La poetica di Giada Matteoli: tra il Dubbio e il Sogno

Vive nel mondo
Vita che cerca dentro
Nubi il cielo.

Questo Haiku è stato appositamente pensato, composto e sentito come omaggio alla poetica dell’artista Giada Matteoli, che scopriremo a breve.
Non sapete ancora cosa sia un Haiku? Allora vi suggeriamo di fare un salto sulla pagina di letteratura. Una buona lettura!

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All’evento organizzato per la presentazione di Tuttomondo c’era anche lei: Giada Matteoli, classe 1979, pisana di nascita e artista d’indole sensibile e gentile.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerla e la possibilità di poter meglio comprendere la sua poetica. Sembra che il mondo che Giada racconta appartenga a una dimensione onirica: riecheggiano, nella sua pittura, gli influssi surreali di Magritte e le atmosfere visionarie del cinema felliniano. Non è un caso se proprio una delle opere esposte al MixArt in occasione dell’evento del 10 settembre fosse ‘Sogno Sonoro’ , vero e proprio tributo a ‘8½’ : un’esile sagoma antropomorfa si slancia verso la luna e la raggiunge in un tripudio di blu e cobalto. Alla base uno spartito intona il celeberrimo motivo musicale: è il rivivere una sensazione, il risvegliarsi di un’emozione.

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Dubbio e Sogno sono due temi fondanti dell’opera di Giada che, abbandonando lo sguardo nel meraviglioso universo dei suoi lavori, ci spiega: “Il Dubbio è l’unica certezza che ho: per capire tutto! In sostanza è l’equilibrio delle cose per come devono essere. Può certamente aprire la strada alla scelta che, però, potrebbe non avvenire mai. Siamo quindi davanti alla crisi che è, di per sé, termine ambivalente: da un lato richiama l’idea della scissione o della valutazione e dall’altro apre la strada alla prospettiva della riflessione. Credo che da qui si possa davvero pensare ad uno sviluppo empirico verso la rinascita, il rifiorire nonostante tutto.
Il Sogno, porta alla luce uno degli aspetti del Dubbio: quello della mancata definizione, dell’incertezza. Il Sogno è il nostro vivere ma spesso ce ne vergogniamo, sappiamo bene che è dalla dimensione onirica che nasce la sensibilità verso l’ascolto di sé piuttosto che verso il sentire, da qui lo stupore, quindi la vita. Il Sogno siamo noi, è la nostra ragione di vita e la nostra sostanza in continuo cambiamento!”

Dalla teoria alla pratica, sembra proprio che ‘(Ultra)Terreno’ incarni alla perfezione l’ideale del Dubbio come ricerca e crescita e del Sogno come strumento necessario. Il tendere verso l’esperienza onirica e fantastica viene enfatizzato perfino dal formato verticale dell’opera che, per quanto sia di ridotte dimensioni, riesce ad aprire la mente dell’osservatore verso ampie prospettive: l’occhio, vero significante dell’opera, si arricchisce di molteplici significati, si apre come una vera e propria finestra, sulle cose della vita, del sentimento e della percezione visiva, oltre che intellettiva. Le radici, alla base, sembrano voler frenare quest’ascesa, tutta platonica, della percezione e richiamano l’attenzione verso una natura più materiale, umana.

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La ricerca dell’equilibrio tra visione e realtà trova una valida risposta nei toni cerulei della tavolozza di Giada, che mai cede al fascino terreno dei pigmenti più caldi: nessun giallo, nessuna tinta aranciata, soltanto il rosso può permettersi di essere preso in considerazione ma è il colore del dolore.

Ringraziamo Giada per averci aperto le porte della sua visione, leggera eppure grave, poeticamente romantica eppure a tratti decadente, visivamente semplice ma concettualmente articolata, eterna eppure terrena.

Giulia Buscemi

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