#onesketchaday: Omar Nors Yakine performance artist

#onesketchaday: l’arte 2.0

Mi sono imbattuta nel lavoro di Omar Nors Yakine un pomeriggio, alla fine di una sessione di studio, navigando sul social più popolare del web: Facebook, per uno sguardo sulle infinite novità, curiosità e banalità che questa piattaforma offre. Ho subito pensato al grande potenziale e l’immediata velocità di recezione che le menti creative riescono a sfruttare attraverso i social. Omar è sicuramente uno dei pionieri in Italia di questo nuovo modo di concepire l’arte.

Omar Nors Yakine

Il suo progetto #onesketchaday può essere definito una performance art: è un azione artistica, presentata al pubblico tramite un media. L’azione di Omar in un particolare luogo (in questo caso i social) e in un determinato lasso di tempo – sono 365 i giorni che Omar dedica al progetto – costituiscono l’opera stessa. Così per ogni giorno del 2015, Omar ha realizzato la sua personalissima “raccolta di visioni”.

Il suo è uno sguardo sul mondo, sui dettagli che lo compongono, che colpisce per la sensibilità e la fragilità che riesce a trasmettere. Così questo giovanissimo artista, classe 1990, ci racconta la caducità delle cose della natura, la malinconia di uno sguardo assente e la lucida presa di coscienza del male, dell’oscurità che quasi si insinua in ogni cosa. Incontriamo animali che smettono di essere animali e esseri umani che invece ne assumono alcuni aspetti, giapponismi dal rigore zen e uomini che quasi sembrano zombie, schiacciati dal peso dei loro stessi occhi vuoti. Uomini dei nostri tempi.

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Ma seguire day by day un artista che ci regala pezzi di sé, vuol dire anche rendersi partecipi dei giorni più luminosi, fatti della speranza di un fiore che nasce dal sangue, dai colori brillanti che contrastano con i giorni più bui. Perché sempre così sarà, senza luce non possiamo sapere se il buio esiste davvero.

Ora voglio lasciare spazio alle sue parole, che ci raccontano senza mezzi termini come l’arte, prima di ogni fine, è il mezzo con cui ogni artista dà vita al tumulto che gli si smuove dentro e trova solo nel segno la sua ragione d’essere.

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Parlami un po’ di te Omar, come è nata la tua passione per il disegno, cosa fai attualmente e come ti definiresti in termini artistici.

Penso che la mia passione per il disegno e il mio impegno verso di esso siano le parti che caratterizzano maggiormente la mia persona. Questa passione mi accompagna da quando ho memoria, da quando, nei primi anni di vita, imparavo a dare un significato a colpi energici dati con pennarelli e matite su fogli di carta e/o pareti di casa, nel tentativo di rappresentare ciò che mi colpiva. Attualmente continuo a occuparmi di tutto ciò che possa permettermi di esprimere la mia creatività.

Per quanto riguarda il definirmi in termini artistici… non saprei. Certo è che non mi sono mai preoccupato di seguire una determinata corrente di pensiero o di attenermi a un solo stile di disegno, e non capisco come faccia chi ci riesce. Io semplicemente faccio non ciò che mi viene bene, non ciò di cui ho voglia, ma ciò che sento di dover esprimere, proprio come quando ero bambino e scoprivo di poter dare un significato ai miei scarabocchi, penso che il mio progetto #onesketchaday ne sia stata un po’ la conferma.

#onesketchaday è un idea impegnativa e originale che lega perfettamente la tua passione per gli sketch alla velocità e l’immediatezza con cui i social fanno girare le idee migliori. Ma come è nato praticamente questo progetto?

Non ricordo esattamente come fosse nata l’idea di realizzare un’opera ad acquerello al giorno per un anno né tantomeno perché abbia deciso di darle un nome così sminuente (degli sketch non hanno mai avuto niente), ma ricordo che ero alla ricerca di qualcosa che mi desse la possibilità di essere meno antisociale, permettendomi di “uscire dal mio guscio” e di combattere la depressione di cui soffro. (Avevo inoltre da poco interrotto una massiccia dieta a base di Paroxetina e company).

#Onesketchaday ha permesso di dimostrare a me stesso le mie capacità e allo stesso tempo mi ha regalato tantissime amicizie, esperienze, contatti, e opportunità.
Avevo uno strumento con cui poter esprimere me stesso nell’oceano che è il web. Mi eccitava pensare che avrei avuto la possibilità di avvicinarmi a gente che nei miei disegni vedeva qualcosa di sé. Mi eccitava l’idea di creare nuove connessioni.
E’ stata comunque molto dura, durante quell’ anno mi sono successe tantissime cose: mi sono rotto il quinto metatarso, mi hanno dovuto operare, ho dovuto affrontare vari esami per cui studiare e ,ovviamente, lavorare.  Il fatto di essere riuscito a portare avanti un progetto simile per 365 giorni consecutivi mi stupisce ancora oggi.

