Da Norcia all’Agrifiera con un grande abbraccio

Agrifiera e solidarietà 

Daniele ha 29 anni. Anche Mariangela ha 29 anni come lui.                                                                     Gioia, 4 anni, bellissima, uno sguardo sveglio, curioso, attento. A una prima impressione somiglia molto alla madre, forse per gli stessi capelli nero corvino. Vederli tutti e tre insieme fa bene, dà gioia, sopratutto se conosci la loro storia.

Non è una storia facile, né una favola. Il passato di Daniele Gianfermi è doloroso da ascoltare anche se lui lo rende lieve e lo racconta con il sorriso. 

Il sorriso non manca mai sul volto di Daniele, neppure quando le parole sono pugni nello stomaco. Questo ha imparato dalla vita e questo lui ti dice: «sorridi e vai avanti».

Daniele abita a Norcia. Dopo la scuola ha lavorato per qualche anno in uno stabilimento di salumi, poi nel reparto gastronomia di un supermercato, fino a quando nel 2013 decide di dare una svolta alla propria vita lavorativa e di investire su se stesso e sulle proprie passioni. Prende così in gestione una norcineria sulla piazza principale del paese davanti alla chiesa di San Benedetto. Quello che ama e che vuole fare nella sua vita professionale è tutto lì, in quei 16 metri quadri: i salumi, le tradizioni del suo paese e la possibilità di creare un rapporto vero e diretto con i clienti. A Daniele piace parlare, è molto legato alle sue origini, a Norcia, ama il suo lavoro, per questo nella sua attività ci mette cuore, passione, dedizione. 

 

norciaI clienti, pur lavorando quasi esclusivamente con i turisti,  ben presto  diventano affezionati, molti tornano ogni anno. La norcineria Gianfermi offre, oltre alla tradizionale vendita di salumi, la possibilità di mangiare in loco, panini, taglieri, un bicchiere di vino e tanta cortesia. Si crea un rapporto anche con una categoria, i turisti appunto, a cui molti dedicano sempre un’attenzione veloce. La norcineria Gianfermi invece è un ambiente familiare. Insieme al cibo e ai sapori si condividono emozioni. 

Daniele è molto soddisfatto della scelta fatta, l’attività, pur con tutti i sacrifici del caso, funziona e così, a luglio 2016, assieme a Mariangela decide di prendere un mutuo per ristrutturare la loro casa. Tornare a casa la sera è, come per molti di noi, un pensiero rasserenante. «A casa c’è il camino – racconta -. A volte serve per cucinare, altre volte scalda semplicemente l’ambiente e fa compagnia, c’è la cameretta di Gioia, in cui potevamo giocare». Passato e presente si confondono nel racconto, quello che però è chiaro nel pensiero di Daniele è che la casa e la famiglia sono complementari, l’una ha bisogno dell’altra e viceversa: non possono bastare a se stesse. Questo era il suo pensiero prima,  e oggi lo è ancor di più. 

Il 30 ottobre 2016 alle 7.40 di mattina, Norcia, insieme a tanti paesi vicini, trema. 

Trema forte e a lungo. 

Racconta ancora Daniele. «Dormivo. Gioia, per fortuna, era nel letto con me e Mariangela. Per fortuna, perché l’armadio della sua cameretta è crollato, non voglio pensarci… Mi sono svegliato, ma non riuscivo proprio a muovermi… I primissimi minuti il terremoto è andato a 7.3 sussultorio. Era impossibile muoversi. Poi per altri due minuti a 6,5 ondulatorio. Ho preso Gioia in braccio e sono sceso in strada, in mutande. Mariangela era dietro di me. Dopo non ricordo più niente. I miei ricordi riprendono ore dopo. Ero vestito con la mia famiglia, in un punto di ritrovo. Non so come sono arrivato lì. Mariangela mi ha raccontato che è venuta l’ambulanza, ero in stato di choc, pallidissimo, non rispondevo, le labbra serrate… Non so altro».

Da qui il racconto cambia registro. La quotidianità del dopo terremoto è abbastanza ripetitiva, e ha dei fili conduttori implacabili: burocrazia, tanta, tantissima, lenta, troppo lenta, e l’incertezza. Una costante e insopportabile incertezza, su tutto.

Ma torniamo ai fatti.

Norcia, a differenza di molti paesi vicini, non ha avuto vittime, ma è distrutta. La chiesa di San Benedetto è crollata, e le sue immagini hanno fatto il giro del mondo. Anche le altre due chiese di Norcia sono crollate. Il 30 pomeriggio la norcineria si trova in zona rossa. Impossibile accedervi. L’abitazione di Daniele e Mariangela, è inagibile. A causa del persistere della zona rossa e della conseguente impossibilità di tornare a lavorare, Daniele perde la gestione dell’attività che torna in mano al proprietario. Daniele e Mariangela si trovano quindi senza lavoro e senza casa. Ancora oggi sono alloggiati nel residence Le tre isole sul lago Trasimeno in una casa vacanza di 20 metri quadri. A febbraio, dopo tre mesi senza lavoro, l’indennità di disoccupazione non ancora arrivata, il mutuo della casa da pagare, Daniele vende la loro unica auto. Ma la soluzione non aiuta molto, così apre una nuova partita iva come ambulante e grazie alla rete di aiuti e a un consistente contributo della Caritas acquista un furgone per la nuova attività.

Ad oggi la strada è ancora tutta in salita. Della loro casa ancora non sanno esattamente se e quando sarà di nuovo agibile. Le fiere sono una bella sfida ma non sempresse forme. Sono solo due per adesso le fiere in cui sono stati veramente ospiti (qui all‘Agrifiera, appunto, in cui è stato il Comune di San Giuliano Terme a invitarli, e a Città della Pieve). Nelle altre hanno avuto solo degli sconti variabili sul prezzo dello stand. Per quanto riguarda, invece, il calore delle persone, Daniele testimonia che l’attenzione è sempre molto alta. Daniele e Mariangela incontrano in ogni fiera una splendida accoglienza e questo è molto incoraggiante.

Il racconto di Daniele termina dicendo che grazie al fatto di essere stati ospiti  del Comune di San Giuliano Teme qui all’Agrifiera, lui e Mariangela riusciranno, per la prima volta dal 30 ottobre, a mettere da parte una somma di denaro  e che il ricordo di questi dieci giorni toscani lo porteranno con loro per molto tempo.

Noi, da parte nostra, porteremo con noi il sorriso, la forza e la volontà di andare avanti di Mariangela e Daniele.  

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