Partiti e politica delle donne: niente è donato

Non mi sono mai soffermata abbastanza sulla mia appartenenza di genere. Faccio parte di quella schiera di donne che ha scelto la politica come forma di impegno naturale e necessario. Ho vissuto l’epoca del separatismo, della riunione delle donne, dei collettivi e del femminismo con curiosità e passione, ma non l’ho mai promossa e organizzata attivamente.

Avevo scelto la classe sociale come luogo di costruzione della mia identità politica e mi sono portata dietro autonomia e fedeltà a me stessa, propensione al sacrificio e umoralità, come tratti esistenziali prepolitici, anche se determinanti la mia stessa pratica politica.

 

Oggi mi pongo quindi la domanda: in che cosa il mio essere una donna ha determinato il mio impegno politico? E più in generale, in che cosa la presenza delle donne nella vita delle istituzioni ne ha determinato una torsione e un cambiamento?

Stento a dare una risposta: i tempi e i modi della politica continuano a essere tempi e modi violenti verso la vita privata e non solo. Non c’è una ragionamento ecologico che consenta di promuovere la partecipazione delle donne, così come sono, alla vita politica. Conciliare lavoro, relazioni sentimentali e politica risulta un’impresa impossibile ed è evidente che tali tempi e ritmi siano impossibili per chiunque, uomini e donne.

La presenza delle donne in politica non è divenuto quindi, apparentemente, un elemento di liberazione per tutti. Non è servita ad arginare l’ondata di svalutazione della politica, percepita come attività intrinsecamente opaca e senza visione, e quel che è peggio, non ha rappresentato una discontinuità nella emancipazione della politica dalle lotte di potere e dalla corruzione. Oggi la partecipazione attiva alla vita dei partiti riguarda dunque una élite, che spesso risulta astratta e distante dalla realtà quotidiana delle persone, talvolta sede di privilegi inaccettabili.

Mi chiedo quindi ancora le ragioni di questo stato delle cose: abbiamo abbandonato nella politica troppo presto i momenti di riflessione tra donne? Abbiamo sottovalutato i rischi collegati alle quote rosa, all’uso strumentale delle candidature femminili? Perché di questo credo dovremmo prendere coscienza: questa politica ha una sua crudezza, perché ancora dominante è la logica dell’egemonia e dello scontro, nella quale niente viene donato.

L’attuale legislatura, la diciassettesima, è in assoluto quella con la maggiore presenza femminile dell’intera storia repubblicana: 29,6% al senato e 31,3% alla camera. Ciò nonostante i leader dei partiti sono tutti uomini. Tutti.

 

Tuttavia questo quadro è parziale, e sarebbe da miopi non vedere quello che vi cresce intorno: mentre si restringe il campo della politica dei partiti, si amplia quello dell’impegno di cittadinanza. Da tempo tante ragazze, tante donne lavorano laddove la cultura della responsabilità e della condivisione sono un valore assodato: le associazioni, gli spazi sociali, resistono grazie anche a modi della partecipazione che sono più vicini al bisogno di concretezza, efficacia e condivisione, orgoglio e autonomia che hanno innervato il pensiero delle donne e la cultura femminista.

Ho il sentore e la speranza che la separazione asfittica tra politica politicante e società civile sia finalmente giunta a termine. Mi ritrovo a guardare ammirata il lavoro faticoso e gioioso che ha portato alla grande manifestazione dell’8 marzo a Pisa. 

La forza liberatrice e irriverente di questo 8 marzo sta per me nell’aver declinato la questione della violenza sulle donne in tutti gli ambiti della vita sociale e collettiva, dalle relazioni sentimentali alla condizione di oppressione nel mondo del lavoro. Vedo con nitidezza la linea continua e consapevole che unisce diritti civili e sociali. La rappresentanza è nuovamente frutto di un movimento e di una forza collettivi. Possa questo evento aprire una nuova stagione, conservare intatta la propria forza e costringere tutte e tutti a ripensare i contenuti e le forme della politica, al di là di ogni ipocrita pinkwashing.


Simonetta Ghezzani
(consigliera comunale a Pisa)

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