Perciò fummo ribelli

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Il Comune di Rosignano Marittimo, con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber e della Regione Toscana ha proposto dal 8 al 11 gennaio 2015 un evento dedicato a Pietro Gori, uno dei suoi figli più illustri, il “cavaliere errante dell’anarchia”, poeta, intellettuale, avvocato dei diseredati, ribelle di professione: una figura che ha proiettato la sua opera intellettuale e la sua militanza politica sui diritti degli ultimi. Perciò fummo ribelli, a 150 anni dalla sua nascita, ha visto la partecipazione di personaggi e artisti del calibro di Sandro Luporini, Paolo Rossi, Sergio Staino, Francesco Guccini, Paolo Finzi, Camilla Pinelli e il gruppo musicale Les Anarchistes.

La serata principale si è svolta l’8 gennaio, il giorno appunto del 150esimo anniversario della nascita, al Teatro Solvay, una struttura che purtroppo si è rilevata insufficiente ad accogliere le centinaia di persone accorse. Una folla segno di un mito che non tende a spegnersi.

fummo-ribelliIl profilo storico di Pietro Gori è stato ricordato con la proiezione di un intervista al Prof. Maurizio Antonioli dell’Università di Milano, il più esperto conoscitore della figura di Gori, che tra le varie cose ha ricordato il giorno del funerale del “dolce apostolo del libero pensiero”. Pietro Gori, si è spento a Portoferraio nella casa della sorella Bice, e la salma fu trasportata, prima in barca poi in treno, a Rosignano, per essere tumulata nella tomba di famiglia, accompagnata nel lungo tragitto da due ali di folla provenienti da tutta la Toscana.

Gori è stato un conferenziere straordinario che ha portato la propria voce in molti paesi europei, fino agli Stati Uniti e all’Argentina; un agitatore politico che ha pagato le proprie idee con la “speciale sorveglianza”, con il carcere e l’esilio, periodo quest’ultimo nel quale ha composto la sua poesia-canzone più nota “Addio Lugano bella” ricordata sul palco del Teatro Solvay con la proiezione di un video del 1964 di un’interpretazione, che vede tra le altre, le voci di Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. La serata del’ 8 gennaio è stata anche l’occasione per conoscere la storia della canzone “La locomotiva” di Francesco Guccini che racconta un fatto realmente accaduto: protagonista della vicenda fu il macchinista anarchico Pietro Rigosi che nel luglio del 1883 – nei tempi in cui sui cominciava la guerra santa dei pezzenti – salì su una locomotiva e compì il gesto cantato nella nota ballata di Guccini.

1601589_10205679184449351_3833728874961363506_nGli organizzatori hanno voluto dedicare alcuni minuti anche alla figura di Giuseppe Pinelli, ucciso nella questura di Milano nel dicembre del 1969, pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana, dove era detenuto in quanto  accusato di esserne l’esecutore. La triste storia è stata raccontata con straordinaria dolcezza dalla figlia Camilla, segnando uno dei momenti più toccanti della serata.

L’iniziativa “Perciò fummo ribelli” segue un altro importante convegno  sulla figura di Pietro Gori, organizzato dalla Biblioteca Franco Serantini, dal titolo “Nostra patria è il mondo intero: Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale” che si è svolto a Pisa nel gennaio del 2011 in occasione del centesimo anniversario della morte.

Pietro Gori infatti è stato particolarmente legato anche alla nostra città. Arrivò a Pisa nella metà degli anni ottanta del diciannovesimo secolo, qui ha studiato, si è laureato in Giurisprudenza, ha maturato l’avvicinamento verso le dottrine libertarie ed ha esercitato la professione di avvocato.

I due eventi, pur molto diversi, danno entrambi (vista la grande partecipazione di pubblico per l’uno e di studiosi per l’altro) la misura di un mito che ancora non vuole tramontare. In un momento di inarrestabile declino degli ideali politici, di perdita del senso di utilità della politica e della militanza, raccogliere interesse intorno ad una figura non solo simbolica, ma anche carica di un importante protagonismo politico è oggi, probabilmente, uno dei pochi onesti segnali da cui ripartire per ricostruire una speranza per il nostro paese.

Oggi più che mai – anche pensando ai recentissimi drammatici fatti di Parigi –  c’è bisogno di ricostruire quel senso di comunità ormai smarrito e di rilanciare anche il messaggio goriano, uscendo dalla dimensione romantica dove spesso è stato racchiuso, e dando allo stesso una proiezione politica dovutamente calibrata ai bisogni della nostra società, per renderlo parte di un percorso di rinascita che ha bisogno oggi di tanti onesti e appassionati esempi, e per far sì che, molto presto, nostra patria possa essere il mondo intero.

Una serata di musica ma anche di parole, emozioni, ricordi che ha lasciato nel pubblico una piacevole sensazione di libertà e melanconia.

Per un maggior approfondimento sulla figura di Pietro Gori:

Dizionario Biografico degli anarchici italiani, BFS Edizioni, Pisa, 2003

  1. Antonioli, Pietro Gori, il cavaliere errante dell’anarchia, BFS Edizioni, Pisa, 1995

M. Antonioli, F. Bertolucci, R. Giulianelli, Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale, Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo 5/2012, BFS Edizioni, Pisa

 Massimiliano Bacchiet

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