Lorenzo Raffo, in Arte Spike

Lorenzo, dopo aver fatto studi umanistici hai deciso di buttarti su quelli scientifici scegliendo la facoltà di medicina, finendo poi per unire queste due visioni opposte. Si è creato in te un contrasto tra scienza e arte? se si, lo sfoghi solo nella pittura oppure lo applichi costantemente nella vita di tutti i giorni?
«Diciamo di sì, si era creato un contrasto importante, ma non ne ero consapevole. Era un contrasto di quelli silenziosi, i peggiori perché non si ha ben chiaro chi siano i due avversari a contrastarsi, per cui non li si può gestire.
Studiavo e avvertivo spesso la necessità di tornare ad altro, ai libri, alla scrittura, ma non riuscivo a darle spazio. I motivi erano tanti. Finiti gli studi, con più margini di libertà, la parte umanistica ha ripreso fiato, e il contrasto è emerso concretamente, anche con la pittura che ne è stata una prima manifestazione. A quel punto ho riconosciuto il contrasto, l’ho accettato e ora è solo un elemento in più con cui confrontarsi».

Il pittore Lorenzo Raffo

Come e quando hai deciso di approcciarti alla pittura?
«Ho iniziato a dipingere quattro anni fa, una sera per caso, grazie ad un mio amico, Nicola Carabelli, che dipingeva e dipinge tuttora, e come lui anche altri del nostro gruppo. Non è stato solo il gesto in sé a farmi approcciare alla pittura ma anche l’ambiente che si respirava, libero di esprimersi senza convenzioni o narcisismo. Non erano serate di tecnica o di bravura, era solo libertà di espressione. Tant’è che lo stesso Nicola non si poneva grossi problemi a coprire e rifare daccapo tele che piacevano a tutti… era la libertà di cui avevo bisogno anche io».

Tra l’altro saresti il nipote di un pittore molto conosciuto a Massa; con lui non hai mai condiviso questa vostra passione?
«Sì, è così. E’ sempre strano pensare a come non abbia quasi mai parlato di arte, né visto dipingere mio zio, Mario Ginocchi, lui sì da sempre pittore vero. Ho iniziato a dipingere a un anno dalla sua morte, e non cerco coincidenze. So solo che sarebbe stato bello parlarne con lui».

Tu hai uno stile screpolato e spezzato, come mai lo hai scelto?
«Per affinità. Forse l’irregolarità delle linee spezzate, l’imprevedibilità, il contrasto tra i colori, erano quello che rifletteva meglio quel che cercavo in quel momento. Mi piace molto perché è vivo. E’ indefinito e lascia spazio alle interpretazioni di tutti. La visione che le voglio dare io è solo una delle tante».

Paure, luce ed ombra, bene e male. Riusciresti, Lorenzo, a commentare queste cinque parole?
«Posso dirti quello in cui credo. Credo che di base tutti noi abbiamo più paura di tirare fuori il bello che abbiamo, la luce per così dire… E diciamo di avere paura del buio perché è più comodo. Certo non dico che valga per tutti. Se riuscimmo a tirare fuori anche solo un pezzo di quello che abbiamo dentro, avvicinandoci ad essere chi vogliamo veramente, aiuteremmo anche chi ci sta accanto a liberarsi. Fa paura. Fa paura perché nel momento in cui tu stesso ti metti al centro del tuo mondo devi accettare tutte le conseguenze delle tue scelte, delle tue azioni. E siccome nessuno è perfetto, tutti si troverebbero non solo a compiere scelte positive ma anche a fare del male a qualcuno o a se stessi. E’ un rischio che però si deve correre con fiducia, perché tanto a decidere chi vincerà tra bene e male sarai sempre tu, e non il caso. E’ il tempo che dedichi a uno o all’altro che farà la differenza».

Come mai hai scelto di firmare i tuoi quadri con lo pseudonimo Spike?
«Credo che scegliere uno pseudonimo sia stato nel suo piccolo una rottura e un’affermazione di cambiamento. Il perché di Spike preferisco tenerlo per me».

I tuoi quadri hanno titoli caratteristici ed evocativi, come li scegli? Nasce prima il titolo o il quadro?
«La maggior parte delle volte il titolo lo scelgo dopo. Inizio a dipingere con un’idea precisa di cosa voglio comunicare, ma il titolo lo definisco quando è tutto finito, a seconda di cosa sento esser più vicino a quel che volevo esprimere».

In questo momento i tuoi quadri sono esposti in una pasticceria storica del centro di Massa, dopo questa mostra dove li porterai, Lorenzo? 
«Sì, saranno esposti presso la Pasticceria Arpagaus fino al 14 ottobre. Dopo Massa sono stato contatto giusto qualche giorno fa da uno spazio espositivo in centro a Carrara in previsione di dicembre, ma non so dire di più al momento».

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