha subito sulla propria pelle le violenze di questi nuovi gruppi neofascisti. Si pensi all’attacco al presepe dei migranti nel 2012, a cui si rispose con una grande manifestazione, e al più recente striscione davanti casa solo perché ha deciso di festeggiare ricorrenze assieme ad altre religioni presenti nella nostra comunità».

Parliamo della serata.
«La bellezza della serata è per me come giocare a calcetto con calciatori professionisti: loro sono straordinari in quello che fanno, io mi divertirò». Perché “fiaba”? «Perché mette insieme persone vive e persone che non ci sono più. Ci sono metafore forti, come la battaglia di Stalingrado, con Nikita Krusciov che viene a Molina. Ma non anticipo altro».

Cos’era, cos’è e cosa sarà Molina?
«Molina era una comunità coesa. Negli anni Sessanta aveva quasi una propria autonomia. Distava dieci chilometri da Pisa che sembravano cento. Prima c’era tutto, era una vera e propria “repubblica”. Non era un paese tipicamente comunista, risentiva dell’influenza di Lucca. I comunisti molinesi erano veri democratici con una fortissima coerenza: il mio omaggio va a loro. Oggi conserva un’autonomia culturale molto forte, che resiste, e riesce a non essere solo un paese dormitorio come sono oggi le frazioni attorno alle città principali. Cosa sarà Molina? Nell’ultimo periodo ha recuperato una serie di attrazioni che vien voglia di andarci ad abitare. Un luogo dove si andrà sempre più per passare una bella giornata anche di cultura, in modo da poterne tener vivo il ricordo, che è cosa diversa dalla memoria».

Francesco Bondielli

Nasce nel 1990, scrive per mangiare e beve per scrivere.
Ama le vecchie canzoni e le ragazze con le doppie punte, non sopporta i palloncini e il caffè a un euro e dieci.
Giornalista prestato alla scrittura e scrittore prestato al giornalismo, non sa dove andare. Ma comunque ci va.
Francesco Bondielli
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