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Le tecniche che adoperi per realizzare i tuoi sketch sono molteplici. Con ognuna di queste cerchi di esprimere, nelle tue opere, significati differenti? O ti lasci guidare dal caso?

Mi lascio guidare, non tanto dal caso, quanto più dalle sensazioni.

Per spiegarti meglio: non è che mi metto li alla scrivania, col foglio davanti e l’intenzione di andare a caso o di esprimere qualcosa di preciso, mi lascio semplicemente andare, a volte disegno animali visti vivi o morti qualche ora prima, altre volte subisco l’influenza di una conversazione sentita al bar o di eventi accaduti nella mia stessa vita. Mi è capitato spesso di analizzare le mie opere una volta finite e ritrovarci elementi ricollegabili a cose viste, pensate o vissute in prima persona.

Cosa ti porta a scegliere i tuoi insoliti soggetti?

Mi interrogo molto, mi piace indagare l’animo umano, da questo nasce la moltitudine di ritratti che sono solito disegnare. Non che mi piaccia particolarmente: semplicemente quando disegno ritratti mi trovo in una fase in cui analizzo l’animo umano, mi chiedo, indago. Tutto questo pormi domande però mi spossa. Allora cosa faccio? Regalo alla mente spazi più ampi, disegno immagini di natura, uccelli piante, pesci, animali, permetto alla mente di rilassarsi riempiendola di immagini di ciò che è bello.

Tutto questo si ripete ciclicamente, indago e ho bisogno di pausa, indago e ho bisogno di pausa. Non è che li scelgo, sono la conseguenza del mio pensare.

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I tuoi disegni viaggiano su diversi binari. Alcuni mi sembrano pervasi da un “nostalgico giapponismo” altri pregni dello stile del “new traditional tattoo”. Quanto ti riconosci in questo melting pot?

Moltissimo, non ho mai avuto la necessità di filtrare il mio stile e indirizzarlo verso quella corrente piuttosto che quell’ altra. Sono, per dirti, un grande appassionato di stampe giapponesi, quando quindi mi ritrovo a disegnare scene di natura o paesaggi, mi viene automatico indirizzarmi verso quella tecnica.

Il mio collegamento al new traditional, invece, sta nel fatto che ho fatto il tatuatore per diversi anni.

Parlando invece dei Manga, la parola giapponese significa “immagini distorte”. Applichi questa distorsione ai tuoi “umani con gli occhi vuoti”?

La cultura manga mi è molto vicina, come molti ragazzi della mia generazione, i primi disegni di cui mi sia capitato di vantarmi a scuola erano appunto estrapolati da manga o anime di tendenza in quel periodo, ma non penso comunque che mi abbiano influenzato al punto di distorcere i miei soggetti in base a quella corrente.

Le mie deformazioni nei ritratti, hanno sicuramente subito un’influenza maggiore dai vari “Freak shows” che giravano per il mondo dalla fine dell’800 fino ai primi del 900.

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Qual è l’arte e gli artisti da cui ti senti ispirato?

Fedor Dostoevskij e Vincent Van Gogh. Mi ispirano attraverso le loro vite, le loro opere.

 

Hai dei nuovi progetti in cantiere o più in generale per il fututo?

Ne avevo, ma non sono mai convinto delle decisioni che prendo e questo mi spinge a procrastinare il lancio di nuovi “format”. Sicuramente il bisogno di esprimermi e di sfidarmi mi spingerà a realizzare qualcosa di ancora più complesso rispetto al progetto degli one sketch a day.

In ogni caso il plot rimane sempre lo stesso: dipingere, dipingere, dipingere.

 

Che parole spenderesti per incoraggiare questa generazione ad aprirsi maggiormente al vasto e complicato mondo dell’arte?

Se qualcuno dovesse avere bisogno delle mie parole per avvicinarsi maggiormente al mondo dell’arte, allora che non lo faccia.

Visiona #onesketchaday su fB e instagram 

                                                                                                    Antonella Piazzolla

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2 comments to “#onesketchaday: Omar Nors Yakine performance artist”
  1. RITENGO UN PO’ DEPRIMENTE L’AFFERMAZIONE IN FONDO PAGINA IN CUI OMAR NORS YAKINE RISPONDE CHE SCORAGGIA I GIOVANI AD AVVICINARSI AL MONDO DELL’ARTE

  2. Grazie per la riflessione e l’attenta lettura. Io credo invece che Omar dichiari che non spetta a lui il compito di incoraggiare i giovani ad avvicinarsi all’arte.

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