Il Museo delle navi antiche: un bene collettivo da tutelare e valorizzare

Il Museo delle navi antiche prende forma a Pisa

PISA – A distanza di 18 anni dalla magnifica scoperta avvenuta durante i lavori di risistemazione e riprogettazione della stazione ferroviaria di San Rossore, il Museo delle navi antiche di Pisa comincia ad essere realtà. Un grande passo per la città della Torre Pendente che vede sicuramente ampliare in maniera consistente la sua offerta culturale all’interno di un panorama turistico troppo spesso piatto e legato a percorsi ampiamente noti per i circuiti turistico-culturali cittadini.

Nonostante la presenza del cantiere di allestimento, e le limitazioni di accessibilità e sicurezza imposte dal cantiere stesso, considerato il grande interesse dell’opera si è voluto consentire l’accesso ai primi due padiglioni, il cui allestimento è stato quasi completato, grazie a un programma di visite guidate su prenotazione.

antiche navi

La scoperta avvenuta, come già anticipato in un contesto fortuito, costituisce quella che da molti è stata definita un’altra Pompei. Scoperta fortuita poiché la volontà iniziale era quella di costruire un centro di controllo della linea tirrenica, ma dopo poco tempo fu necessario modificare l’originario progetto a causa delle notevoli evidenze presenti. Gli archeologi rinvennero un considerevole numero di imbarcazioni identificate subito dopo con antiche navi affondate a causa di alluvioni “stratificate” nei secoli, all’interno di un settore (posto nella agro centuriato della colonia romana) di incrocio tra i canali della centuriazione e il fiume Serchio, quest’ultimo un tempo passante proprio da questa zona.

Il numero di imbarcazioni rinvenute, databili tra il III sec. a.C. e il VII d.C., fu di circa 30 elementi, “corredate” da carichi di anfore, materiale di bordo e di vita quotidiana dell’equipaggio e di ogni singolo marinaio, su un’area di circa 10.650 metri quadrati, tra scavo (oggi chiuso) e centro di restauro del legno bagnato. Fin da subito la città sentì il bisogno di conoscere questa nuova e importantissima evidenza culturale e già nel 2000 fu aperta al pubblico una mostra permanente per far conoscere l’importanza di tale scoperta.

L’inaugurazione del “cantiere museale” è avvenuta precisamente lo scorso 25 novembre, con l’apertura alla cittadinanza dei primi due padiglioni espositivi, dove spicca, tra le altre cose, l’esposizione della grande nave A inabissatasi nel II secolo d.C

L’idea che ruoterà attorno al museo sarà quella di costruire un grande contenitore culturale che narri sia la storia di quel pezzo di terra posto tra la centuriazione della colonia pisana, sia la storia antica della città toscana.

A chiusura dei lavori (i quali dovrebbero durare altri due anni), il Museo consterà di 8 ambienti aperti al pubblico, mentre ad oggi gli unici percorribili e già allestiti sono la sala V e quella IV. La sala V ospita e ospiterà le imbarcazioni restaurate (dovrebbero essere in totale 11), mentre la sala IV avrà come tema le tecniche di costruzione da cantiere, all’interno della quale saranno esposti innumerevoli reperti, illustranti perfettamente la vita dell’antico sito e le tecniche di ingegneria navale qui presenti.

L’eccezionalità di questa scoperta è correlata allo sviluppo del rinomatissimo e specializzato centro di restauro del legno bagnato, nato proprio in corrispondenza dell’imponente ritrovamento archeologico. La presenza costante del laboratorio di restauro ha permesso sicuramente di creare l’eccellenza nell’ambito, sia del restauro che nel trattamento del legno a livello internazionale.

La nascita di questo grande complesso scientifico-museale può sicuramente costituire per la città un volano decisivo per il suo sviluppo culturale poiché rappresenta una nuova risorsa per l’intera collettività.

La chiusura dei lavori è prevista (come da ultimo finanziamento ministeriale) per il 2018 circa.

Un progetto da sostenere e condividere sia a livello locale che nazionale. Il futuro e lo sviluppo passano anche da questo genere di cose e dalla loro forza propulsiva di far conoscere e pubblicizzare il territorio in tutte le sue sfumature.

I due padiglioni, oggi fruibili, sono visitabili previo appuntamento e relativa prenotazione in giorni stabiliti o su richiesta per informazioni chiedere presso l’indirizzo email turismo@archeologia.it, e il numero fisso 0555520407.

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2 comments to “Il Museo delle navi antiche: un bene collettivo da tutelare e valorizzare”
    • Buonasera Michela, copio la parte finale dell’articolo in cui ci sono le informazioni da lei richieste: I due padiglioni, oggi fruibili, sono visitabili previo appuntamento e relativa prenotazione in giorni stabiliti o su richiesta per informazioni chiedere presso l’indirizzo email turismo@archeologia.it, e il numero fisso 0555520407.

      Grazie, a presto!

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