Partigiana Mirella Vernizzi, una vita spesa per gli altri

Festa della Liberazione 2017 dedicata a Mirella Vernizzi

Carlo Scaramuzzino ricorda per noi Mirella Vernizzi

PISA – Bene hanno fatto le istituzioni pisane e l’Anpi a dedicare le celebrazioni della Liberazione a Mirella Vernizzi, giovane staffetta partigiana nella squadra di azione patriottica di Agnano, che ci ha lasciato
lo scorso 27 ottobre alla soglia dei 90 anni.

Di Mirella Vernizzi – presidente onorario dell’Anpi – dopo la sua scomparsa, è stato scritto molto; di certo si è impegnata tutta la vita per far conoscere ai giovani i valori della guerra partigiana e per affermare e difendere i principi ed i valori della Costituzione repubblicana.

Ma, qual è stata la vita di Mirella, una volta che in Italia è tornata lademocrazia? Come ha vissuto i suoi anni?

Mirella, oltre ad essere stata partigiana, è stata una comunista convinta.

Io ho avuto la gioia e l’onore, dai primi anni di permanenza a Pisa, più di cinquanta anni fa, di condividere una esperienza di militanza politica nel Pci, oltre che con Mirella, anche con tanti partigiani pisani, osservando, con curiosità e stima, la normalità della loro vita quotidiana: Uliano Martini, Giorgio Vecchiani, Carla e Rodolfo Guelfi, Enzo Cerretini, Lionello Diomelli, Niccolo Mezzetti, Ideale Guelfi, ed altri ancora.

In Calabria, mia terra d’origine, i fascisti e i nazisti sparirono con grande celerità; dopo lo sbarco in Sicilia gli americani fecero presto ad arrivare a Salerno; per me militanza politica in quel territorio, nei primi anni Sessanta, voleva dire impegno contro alla ‘ndrangheta nei cantieri edili, lotte contadine ed occupazione delle terre, in un contesto di forte emigrazione; a Pisa, invece, il bisogno di una attenta vigilanza antifascista era ancora molto avvertito, i fascisti avevano ancora una loro presenza ben organizzata.

Nessuno dei partigiani comunisti pisani aveva accampato titoli o chiesto benefici personali per il contributo dato ad una cosa non di poco conto, la riconquista della libertà. Ognuno si era costruito da solo il suo futuro. Ma tutti, impegnati nei comitati direttivi delle sezioni di appartenenza, avevano chiaro che «quando il partito chiamava», bisognava dare la propria disponibilità con grande spirito di servizio. Così era stato per Mirella e suo marito. Il matrimonio di Mirella Vernizzi con Valerio Callaioli, celebrato a Pisa dal sindaco comunista Bargagna, era stato il primo con rito civile nel dopoguerra. Valerio, in quegli anni, era uno degli organizzatori della Lega dei disoccupati; entrato a lavorare in un calzaturificio a Signa, fu licenziato per motivi politici; dedicò una parte della sua vita all’impegno di amministratore locale – fu sindaco di Castelfranco di Sotto dal ’70 al ’75 -, e poi divenne dirigente locale, regionale e nazionale dell’Arci fino alla sua morte avvenuta nel 1988. A Valerio Mirella è rimasta legata tutta la vita, occupandosi poi con dedizione e tanto affetto alla cura dei figli.

Mirella, negli anni più difficili della guerra fredda, partecipò al movimento dei Partigiani della pace, entrando a far parte della delegazione pisana al Congresso di Parigi del 1949, al quale erano presenti 2287 delegati di 72 paesi. Ma quello fu un congresso monco: la Francia negò il visto ai paesi “comunisti”, tra cui Urss e Cina, e gli USA impedirono al Giappone di partecipare.

Eppure quella denominazione – “partigiani della pace” – discendeva dall’esperienza della resistenza europea e asiatica e raccoglieva il messaggio della cultura antinazista ed antifascista. Il programma era indirizzato all’interdizione dell’arma atomica e all’incontro delle cinque grandi potenze per un patto di pace, tutti temi di grande attualità soprattutto in questi giorni.

Gli anni Cinquanta e Sessanta, con la Dc al governo della città, furono a Pisa anni di «lotta per l’egemonia», culturale, nel campo sindacale, nel mondo delle imprese, nelle varie articolazioni civili e sociali nelle quali si stava strutturando la società postbellica.

L’uso del termine egemonia si deve alla straordinaria fortuna in quel periodo del pensiero di Gramsci in Italia, dove i suoi scritti avevano larga diffusione (anche in questa attività di diffusione della cultura marxista Mirella ha avuto una funzione importante, dirigendo la Distribuzione libri associati, che aveva il compito di commercializzare i libri della casa editrice del PCI Editori Riuniti).

In quegli anni Mirella, in rappresentanza del PCI, entrò a far parte del consiglio di amministrazione di quella che all’epoca era chiamata la “clinica Paltrinieri” e poi dell’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza). Ma anche si impegnò, insieme ad Ideale Guelfi, garibaldino di Spagna e poi sindaco di Cascina, a mettere in piedi la Pubblica Assistenza; contribuì fortemente alla nascita della Confesercenti, dove poi ha lavorato fino alla pensione.

