Metti un (City) Grand Tour per Pisa

A luglio TuttoMondo ha deciso di non affrontare argomenti troppo cerebrali, ma allo stesso tempo vuole tenere (e tenersi) lontano dalla pigrizia, soprattutto quella mentale.
Spazio quindi alla cultura e all’arte concretamente fruibili nella nostra splendida città (e nei suoi dintorni non meno belli). 
Un numero “in cammino”, per augurare buona estate a tutti i nostri lettori, invitandoli a non disertare l’appuntamento con la cultura, di cui è ricca anche la calda estate.
Di seguito, come apertura, trovate un’intervista a due tra le più brave guide pisane. 
Noi non smetteremo di pubblicare aggiornamenti anche nel corso di luglio e agosto. Nell’attesa dei due speciali sull’anarchia e sul Teatro Verdi (prossimo al compimento dei suoi primi centocinquant’anni), rispettivamente a fine agosto e a settembre.
Buona lettura e buona estate!

Cos’è City Grand Tour?
«City Grand Tour è un’associazione di guide turistiche abilitate per la provincia di Pisa, ma che da anni ha ampliato la sua rete di collaboratori nelle altre province toscane. Il nucleo dell’associazione è composto da Alessandro Bargagna e Chiara Celli, fondatori storici e amici (nonché entrambi frequentatori del Liceo Buonarroti di Pisa). Dal 2009 ci piace raccontare la storia e le storie del nostro territorio, principalmente riportando quello che chi lo ha vissuto e lo sta ancora vivendo ci racconta. Siamo curiosi, appassionati e soprattutto golosi, per questo le nostre visite guidate parlano di Kinzica o Galileo e allo stesso tempo dei piccoli laboratori artigianali nascosti nei vicoletti, o del miglio bordatino della città. Parliamo di percezioni, di sensazioni ed è per questo che i nostri tour affrontano spesso il tema dei “sei sensi”. In più ci piace recitare e non è insolito trovarci in un palazzo, una villa del lungomonte, o in città vestiti da popolani medievali, santi o beati, o eroi del passato. Li chiamiamo “itinerari teatralizzati”.
Da un paio d’anni, grazie all’incontro con l’editrice Elena Marchetti, ci siamo buttati a capofitto in un progetto chiamato A giro per Pisa: una collana di 16 itinerari che raccontano alla nostra maniera Pisa e il suo territorio. Per il momento siamo alla quinta uscita, la prossima parlerà di erotismo… Ma non vi sveliamo altro».

Pisa. Definita da “qualcuno” “vituperio de le genti”, non sempre riesce a far percepire tutta la propria bellezza. Perché? Cosa le manca? 
«Pisa è una città dai mille volti: è piccola, ma ospita centinaia di migliaia di persone, vanta una delle più grandi università al mondo e opere d’arte di notevole rilievo. Ha il mare vicino, le montagne, le colline, buon cibo, buon vino e tanti appassionati. Si presenta come popolana e cosmopolita allo stesso tempo, ha un aeroporto internazionale e una stazione che serve milioni di persone. Le manca una buona dose di ambizioni, una progettualità che va oltre il 2017 e soprattutto le manca la collaborazione. C’è poco dialogo e questo porta a preoccuparsi di sé stessi. Ma le cose stanno migliorando molto. Pisa è una bella signora, un po’ attempata e con un gottin di vino in mano che ha dimenticato di rifarsi il trucco. Ecco, basterebbe un po’ di attenzione».

Cosa pensate del “torrecentrismo”? Soluzioni, opportunità
«La Torre è la nostra fortuna e ringraziamo i nostri avi che ce l’hanno lasciata! Lei c’è, sta a noi utilizzarla al meglio. Purtroppo in passato si è puntato solo a questo, anche se qualche spiraglio lo vediamo. La pedonalizzazione di alcune zone, la cura, qualche arredo urbano, qualche cartello ben messo potrebbero spingere il turista a visitare il centro. Il resto però deve essere fatto dagli operatori turistici e dagli esercenti. Un buon marketing turistico in mano a preparati professionisti può fare miracoli. I nostri gruppi, non tutti ovviamente, visitano anche il centro storico, li accompagniamo, li coccoliamo e quando lasciano la città, lo fanno con la voglia di tornare. 
Cerchiamo di immaginare la Torre di Pisa come un faro che, invece di accecare con tanta luce, vada ad illuminare la città e il territorio che la circondano». 

