E se Pisa fosse un grandioso set cinematografico?

Possiamo adoperare diverse strategie per scoprire quanto ci sia di interessante e iconico intorno a noi e arricchire il nostro punto di vista sui luoghi dell’abitudine e della quotidianità che viviamo quasi inconsapevolmente come ospiti distratti. Sicuramente un primo passo è riconoscere la dimensione storica di ogni singolo edificio che vediamo, di tutte le strade che attraversiamo, delle scritte che leggiamo e dei paesaggi attuali, frutto di infiniti attimi pieni di trasformazioni mai prive di riconoscibili segni. Sia che siano prodotti dell’arte e della tecnica, sia che siano semplici e funzionali o complessi e destinati alla pura contemplazione, sono pur sempre creazioni di qualcuno che, proprio come potremmo fare noi, ha deciso ed ha agito in funzione di queste. Ma non limitiamoci all’osservazione critica e attenta. Possiamo andare oltre. Cosa sono tutti questi scenari se non delle potenziali scenografie, dei perfetti set cinematografici, dei curiosi spunti per la costruzione di storie, per immaginare dei personaggi e trasformarli in protagonisti all’interno del loro film come inconsapevolmente noi lo siamo dentro il nostro?

È così che una città come Pisa diventa il luogo di lavoro di moltissimi registi e artisti che giocano con la simbolicità della famosa Torre pendente, trasformano i luoghi in altre realtà o in scenari surreali, scelgono di utilizzarla come meglio credono: quarantasei film, di cui venti di animazione, diciannove spot, svariati telefilm, fiction e videoclip. Sommandoli tutti si tocca l’alta vetta dei centouno.

Dobbiamo quest’opera di studio e analisi a Francesca Bianchi, giornalista della redazione di Pisa de La Nazione, laureata in storia e critica del cinema e autrice, insieme a Luigi Puccini, del Dizionario del Cinema per ragazzi. Nel 2012 esce Torre superstar, pubblicato da Felici Editore con il contributo dell’assessorato al turismo della Provincia di Pisa e la collaborazione del Comune di Pisa. L’autrice nota che la Torre le compare sullo schermo quando meno se l’aspetta e comincia ad appuntarsi tutte le volte in cui appare.

Sebbene siano pochi i film interamente girati a Pisa, è incredibile notare quante scene emblematiche siano ambientate in Piazza dei Miracoli e quanti classici del cinema contengano importanti rimandi alla Torre.

La scena più famosa è certamente quella di Amici miei – atto II di Mario Monicelli, in cui i magici Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani e Adolfo Celi reclutano un’intera comitiva di turisti giapponesi per sorreggere con una fune la Torre mentre una voce al megafono avvisa che sta per cadere. E se questo episodio, la “zingarata maggiorata” del Servizio Torri, è riuscito così bene, lo si deve anche al fatto che i turisti non sapevano di essere comparse nella scena di un film, anzi erano preoccupati e pensavano che realmente la Torre stesse per cadere.

Un’altra scena imprescindibile la troviamo all’interno di Padre padrone, capolavoro del 1977 dei fratelli Taviani tratto da un romanzo di Gavinio Ledda. Il protagonista, impersonato dallo stesso Ledda, è cresciuto in pieno isolamento nella Sardegna degli anni Quaranta aiutando il padre a governare il gregge nei pascoli. Tutto cambia quando dopo essere stato reclutato nell’esercito arriva a Pisa. Il momento di svolta per lui avviene proprio sulla Torre: dopo essere salito su, si siede e guarda di sotto pensando alle parole, al loro significato, alla lingua italiana. è qui che ha inizio il suo percorso verso una nuova vita e lo vedremo evolversi passando da totale analfabeta a letterato e glottologo.

Non dimentichiamo poi Noi siamo le colonne, un gioiellino girato nel 1956 da Giuseppe D’Amico. I protagonisti, Vittorio De Sica, Franco Fabrizio e Aroldo Tieri, sono tre amici che studiano insieme all’Università di Pisa e nei quali si possono riconoscere tutti coloro che hanno vissuto davvero le loro stesse esperienze. Se il palazzo della Sapienza, piazza Dante e i lungarni, simbolo della vita goliardica, sono spesso protagonisti assoluti dell’inquadratura, in realtà a riempire lo schermo sono i volti delle tantissime comparse pisane: per un mese le strade di Pisa si trasformarono in un set pieno di star del cinema italiano.

