Quando creatività e colori diventano impegno sociale

Nico Lopez Bruchi, writer, grafico e web designer che della creatività ha fatto un lavoro e una missione.

Introdurre Nico Lopez Bruchi non è cosa semplice. Lo si può definire un giovane creativo originario di Volterra. Oppure un ribelle in grado di scendere a patti con il mondo. Ad ogni modo, il suo curriculum è impressionante: spazia dalla spray art alla fotografia, dal videomaking al design puro, passando per la grafica pubblicitaria e decorativa, l’organizzazione di eventi e la costruzione di siti web.

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Bruchi ha lo sguardo svagato, apparantemente placido dell’osservatore pigro. In realtà, ogni sua occhiata è pronta a reinterpretare il mondo. Anche in modo polemico. Certe sue provocazioni di carattere politico hanno suscitato accesi dibattiti nella sua città natale, dove nel 2007, insieme a un gruppo di giovani, ha fondato l’associazione LEC – Libera espressione creativa – nel tentativo di arginare l’emorragia di ragazzi in fuga per mancanza di spazi e attrattive. In questa intervista parliamo con lui di arte, natura e politica.

Presentati ai lettori di TuttoMondo in poche righe. Come ti collochi nel mondo artistico? Quali sono i tuoi canali espressivi preferiti?

Mi colloco come ricercatore, come osservatore di realtà da decodificare, da analizzare, da vivere sulla propria pelle, per riportare personali punti di vista e intuizioni da mettere a disposizione di tutti quelli che avranno piacere o necessità di aggiungerle al proprio bagaglio esperienziale. I canali espressivi che adoro sono quello introspettivo e di interscambio, o collaborazione con altre persone.    

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Chi sono i tuoi punti di riferimento? A quali modelli di ispiri?

 Ce ne sono stati tantissimi, e con il tempo sono cambiati. Ne sono entrati altri, ma alla fine si sono sempre verificati di debole legame. Chi non mi ha mai lasciato senza ispirazione è la Natura; e con lei, tutto quello che ne fa parte, compreso l’essere umano. Oggi è veramente difficile non trovare ispirazione, con tutte le cose che dovremmo cambiare, migliorare e salvare! Comunque, mito indiscusso per me resta Leonardo Da Vinci. Musicalmente, pittoricamente, fotograficamente ecc,  ne ho centinaia: Micheal Gondry, Norman Rockwell, Andrea Pazienza, Camille, Pink Floyd, Stanley Kubrick, Carlo Monni…

Lo scrittore spagnolo Arturo Perez-Reverte ha da poco pubblicato un romanzo incentrato sul mondo dei writers. In un recente numero del Venerdì di Repubblica (3 ottobre 2014) lo definisce “aspro, ispido”. Perez descrive inoltre i writers come  “qualcosa a metà tra monaci e guerriglieri urbani”. Tu che cosa ne pensi? Hai ancora contatti con quel mondo?

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Dipingo su muro ogni volta che posso. Al momento sono 4 anni che porto avanti un progetto su una nuova visione di writing, che spero possa portare alla luce alcune riflessioni sul movimento in generale, con il quale non mi sono mai legato. Si fanno tanti discorsi su questa tematica, perchè le persone sanno sempre meno come spendere il proprio tempo. Io non ho mai conosciuto writers monaci né writers che creano guerriglie urbane: ho conosciuto persone che avevano esigenza di esprimere pubblicamente dei messaggi, e altri che semplicemente dipingevano il loro nome ovunque solo per l’adrenalina, senza troppi concetti dietro. C’è chi ha abbellito e portato colore nel grigio di certe architetture urbane; chi lo fa per riappropriazione di spazi pubblici, “rubati” per pubblicizzare prodotti commerciali; chi lo fa per denuncia, chi usa il colore per evidenziare  alcuni “buchi” della società: fabbriche abbandonate, luoghi di disagio sociale, situazioni scomode lasciate marcire.

 Chi sono i writers?

E’ un grande movimento, fatto di giovani pieni di energie – e adesso, anche di meno giovani, ricchi di esperienze sul campo – che crescerà ancora molto. Da qui gli interessi di tanti a metterci parole sopra per renderla una tendenza, un prodotto vendibile. Così il mondo si riempie anche di gas, spray e colori non proprio ecofriendly… ma che possiamo farci? Siamo maledettamente attirati dalle cose che luccicano!

Hai più volte dichiarato di non amare le distinzioni di genere (come ad esempio fra Street art e Writing). Come ti giudicano i puristi, e quale valore attribuisce alla parola “arte”?

E che ne so. Credo che i puristi possano giudicarmi come una persona corretta, ma anche come un coglione. Non saprei, ma spero vivamente non perdano il loro tempo in questi pensieri. Una volta però mi hanno etichettato “social artist”. C’è molta fantasia in giro, servono sempre dei termini nuovi per vendere nuove storie.

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E l’arte?

È un termine che, per quanto mi riguarda, dovrebbe rispecchiare la dedizione che un persona impiega nel cercare soluzioni per migliorare, o comunque modificare, le cose del mondo. È il tentativo di trasformarsi ed evolvere, creando nuovi punti di vista e nuove realtà. Pensando a Leonardo da Vinci è facile capire ciò che intendo. Ma forse oggi il vero artista è colui che si sacrifica, mettendo a disposizione se stesso con il cuore, per aiutare il mondo a prendere strade meno autodistruttive.