Come si diventa guida turistica? E che cosa serve?
«Le cose stanno cambiando, e non in meglio. Dal 2013 una pessima riforma della nostra professione ha trasformato la guida turistica abilitata territorialmente in guida nazionale, senza le giuste competenze. In pratica chiunque abbia conseguito l’abilitazione può esercitare su tutto il territorio italiano. Di fatto, questa modifica ha cancellato quella garanzia di qualità che una guida locale può offrire al cliente. Beh, solo sulla carta! Noi abbiamo scelto di concentrare il nostro lavoro sulla provincia per la quale abbiamo l’abilitazione, poiché lo riteniamo un marchio di qualità, come una specializzazione. Difficilmente potremmo esercitare a Grosseto, o a Belluno! La guida è la porta d’ingresso del territorio, poiché attraverso la promozione di back office invita i clienti a visitare non soltanto i siti “famosi”, bensì a conoscere le peculiarità del luogo scelto, i suoi segreti, i suoi aneddoti. La guida intercetta i bisogni del turista, li accontenta, riesce a far dialogare tutte le realtà che il cliente ha davanti agli occhi in una città: un museo, un bar, una gelateria, un rent-a-bike, una chiesa, un ristorante. Tutto! Grazie alla guida, quella vera e non quella improvvisata, lavora per promuovere il territorio e far sì che chi lo ha scelto possa ritornarci, magari assieme ad altri amici o parenti. Lavoriamo sul campo e sappiamo quello che il turista vuole». 

Cosa vi rende originali?
«Siamo belli. E modesti, soprattutto! Scherzi a parte, siamo curiosi e cerchiamo di divertirci lavorando. Una grande opportunità, non credete? Il lavoro della guida turistica è quello di raccontare storie, per questo le nostre si arricchiscono sempre più non solo attraverso la lettura di libri, ma soprattutto grazie ai racconti che a nostra volta andiamo a cercare nelle botteghe, dai pisani doc che si ricordano dettagli di una città scomparsa e in coloro che trasformano la città: non raccontiamo solo di come era la città, di come fu in tempi antichi, ma anche di come sta cambiando. 
Ma il nostro cavallo di battaglia sono gli itinerari tematici o interattivi (Pisa&Love, Letteratura tra le mura, GiroGioco) e e gli itinerari teatralizzati, dove alla classica visita guidata aggiungiamo un pizzico di teatralità, facendo intervenire una guida attore che interpreta un personaggio, come per esempio Leonardo da Vinci, Camilla del Lante, Ricucco Ricucchi e Maria Mancini Colonna. Abbiamo iniziato nel 2009 a proporli e ora sono il nostro biglietto da visita».

Non solo Pisa. Che cosa ha da offrire la provincia?
«Una sorpresa dopo l’altra! Calci con la Certosa e il convento di Nicosia, San Piero a Grado e Bocca d’Arno, Volterra, Lari, San Miniato, Peccioli, Corliano… Non basterebbero dieci enciclopedie per descriverle tutte. La provincia di Pisa offre una varietà di paesaggi e stili che poche altre realtà italiane offrono. Dal liberty di Marina di Pisa, alle necropoli etrusche della Val di Cecina, dalle ciliegie di Lari al tartufo di San Miniato. Proprio per questo fu scelta la zona tra Marina e Tirrenia per costruire i primi studi cinematografici negli anni Trenta (Pisorno): la grande varietà paesaggistica permetteva di girare scene di tutti i tipi. Puoi perderti tra le vie erbose della Val Graziosa oppure sognare tra i vigneti di Terricciola, lasciarti circondare dagli affreschi di Villa Roncioni o coccolarti tra le calde acque di Casciana Terme o di Bagni di Pisa. E poi colori, giochi, disfide teatrali, concerti, corse dei paperi e processioni sacre! C’è un mondo da scoprire che ci lascia ogni volta a bocca aperta. Immaginatevi un bel picnic primaverile nel parco Enrico Fiumi di Volterra, gustando un bel pezzo di pane di Montegemoli tinto d’olio di Vicopisano, mordendo un buon pecorino di Fauglia con due gocce di miele di spiaggia di San Rossore. Condite il tutto con un bel rosso di Terricciola, o Montescudaio e la vacanza è fatta!».