Un discorso a parte va fatto a proposito della Medea di Pier Paolo Pasolini. L’autore sceglie di girare gli esterni in Turchia, in Siria, a Pisa e a Grado, ma in ognuna di queste ambientazioni riconosciamo soprattutto l’intendo di tradurre in immagini le visioni di Medea, lacerata di fronte al rapporto irrisolto tra passato e presente che coincidono con due epoche distinte, due differenti fasi della stessa civiltà. La Medea pasoliniana, interpretata non a caso da Maria Callas, sogna il mito di Euripide, visione irrazionale in cui si compie il destino magico dell’umanità. Ma la realtà moderna, Corinto ricostruita sulla piazza dei Miracoli di Pisa, è teatro di ciò che invece accade. I marmi bianchi partecipano al senso del film: Pisa diventa Corinto ed è il simbolo architettonico di una civiltà colta, consumistica e santa allo stesso tempo. Piazza dei Miracoli è scelta per alludere ad un periodo preciso, quello in cui comincia a svilupparsi e assumere potere la moderna borghesia.

Vediamo anche un’immagine perturbante della Torre. Si trova in Repulsion di Roman Polansky: una cartolina della Torre pendente spedita dalla sorella in viaggio con l’amante accentua le ossessioni sessuofobiche della protagonista, Catherine Deneuve, facendo precipitare la situazione e scatenandone la follia. Repulsion è un’asfissiante opera di realismo fantastico e psicologico che atterrisce grazie alla forza espressionistica del bianco e nero fotografato da Gilbert Taylor, alle soluzioni visive ardite e macabre, oltre naturalmente alla magistrale interpretazione di una spaventosamente imbambolata Catherine Deneuve, dolce e agghiacciante insieme. Con quest’opera, vincitrice dell’Orso d’argento a Berlino 1965, Polanski dà il via alla sua perversa e malata indagine nei meandri della psiche umana.

Ma tornando alle produzioni degli ultimi anni non possiamo non citare i due film di Roan Johnson: I primi della lista (2011) e Fino a qui tutto bene (2014).

Nel primo, ambientato nel 1970, il cantante e militante di estrema sinistra Pino Masi crede imminente un colpo di stato militare di matrice neofascista e temendo di poter essere annoverato tra i principali nemici del venturo regime (i primi della lista, da cui il titolo), decide di scappare all’estero insieme a due suoi giovani compagni, il Lulli ed il Gismondi. La rocambolesca fuga termina al confine con l’Austria, dove i tre, arrestati per aver cercato di sfondare alla dogana, scoprono che il colpo di Stato non ha mai avuto luogo.

Il secondo dei due film girati a Pisa tratta una tematica notevolmente diversa: l’ultimo weekend di cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto nella stessa casa, dove hanno vissuto a pieno tutte le esperienze proprie della vita universitaria sregolata e piena di momenti surreali e comici. Sono però consapevoli che tempo acerbo, protetto e spassoso sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto, chi rimanendo nella propria città, chi partendo per lavorare all’estero. Il film ci racconta gli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso momenti che di sicuro non scorderanno mai.

E questo è solo un assaggio di tutte le curiosità che la nostra Pisa ci riserva dal punto di vista cinematografico. Il via alla creazione di un vero e proprio itinerario composto da tappe cinematografiche è stato dato sulla base anche di altre città che già ne hanno realizzato uno. Intanto ognuno di noi continua a cercare il proprio palcoscenico dove mettere in scena le proprie azioni nel modo più creativo possibile, senza dimenticare però che camminiamo su un terreno che è stato fertile per le generazioni che ci hanno preceduto e che lo sarà sempre per chi arriverà, perché per nostra fortuna l’inventiva si evolve, cambia, ma di sicuro non muore mai.

Laura Messina
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