Qual’è la differenza fra un creativo e un’artista? In quale termine ti rispecchi maggiormente?

Credo che un creativo abbia una innata e fantasiosa intuizione, grazie alla quale riesce a esprimersi in nuove ed esclusive creazioni. L’artista viaggia attraverso un maniacale bisogno di esperienze e stimoli (anche dolorosi) scavando nel profondo, per conoscere, modificare ed esternarne una visione, influenzandola con le emozioni vissute nel viaggio e cercando forme, colori, luci adatte al tipo di rappresentazione, per una trasmissione fedele del messaggio. Io credo che le due definizioni siano entrambe parte di noi, ma che ognuno, a modo suo, scelga quale far prevalere. Personalmente, mi piace allenarle il più possibile entrambe: fanno molto comodo.

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Pensi che la parola “artista” sia abusata al giorno d’oggi?

 Assolutamente sì! Come la parola “politica”.

Ecco, parliamo di politica: hai sempre cercato di prendere le distanze, separandola dalle tue creazioni, ma certe tue provocazioni sono passate alla storia. Come quando ti sei scagliato contro il degrado e l’abbandono di edifici nelle tue zone.  Di quali risultati vai più orgoglioso? C’è qualcosa di cui invece ti vergogni?

Tengo le distanze dal sistema di fare politica che in questo periodo la società italiana e mondiale hanno adottato per la gestione del mondo. Porto avanti delle politiche, non di partito, non etichettabili, ma sincere e necessarie secondo il mio punto di vista. Sentendomi ospite di questo pianeta e avendo chiaro che le vere leggi del mondo sono quelle scritte dalla natura, e non dall’egocentrico essere umano, agisco per lo sviluppo di una società collaborativa, umanitaria, gentile e rispettosa. Non è facile e spesso non ci riesco, ma mi impegno ogni giorno a fare del mio meglio. Ogni risultato positivo mi da forza e speranza. Ogni cazzata mi insegna un sacco di cose. Ho sempre dovuto lottare per ottenere quello di cui avevo bisogno, ma senza la forza delle persone che ti stanno vicine, e lottano assieme a te, nulla sarebbe possibile. Creare movimento di energie e sbloccare situazioni di stallo sono le cose che mi rendono più orgoglioso.

E le vergogne?

Una marea. Ad esempio mi vergogno da morire di come riesco a dimenticare che la gente muore di fame. È semplice e terribile. Quando me lo ricordo, mi vergogno di come rimango in stallo totale di fronte a questa realtà… magari mentre nelle mie mani c’è un buon bicchiere di vino.

Quale città Toscana è a tuo avviso più vivace dal punto di vista artistico-culturale?

Non lo so, io vivo nelle campagne e tra i piccoli paesi. Evito il più possibile le città, ma se devo dirne una, dico Firenze. Di tutte, è quella che preferisco.

Che idea ti sei fatto del rapporto che intercorre fra arte, giovani e istituzioni?

Un percorso propenso a creare troppe illusioni e falsi bisogni. Basta vedere come le scuole di impronta artistica stiano per lo più diventando luoghi dove si impara a fare marketing e produzione industriale. In Italia non cerchiamo di creare giovani artisti, ma grandi talenti riconosciuti a livello internazionale; così, quello che vuole fare il proprio percorso artistico individuale viene tagliato fuori, o reindirizzato in qualche situazione di approssimativo interesse, ma molto più riconosciuta a livello nazionale. La paura di rimanere senza lavoro è lecita nel settore espressivo, in quanto nessuno vende niente di primaria necessità, ma così si creano frustrazioni e non si agevola la libertà espressiva, che invece potrebbe generare novità vere. Mi accorgo di essere stato pessimista… ma non voglio prendere queste domande alla leggera.

Cosa consigli a un giovane che vorrebbe vivere delle sue creazioni?

Non preoccupatevi: se è veramente questo che volete fare nella vostra vita, ci riuscirete.

Armatevi di pazienza, restate aperti, tenete attenzione per quello che vi succede intorno. Tenete spenta la televisione. Seguite le vostre intuizioni e ricercate in voi il punto di vista senza guardare troppo cosa richiede il mercato: siate sinceri con voi stessi, coltivate la gentilezza e l’ umiltà, lottate per migliorarvi e migliorare il vostro ambiente. E non risparmiatevi. Non fate economia di voce o di espressione, ricercate ogni insegnamento in madre natura.

Sembra una preghiera più che un consiglio! Ah! Ah!Ah!

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Stai lavorando a qualcosa d’interessante?

Sì, un progetto fotografico che si intitola Accua. Un fluido viaggio introspettivo attraverso l’osservazione della natura contenuta nelle infinite qualità dell’acqua. Una ricerca di nuove esperienze e legami con la molecola che alimenta la vita sul pianeta. Al momento è il progetto più sentito. Come dicevo, nella natura trovo un sacco di verità, di insegnamenti che mi riempono di emozioni. Questo viaggio parte da una foto della molecola dell’acqua e si concluderà con un ritratto di me che urino: un ciclo completo, dalla sorgente alla sua fine, passando per un mondo di importanti riflessioni e psichedeliche fotografie.

Ringraziamo Nico per il tempo e gli scatti che ha deciso di condividere con TuttoMondo.

www.edfcrew.com

 

285634_4032932391029_344287144_nFilippo Bernardeschi

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