Veniamo alla domanda clou: suggerite due itinerari – uno a testa – originali e da fare assolutamente (soprattutto d’estate), che in genere sono snobbati o sconosciuti ai più, o magari non sufficientemente apprezzati.
Chiara: «Immagino un amico che non sia mai venuto da queste parti venga a trovarmi, in primavera/estate: la mattina si prende la macchina e si va al Masso delle Fanciulle. Lungo la strada ci godiamo il panorama delle colline da Peccioli a Volterra, se siamo a fine maggio magari ci fermiamo anche a prendere un po’ di fragole e una bottiglia di vino a Terricciola. Per raggiungere il Masso delle Fanciulle, e poco più avanti il Masso degli Specchi, si cammina una ventina di minuti tra i campi, lungo il corso del fiume Cecina e poi ci  rilassiamo tra un bagno e l’altro. Nel primo pomeriggio facciamo un salto a Volterra: una passeggiata dal IV secolo a.C. con le mura etrusche, passiamo dall’epoca romana con il teatro, zig zag tra le case torri, uno sguardo in un laboratorio di alabastro e una passeggiata nel parco Enrico Fiumi a scoprire gli ultimi scavi archeologici. Poi aperitivo al tramonto in una delle aziende vinicole della zona: molte di queste sono circondate dalle balze e dalle colline volterrane, circondati da un mare di argilla, di colori diversi in base al mese in cui siamo, sorseggiamo un buon rosso, bianco e/o più raro rosé ascoltando i racconti dei produttori di vini che ci raccontano di come sia importante il ciclo lunare per l’imbottigliamento e tante altre curiosità. 
Il giorno dopo si va a fa’ du passi lungo il Monte Pisano tra Verruca, Certosa, ville cinquecentesche, assaggi di olio e terme».

Alessandro: «Io propongo un itinerario dalle colline al mare. La mattina a spasso per Lari, alla ricerca del fantasma di Rosso della Paola nel Castello. Appena usciti busserei alla porte della macelleria Ceccotti per farvi condurre nei sotterranei a gustare uno dei loro prodotti, o più di uno, tra salami stagionati, salsicce di cinghiale e fegatini c’è da lasciarci il cuore! Un caffettino e via verso le colline di Crespina alla ricerca di ville monumentali, come Villa Belvedere o del Carretta, un elegante magione cinquecentesca, o la Villa del Poggio. Se vi siete fatti un panino con i prodotti del Ceccotti, potete rilassarvi all’ombra di un pino, sorseggiando un po’ di Chianti delle Colline Pisane, per proseguire verso Fauglia, alla ricerca dei paesaggi che ispirarono i macchiaioli. Da non perdere la Villa Pepi, o la collezione Kienerk con un immenso patrimonio di opere del realismo ottocentesco italiano. Si avvicina il tramonto, quindi vi invito a proseguire verso il mare lungo la rotta del Cisternino… Sì, lo so che è Livorno, ma le due città devono necessariamente essere considerate un tutt’uno per capire il loro passato. Giunti poi a Marina di Pisa vi consigliamo un bell’aperitivo sul mare, aspettando il sole e una cenetta nei pressi del porto». 

Com’è la Pisa che vorreste, dalla vostra prospettiva di guide?
«Ci piacerebbe che i tre grandi nuclei della città, studenti, cittadini e turisti, si mescolassero di più, collaborassero o interagissero tra loro.
L’ultimo volume che abbiamo scritto è intitolato Che si fa oggi a Pisa? Eventi mese per mese tra feste e folclore. Questo volume è nato dal desiderio e dalla necessità di avere un unico contenitore di eventi. La nostra città è ricca di teatri, manifestazioni storiche, cinema, festival, associazioni che creano eventi dai mille temi diversi. Tuttavia ancora sentiamo molti dire “a Pisa un c’è mai nulla da fa’” Ora via, unn’é mi’a vero! Sicché perché non creare un punto di riferimento on line, ma anche cartaceo, in cui inserire ogni evento, così che tutti possano informarsi e partecipare, ecco ci piacerebbe più partecipazione, che può avvenire solo con l’informazione. 
E poi, ci piacerebbe una città più pulita, per non dover giustificare sempre che i puzzi dei vicoli sono apposta per potersi immaginare di passeggiare nel medioevo». 

