Taviani, umiltà e competenza al servizio di Feltrinelli

Resoconto dell’incontro al Pisa Book Festival con Ombretta Taviani, direttrice della Feltrinelli di Pisa e Livorno

“Un tempo ci accusavano di non essere umili. Ma è importante esserlo, per un libraio. Abbiamo inserito fra gli scaffali una sezione intitolata scelti per voiproprio per coccolare il cliente, senza infastidirlo: c’è quello che vuole essere assistito, ma anche quello che vuole farsi il suo giretto senza chiedere. È un modo per interagire col cliente, se non ci trova subito a portata di mano. A Milano abbiamo istituito anche il personal schopper”.


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Sono queste le prime parole che udiamo pronunciare a Ombretta Taviani, storica direttrice della Feltrinelli di Pisa e da un po’ anche di quella livornese. La incontriamo al Pisa Book Festival, nel corso di una conferenza dal titolo La Feltrinelli di Pisa: l’inizio di una storia. E in effetti, quella della sezione pisana è davvero una lunga storia: è la prima libreria aperta dal grande editore negli anni ’50. Da allora, sul corso, ne sono passati di lettori.

Ombretta sembra volerli conoscere uno per uno: se potesse, lo farebbe. Per consigliare loro il giusto titolo, magari, o ricevere lei stessa qualche dritta. Sempre più gadget e caffetterie fra gli scaffali? Per Ombretta (e l’editore che qua rappresenta) non si tratta solo di marketing: “Giangiacomo era innovativo. Il cibo? Anche quello è cultura – continua la direttrice. – Cerchiamo di vedere la libreria come qualcosa di più, con musica e cibo, per aprirla a tutti. I giovani di oggi hanno un concetto diverso, vogliono un po’ di tutto per passare una giornata in libreria. Vogliamo creare una stimolazione per più gusti”.

Qual è il dna di Feltrinelli? “Chi fa la libreria sono i lettori – risponde Taviani. – In ogni città ci plasmiamo a seconda delle circostanze. E ci differenziamo, perché siamo indipendenti: non c’è un rigore da catena, dove si impone un prodotto a tutti i negozi. Anzi, possiamo decidere il catalogo a seconda delle esigenze. Pisa e Livorno hanno un’anima diversa”.

Fare un evento è diventato il modo per vendere i prodotti? chiede il relatore. “Sì, facciamo degli eventi locali e diamo la possibilità ai giovani di presentare – ribatte la direttrice. – A Livorno, con un ragazzo del posto, abbiamo organizzato un evento pieno di giovani: è stata una vera sorpresa”.

Il cliente è anche un po’ libraio, ti fa conoscere e imparare, ti tiene aggiornato e ti fa radicare sul territorio. Abbiamo fatto laboratori di scrittura e corsi per bambini. Siamo apertissimi a tutto, nei limiti dello spazio: a Pisa ne abbiamo poco, ma facciamo il possibile. Pisa in fiore, con donne che creavano delle composizioni floreali, ne è un esempio”.

Viene anche da chiedersi, di fronte a un colosso dell’editoria, quale visibilità possa sperare di ottenere il piccolo editore. Non finirà sommerso sotto a una massiccia pila di volumi?

A volte capita, ma Ombretta spiega che si cerca di fare il possibile, soprattutto per gli editori locali: “Cerchiamo di promuoverli attraverso lo “scelto per voi” – racconta. – Siamo stati etichettati come supponenti nel conoscere i titoli col cliente… forse era l’atteggiamento dei vecchi librai, che avevano una preparazione tecnica diversa e si sentivano depositari di una conoscenza e di una cultura che poi facevano pesare. Ora c’è un contatto più stretto col cliente e cerchiamo di suggerirgli anche titoli meno in voga e pubblicati da piccoli editori”.

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Cos’è cambiato nella preparazione del libraio? “Sono entrata in Feltrinelli 22 anni fa, facevo giacenze di editori e libri per conoscerli, cosa che ora non si fa più: passavano otto ore, a spulciare titoli, e alla fine mi annoiavo. È cambiato anche il cliente, oggi molto più informato. Dico sempre che un libraio deve avere umiltà e il sorriso non deve mancare mai”.

Pisa ha 33mila titoli in 225 metri quadri e più 100mila libri. Riceviamo 5mila pezzi a settimana. Livorno ne ha meno. Pisa è strategica.

“Sono entrata per gioco a Feltrinelli, dovevo lavorare per Alitalia. Ho fatto un percorso strano. Ho una formazione anglosassone, dove il libro è un valore aggiunto. Mi proposero Pisa: ero felicissima, ma è stato difficile”.

Qua il cliente è esigente, ben informato, acculturato. Ho preso il patrimonio da un vecchio direttore che l’ha creata, sostituirlo è stato un onore. Da sei mesi mi hanno offerto di dirigere la libreria di Livorno. Sono felice e cerco di diversificarmi, i ragazzi con cui lavoro fanno la differenza, mi piace formare i ragazzi, plasmarli, e collaborare con loro”.

“Prima facevo mezza giornata a Pisa e mezza a Livorno, ora faccio un giorno qui è uno la. Organizzo la giornata con i ragazzi, il sabato ci programmiamo tutta la settimana gli orari e le mansioni. Sono molto fiscale sui tempi”.

Non bastano migliaia di metri quadri per ospitare tutte le richieste. È necessario uscire dalle mura delle librerie, prosegue Ombretta. E poi ci sono i bestseller: “Oggi li creano i lettori online – sostiene – a parte quelli degli autori già famosi. Il fenomeno è molto più democratico che in passato. Ci sono anche degli editoreìi o autori che comprano uno spazio in libreria, ma non è automatico che creino un bestseller”.

Come si fa a selezionare in mezzo a tanti titoli? “Abbiamo un sistema per sapere quali libri tenere e quali restituire, ma i ragazzi sono informatissimi e conoscono quasi tutto. Noi riusciamo a capire le esigenze del lettore e selezionare di conseguenza. Abbiamo inoltre una lista di piccole novità che selezioniamo per conto nostro”.

Su 100 persone quante sanno già quello che vogliono prima di varcare la soglia? “La maggior parte, perché tramite i siti i giornali e TV hanno le idee chiare. Sono occhi quelli che chiedono al libraio un consiglio, ma noi cerchiamo di indirizzare nei limiti del possibile senza essere invadenti”.

E il futuro? “Feltrinelli è in sofferenza come tutti, ma ancora non ha licenziato nessuno, e prima di tutto c’è la solidarietà, perché siamo una grande famiglia. Presto avremo un corso per gli addetti alla vendita – informa Ombretta – e pianifichiamo altri progetti di formazione. Un libraio americano disse che il libro è come la barca a vela: non muore mai. Il senso di materialità non finirà, ben vengano le librerie indipendenti, ci deve essere una concorrenza. Il punto debole della mia libreria? Sono due: la struttura è difficile d a gestire e abbiamo anche un giardino da pulire”.

Consiglio per un aspirante libraio, due titoli da leggere? “Nel mio percorso personale hanno fatto la differenza Il Gattopardo e l’ultimo libro di Missironi: Atti osceni in luogo pubblico“.

FilippoFilippo Bernardeschi

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