Con la giunta Lazzeri dei primi anni Settanta ed il successivo consolidamento delle giunte di sinistra si era affermato il principio della partecipazione popolare alla vita amministrativa; vennero costituiti i Consigli di Quartiere, inizialmente ad elezione indiretta; anche in questo caso il Pci si affidò in parte alla generazione della Resistenza e Mirella Vernizzi venne eletta presidente del CdQ delle Piagge – Cisanello . Mirella continuò questa sua esperienza per volontà degli abitanti del quartiere che la elessero in occasione delle elezioni amministrative del 1980. In questo periodo ho dovuto interloquire molto con Mirella, nella mia veste di assessore comunale. Il momento era difficile, la crescita di Cisanello non era lineare: le case spuntavano come funghi ma l’urbanizzazione non marciava perché, grazie ad una norma transitoria della legge Bucalossi, i lottizzanti non dovevano pagare gli oneri. Il “conflitto” politico/amministrativo – che ovviamente si concluse con un grande abbraccio – avvenne nella sezione del Pci delle Piagge, in via del Borghetto, in occasione delle elezioni del 1985: la Mirella, e con lei tutta la sezione, sosteneva che il Pci avrebbe perso le elezioni in quel quartiere per la situazione di incompiutezza dell’urbanizzazione in un quartiere di sole case; io sostenevo viceversa che le cose sarebbero andate diversamente perché il Comune, per quanto carente nel settore dei lavori pubblici per mancanza di risorse ed una inflazione a due cifre, aveva comunque provveduto a mettere a disposizione delle famiglie direttamente o indirettamente più di mille alloggi, un numero enorme, per fronteggiare il dramma degli sfratti scatenati dalla fine del cosiddetto blocco degli affitti ( ricorderò sempre l’asta per comprare gli alloggi incompiuti della lottizzazione Pisanova a Pistoia, dove mi dovetti recare avendo in tasca un assegno in lire a nove cifre e col terrore di perderlo). E cinquemila persone passate dalla strada ad una casa erano tornate ad una vita “più normale”. Per fortuna le cose andarono nel verso giusto, il Pci prese a Cisanello il 52% dei voti.

Mirella, con il suo carattere eclettico, non trascurò mai di impegnarsi nell’Unione Donne Italiane, associazione costituita nel 1945, che affondava le sue radici nei Gruppi di difesa della Donna e, in generale, nell’ampia esperienza femminile della Resistenza; fondamentale è stato ed è ancora il contributo di questa associazione per il lungo percorso, non ancora del tutto compiuto, di emancipazione e libertà femminile.

Quale riconoscimento per questo suo impegno, Mirella partecipò, nel 1995, alla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino, il più grande raduno femminile della storia, con quindicimila delegati provenienti da 189 paesi membri delle Nazioni Unite.

Il fine secolo e gli anni successivi non furono facili per la generazione comunista della Resistenza. Il 3 febbraio 1991 a Rimini Occhetto chiuse il XX congresso del Pci, con lo scioglimento del partito e la nascita del PDS ( Partito democratico di Sinistra). Ingrao, nel suo intervento, carico di una emozione coinvolgente, dichiarò, pur senza partecipare alla scissione in atto, «Io sono comunista e sono sceso in campo per una rifondazione comunista»: Mirella – ed io con lei, insieme a tanti altri – si riconobbe nella dichiarazione di Ingrao.

Cominciarono i lunghi anni delle delusioni, della mutazione del partito, della fine dei DS, della nascita del PD, partito al quale Mirella non aderì, per cominciare una nuova esperienza, comune alla mia. L’impegno nello SPI Cgil in qualche modo compensava la sua delusione politica.

La sera in cui, nella primavera del 2013, Mirella accettò l’invito di Simonetta Ghezzani di candidarsi alle amministrative pisane con la lista di Sinistra Ecologia Libertà, qualche compagna/o non riuscì a trattenere le lacrime. Fu per noi veramente un grande ed entusiasmante onore. Mirella partecipava quasi sempre alle nostre riunioni, con un piccolo stratagemma: il figlio Andrea era solito telefonarle a casa poco dopo le 21.30 per accertarsi che non fosse uscita di casa per le sue condizioni fisiche (sapeva della sua grande voglia di partecipazione). Lei aspettava pazientemente la telefonata. Dopodiché si organizzava per venire alla riunione, complice il compagno Lido.

Questa è stata Mirella Vernizzi; una vita spesa per gli altri.

Nei nostri ricordi, però, sarà soprattutto la compagna che, col suo fazzoletto tricolore al collo, non si è mai stancata di trasmettere ai giovani la memoria storica degli anni della Resistenza, ogni 25 aprile presente alla Romagna per ricordare quel vile eccidio.

Ora e sempre Resistenza.

Carlo Scaramuzzino, aprile 2017

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