Il monumento, il quartiere, la via, la piazza, l’opera d’arte che amate di più e perché. Sceglietene una sola a testa.
Chiara: «Tuttomondo, di Keith Haring. Mi piace cominciare o terminare una visita guidata qui perché il murale racchiude il passato e il presente, speriamo anche il futuro della città. Fin dall’epoca etrusca e romana, con i porti fluviali, poi come repubblica marinara nel medioevo, Pisa è stata una città dove popoli e culture diverse si sono incontrate e fuse, così come avviene ancora oggi grazie all’Università e al turismo. I colori del murale riflettono i colori dei palazzi della città, alcuni simboli come il delfino e la croce pisana li troviamo in giro. Possiamo immaginarci di passeggiare come fece lo stesso Keith Haring prima di cominciare il murale: me lo immagino con il naso all’insù, curioso, che sbircia i dettagli della città per creare questo bellissimo e vibrante murale, un messaggio d’amore. Qualche giorno fa alla mostra su di lui a Milano ho avuto la sensazione di vedere le opere di un amico, Haring è riuscito ad assorbire la città e a raccontarcela come parte del mondo, Tuttomondo è il mio angolo preferito di Pisa».

Alessandro: «La Madonna del Latte, di Andrea Pisano. Si trovava all’interno della Chiesa della Spina, ora al Museo Nazionale di arte medievale di San Matteo (un gioiello di museo!). Quando Andrea l’ha scolpita, tra il 1343 e il 1347, probabilmente ha scelto una modella del quartiere, semplice, di una bellezza antica e insolita. Un gioco di linee curve, ondulate, che scandiscono le vesti marmoree della Vergine e le paffute pieghe del corpo del bambino. Una madre che guarda suo figlio, con amore e un pizzico di dolore, vista la sua espressione. E quel dolore è reale, perché se guardate bene, il bimbo non è soltanto intento a suggere dal seno della madre, ma lo sta mordendo dalla fame! È di una modernità incredibile, non soltanto nella composizione, ma anche nel trattamento del materiale. Il marmo venne levigato accuratamente da Nino, figlio di Andrea e il risultato è così perfetto da sembrare liquido. Andate a vederla».

Prossimi appuntamenti o iniziative?
«Ogni anno creiamo un calendario di eventi per pisani e turisti, che si concentra principalmente in primavera e inizio estate, ma stiamo preparando anche l’autunno e l’inverno con le visite alla mostra di Escher a Palazzo Blu e le visite guidate sulle tracce del VI volume di A giro per Pisa: Pisa&Love, dopo la prima presentazione ufficiale del volume che faremo l’11 novembre al Pisa Book Festival.
Intanto vi aspettiamo il 1° luglio con Storie dal Battello (III volume di A giro per Pisa): un itinerario in battello dallo scalo Roncioni a Bocca d’Arno.
L’8 luglio alla visita guidata che per il terzo anno organizziamo in collaborazione con AIPD prima della cena in bianco in piazza dei Cavalieri.
Il 7 agosto con Fantasmi in villa: (in collaborazione con Andrea Valtriani, scrittore di Fantasmi a Pisa) itinerario teatralizzato alla villa di Corliano, che proponiamo per il terzo anno nelle notti di luna piena. 
Stiamo lavorando anche alla IX edizione della Via Erbosa, sarà un giorno di settembre, un itinerario magico nella Val Graziosa: è l’itinerario con cui nacque il City Grand Tour, lo proponiamo ogni anno, ma ogni anno è diverso: fiabesco, interattivo, teatralizzato, con concerti, o laboratori, degustazioni. Un evento in cui amici e collaboratori creano con noi, per divertirci tutti insieme. Per bambini, ragazzi, adulti, anziani, una festa itinerante e conviviale per tutte le età».

Francesco Bondielli

Nasce nel 1990, scrive per mangiare e beve per scrivere.
Ama le vecchie canzoni e le ragazze con le doppie punte, non sopporta i palloncini e il caffè a un euro e dieci.
Giornalista prestato alla scrittura e scrittore prestato al giornalismo, non sa dove andare. Ma comunque ci va.
Francesco Bondielli
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