Pisa Vintage: il fascino del retrò

Pisa Vintage XII° Edizione: il fascino del retrò

untitled (3)Tanti i significati e tantissimi gli stili che attribuiamo alla parola Vintage, ma cosa significa letteralmente? Ce lo spiega Mirò, ottico bolognese appassionato di tutto quel che concerne la moda e l’usanza del passato. “La parola Vintage, di origine francese, deriva da Vandeage, che tradotto letteralmente significa vendemmia e il significato che gli attribuiamo è quello di buona vendemmia o buona annata, per questo la parola Vintage vuole essere, per definizione, un richiamo agli anni gloriosi che hanno fatto la storia del retrò style”.

E proprio questo è lo spirito del Pisa Vintage, uno scorrivia tra passato e presente dove osservare, come in un museo, le origini delle nostre usanze. Si è conclusa da poco la dodicesima edizione della manifestazione che si è svolta nel perimetro della storica Stazione Leopolda che, da svariati anni ormai, ospita importanti manifestazioni a livello nazionale.

untitled (2)Ventinove gli stands sui quali trovare centinaia di “pezzi unici”. Gli espositori, indissolubilmente legati dalla passione che li accomuna, hanno esibito le loro merci più pregiate inerenti a tutto il novecento. Il “Mercatino del Centro” della signora Vivian si è presentato con una vasta gamma di oggettistica retrò, includendo numerosi quadri moderni e raffigurazioni di celebri personaggi, tra i quali Elvis Presley. “Non solo Pin Up”, di Benedetta Tinghi ha ricostruito in modo impeccabile quello che era il Pin Up Style, una selezione variopinta di abbigliamento ed accessori di alta classe ai quali i veri appassionati del genere non possono rinunciare. La stessa Benedetta, che possiede uno showroom dove potersi perdere e rivivere l’atmosfera che ci raccontano le mitiche stampe degli anni ’50, ovviamente veste nello stile del quale ne ha fatto il proprio mestiere. E ancora “L’angolo di Giulia” da Firenze con la sua collezione di abbigliamento tra cui non possono mancare pellicce e scarpe leopardate.

Non è mancata, ovviamente, la sezione dedicata alla musica. Andrea Fulceri, infatti, ha proposto al pubblico un numero incredibile di LP, vinili e musicassette ormai introvabili. Un privato pisano, invece, ha mostrato un pezzo unico della sua collezione, un vecchio juke box del 1976 firmato Rock Ola, modello 463. Gli organizzatori hanno adibito poi una parte dell’esposizione alla danza, cosicché numerosi ballerini in stile Pierrot e Vacanze Romane si sono susseguiti in contests sulle note di celebri, intramontabili tormentoni.

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Cosa sarebbe il Vintage senza la militaria? Come ogni stile, anche quello militare ha fatto la storia, con il suo fascino insormontabile e ricco del significato. Vari pezzi, alcuni più rari di altri, sono stati ammirati da un vasto pubblico. Non è stato difficile incappare in un un mütze a tesa larga in stile SS Totenkopf o in una casacca russa della campagna bolscevica. E ancora spille, onorificenze e medaglie di un passato glorioso.

Ovviamente, un omaggio del tutto speciale alla città era d’obbligo e, quando si parla di Pisa, è impossibile non menzionare la sua squadra di calcio e la serie A. Quest’anno, infatti, gli organizzatori hanno ritenuto opportuno inserire anche il Pisa Calcio negli annali del Vintage. Sono stati esposti, a questo proposito, vari cimeli che ricordano, come alcune maglie del periodo della serie A con il mitico presidente Romeo Anconetani, simbolo emblematico della città e al quale si attribuiscono nobili gesta.

Un break durante la visita? Nessun problema. Catapultati nel mondo di Happy Days, i visitatori hanno potuto riposarsi presso il punto ristoro – bar della manifestazione. Un bancone in stile anni ’60/’70 dove poter chiedere un caffè o assaggiare le delicate prelibatezze del buffet, sempre ben fornito. Irrinunciabile un’ intera collezione di vecchie lattine di Coca Cola e piccoli cimeli legati al celebre marchio.

La parola chiave del Pisa Vintage è il passato e anche stavolta il Pisa Vintage si è concluso, diventando ancora una volta volta una traccia indelebile del passato che vuol rievocare.

Nicola Di Nardo

 

 

 

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