Mara conta i passi all’Itis di Pontedera

Quelli che si domandano se c’è ancora spazio per la lettura, negli interessi dei ragazzi, dovrebbero aver partecipato all’incontro di sabato 9 maggio fra Valentina Morelli e gli studenti dell’Itis G. Marconi di Pontedera.

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La scrittrice Valentina Morelli in compagnia dell’insegnante Donatella Piccini

La scrittrice genovese è intervenuta per discutere con gli alunni il suo romanzo d’esordio, Mara conta i passi, edito dalla Factory Editoriale I Sognatori, progetto di editoria non a pagamento che coinvolge gli scrittori nella vita stessa della casa editrice. Ma il punto, qua, non è l’editoria. E neppure la cosiddetta Cultura. Piuttosto, la magica semplicità dell’intesa fra scrittrice e lettori: giovane la prima, giovanissimi i secondi.

Valentina Morelli accorcia subito le distanze e va a sedersi sulla cattedra. Gambe incrociate, capelli biondo-intenso, così biondi da far sospettare una buona dose di colore: come per quelli della sua eroina Mara, che sono invece rossi.

I ragazzi già conoscono l’alter ego di Valentina. Sanno che Mara èMara copertina una ragazza introversa, difficile, piena di pensieri che riesce a incanalare solo rifugiandosi nella matematica. Rispetto a loro, Mara si trova un po’ più avanti nel corso del tempo, fa l’università, ma il suo mondo interiore non è troppo lontano da quello di un liceale; e come ogni introverso, nasconde un universo rutilante, sconosciuto ai più. Un giorno si ficca in testa di scovare l’algoritmo che le permetterà di decifrare il processo d’espansione di una macchia di muffa. L’ossesione lievita e il resto è il mistero che si nasconde dietro ogni passione bruciante, sia essa matematica o letteraria.

Che i ragazzi hanno letto il libro, lo si capisce dalle domande già preparate. Che queste siano sincere lo si evince fin dalla prima, diretta e quasi brutale: «Quanto ha guadagnato col suo libro?» Morelli afferra il microfono e senza fronzoli sputa l’amara verità: «Mi sono comprata un castello in Francia e un automobile d’oro» ironizza. Come a dire: mettetevi l’anima in pace. I ragazzi sorridono. Ma forse intuiscono anche la possibilità d’impegnarsi senza pensare al profitto, solo perché si ama quel che si fa. E questo è anche uno dei temi del libro di Valentina, che decide di mettere alla prova il suo pubblico: quanti nell’ultimo anno hanno letto più di dieci libri? Solo un paio su quaranta alzano la mano.

Ogni ragazzo conosce il significato della parola evasione e Valentina li intercetta anche su questo: ama i videogiochi, oltre alla lettura. Nel suo libro, poi, l’evasione è portata all’estremo, arrivando a concretizzarsi in una quarta dimensione. «Mi piacciono le persone strane – ammette – e credo che si sentano sempre un po’ “schiacciate” dalla realtà e quindi tentino di rifuggirla. Il finale del romanzo può essere interpretato in modi diversi. È quello che cercavo, perchè l’intera storia gioca su punti di vista diversi: volevo che il lettore restasse col dubbio, indurlo a darsi delle risposte».

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Un momento dell’incontro

Niente tempi morti. Qualche battuta esplode come un petardo, uno scherzo breve, che mai compremette il fluire della conversazione, e questo, per chi è abituato a interfacciarsi coi giovani, può significare una sola cosa: coinvolgimento. Un silenzio tombale o una sarabanda di lacchezzi non avrebbero lasciato adito a dubbi. Invece gli studenti dell’Itis non perdono il filo. Sono interessati a quella macchia: cosa significa? E perché Mara vuole decifrarla?

«Per costruire il personaggio di Mara mi sono ispirata a un amico matematico – racconta Valentina – poi ho viaggiato di fantasia. La quarta dimensione? Io penso esista davvero. La macchia Mara vuole decifrarla perché si è convinta che, se ci riuscirà, comprenderà sé stessa. E se dovessi dare una risposta ancora più personale, direi: la macchia sono io».

Non si parla solo di Mara o dei contenuti del libro, c’è spazio anche per le domande rituali: cosa significa scrivere o leggere? Perché queste attività si trasformano spesso in ossessioni? «Scrivere è bello ma è difficile – mette in guardia Valentina. – Io sono ossessionata da una storia che mi perseguita da tre anni. Devi metterle su carta, sì, ma trovare il modo giusto per farlo. Leggere? Come ogni altra cosa, è bello solo se vi piace: nessuno potrà costringervi una volta finita la scuola. Prima, però, leggete!»

In chiusura si torna sull’eroina del romanzo. Una ragazza si alza in piedi e quasi sottovoce chiede: «Come mai le persone strane attraggono così tanto? E perché vengono prese di mira?». Ancora, Valentina predilige la risposta semplice, sincera ed efficace, senza rinunciare a un guizzo da scrittrice per colorare il suo vocabolario: «Lo strano ci attrae e ci spaventa. Ciò che infrange la norma o si discosta dal consueto è esotico, e quindi affascinante. Ma è anche fonte di timore, perché la normalità e rassicurante».

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Arriva il momento degli autografi. Non c’è proprio la fila: dopo un’ora di chiacchiere molti si defilano al suono della campanella, ma un nutrito gruppo sfila dalla borsa una copia di Mara conta i passi e si accalca attorno alla Morelli. Seguiamo la scena a distanza, notando che le domande non sono finite. Ma ora è il turno di quelle private, faccia a faccia. Forse quelle di chi viaggia sempre con la penna nel taschino, ma si vergogna di farlo sapere in giro.

FilippoFilippo Bernardeschi

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