Il premio “Lo straniero” e il futuro roseo de I Sacchi di sabbia

Il riconoscimento a Castiglioncello e presto uno spettacolo al Verdi di Pisa

CASTIGLIONCELLO (LI) – «Fondato nel 1995 a Pisa da un piccolo gruppo di amici raccolti intorno a Giovanni Guerrieri e a Giulia Gallo, è un gruppo teatrale che ha saputo unire al minimalismo organizzativo quello di realizzazioni, semplici ma di una irresistibile vitalità, spiritose e spesso esilaranti, prime fra tutte un Sandokan e un Don Giovanni. La loro cifra è la leggerezza, una virtù che è rara in teatro come altrove in questi tempi pesanti, e che per questo è più gradita e apprezzata. Un teatro artigianale che sa costruire con il suo pubblico un legame immediatamente e cordialmente affettivo». Questa la motivazione data dalla giuria del Premio “Lo Straniero 2016” per la scelta del gruppo dei Sacchi di Sabbia, consegnato il 3 luglio a Castiglioncello, nella cornice di castello Pasquini all’interno del Festival Inequilibrio.

Il palco del Premio Lo Straniero 2016

Il palco del Premio Lo Straniero 2016

 

Giovanni Guerrieri, ogni premio è occasione di festa ma anche di bilanci.

«Siamo in bilico tra una fase di bilancio e una di rilancio. Il premio “Lo Straniero” è un mito, ti carica di energia e ti fa affrontare una fase nuova perché porta più attenzione sul nostro lavoro».

Attenzione che meritate, ma che in questi anni poteva essere maggiore. Colpa di Pisa o della comicità sempre sottovalutata rispetto al dramma?

«La provincia, rispetto ad altri contesti – mi riferisco a Roma o Milano – non agevola. Ma la Toscana è un’area centrale e, confrontata con altre esperienze, è una zona felice, in cui si investe ancora in cultura. Ci riteniamo fortunati.

Inoltre non ritengo che si tratti di privilegiare commedia o dramma, ma della tipologia di lavoro che facciamo. Il paradosso è che un operatore ti conosce, ti stima, ma poi non ti propone. Ragiona in termini di cassetta e, se non hai i numeri per riempire un teatro, preferisce il divo televisivo di turno».

Premiazione dei Sacchi di Sabbia - premio Lo Straniero 2016

I Sacchi di Sabbia alla premiazione

 

Insomma, fare ricerca teatrale, nonostante il linguaggio popolare, diventa penalizzante, premi a parte.

«Problema antropologico e ontologico. Rischi di chiuderti in un’area. Ma sono fiducioso! Sono qui al Premio “Lo straniero” con architetti d’avanguardia, i massimi personaggi del teatro italiano e l’attore Valerio Mastandrea (tre David di Donatello, ndr) che ha detto: “Ti vengo a guardare”… E poi la prossima stagione siamo nel cartellone del Teatro Verdi di Pisa (ride, ndr): è più facile andare in scena all’Operà».

Giovanni Guerrieri

Giovanni Guerrieri

Parliamo di quest’ultimo progetto.

«C’è voluta una coalizione di artisti del territorio: i musicisti I Gatti Mézzi, l’attore Marco Azzurrini, il pittore Guido Bartoli e il fumettista Gipi. Sarà la versione definitiva di un progetto speciale cominciato lo scorso anno, nel 2015. Porteremo in scena la rivisitazione di Frankenstein: un musical stralunato dal titolo “Franco Stone”. Siamo molto contenti».

Gipi in passato ha ispirato un vostro lavoro, mentre i vostri spettacoli sono quasi sempre idee originali. Solo quattro volte sono stati tratti da libri: Gipi, appunto; Emilio Salgari (“Sandokan”, 2008), Bertolt Brecht (“Scene da Arturo Ui”, 2003) e Osip Mandel’stam. Parliamo del primo e dell’ultimo, rispettivamente il più facile e il più difficile da spiegare.

«Con Gipi siamo grandi amici da tanto tempo e spesso discutiamo di varie idee e ipotesi di ricerca. Nel 2010 ciò si concretizzò in qualcosa in più di uno scherzo e nacque lo spettacolo “Essedice” tratto dal suo libro “S.”. E “Viaggio in Armenia” del 2006 è il frutto della collaborazione con l’attore Silvio Castiglioni. Mandel’stam è uno dei più grandi poeti russi e fu vittima delle Grandi purghe staliniane; grazie all’intercessione di alcuni intellettuali forti – tra cui Boris Pasternak – ebbe una seconda possibilità e fu mandato in Armenia per scrivere un trattatello filo-regime. Invece produsse una poesia spensierata e profonda scrivendo la sua condanna a morte».

Abbiamo parlato degli amici; possiamo rievocare gli ex amici? L’attore Paolo Giommarelli per esempio.

«Paolo aveva visto prima degli altri qualcosa in noi che poteva svilupparsi in autonomia: è stato molto importante, perché ci ha aiutati individuando caratteristiche peculiari in ciascuno di noi e che funzionavano insieme. Abbiamo avuto contatti per telefono e ci siamo riavvicinati da poco».

Il rapporto con il teatro Sant’Andrea invece è una specie di simbiosi.

«Ai tempi di “Conflitti” potevamo dire che avevamo una rassegna nostra; ora si chiama “Teatri di Confine” e paga la Fondazione Toscana Spettacolo, la stessa che in parte finanzia il Verdi. Quindi non possiamo prenderci tutti i meriti, ma collaboriamo moltissimo con il Sant’Andrea. In particolare la scuola di teatro è condivisa a metà fra la nostra Giulia Solano e Letizia Giuliani. Inoltre c’è un’attività più “curiale” del teatro a cui noi diamo sostegno: per esempio, il lavoro sull’arcivescovo Romero curato da Agostino Cerrai, che è un professore di liceo ma anche un teatrante a tutti gli effetti».

La consegna del Premio Lo Straniero ai Sacchi di Sabbia

La consegna del Premio Lo Straniero ai Sacchi di Sabbia

A chi dedicate il premio?

«Abbiamo condiviso la comunicazione del Premio “Lo Straniero” con tutta la città di Pisa in senso lato. Ma ci piace l’idea di individuare persone come Azzurrini e Bartoli, non per escluderne altre, ma perché con loro c’è quel “Uno per tutti, tutti per uno” che risuona anche per i Moschettieri. Direi pochi altri: I Gatti Mézzi e Gipi, ma Gipi ormai è nell’Olimpo. Mi rendo conto che è un pensiero utopico, perché oggi c’è la demagogia delle reti. Ma le cose non si devono fare per forza insieme: ci si parla e, se l’idea piace, si realizza».

Credits: Ilaria Soriani

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