L’orbita dell’emozione: live report del concerto dei Pianeta Zero

PISA – Il 18 marzo si è esibita a Palazzo dei Congressi la tribute band di Renato Zero più famosa d’Italia, i Pianeta Zero. Un’esibizione nel vero senso della parola, uno show che ha totalmente riempito la sala congressi principale e che ha tenuto il pubblico incollato per tre lunghissime ore. Un evento che ha avuto un’enorme promozione e produzione alle sue spalle e che ha creato attese e curiose aspettative in molti.

Tuttomondo era sul posto quella sera e ha voluto conoscere direttamente cosa si cela dietro una band così tanto amata e seguita, che da sette anni porta la musica di Zero in moltissime piazze e teatri della Penisola. Un fenomeno che può risultare poco comune se si pensa alle tribute band. Ma vi sveleremo più tardi il segreto del loro successo.
Prima dell’inizio dello spettacolo abbiamo fermato alcune persone e abbiamo chiesto loro: «Perché siete qui a vedere i Pianeta Zero?» Le risposte si somigliavano tutte e suonavano più o meno così: «Perché conosciamo Renato, lo amiamo e loro li abbiamo visti tante volte, sono bravi, ci siamo affezionati. Purtroppo non abbiamo mai visto il vero Renato dal vivo e quindi siamo qui!». Una signora sulla cinquantina, fan affezionata e sicuramente groupie della band, alla domanda «Ma secondo lei, Federico ci somiglia davvero a Renato?», ha risposto: «Sì, è identico, ma Federico è più bravo!».
A questa affermazione la nostra curiosità è decisamente aumentata insieme a quella nota di perturbante freudiano che il fenomeno del doppelgänger (sosia) porta al primo impatto visivo. Federico o Renato? Legame affettivo alla musica di Zero o legame affettivo al frontman così credibile? Domande che si sarebbero risolte solo più avanti.
Il live non era ancora iniziato che l’occhio ci è subito caduto su una postazione dedicata al fan club dei Pianeta Zero. Fenomeno incredibile. Una tribute con un fan club che conta moltissimi membri che da anni seguono il gruppo e vengono da tutta Italia. Chi erano questi rinnovati sorcini? Lo sdoppiamento stava diventando inevitabile, in quel momento anche la realtà non sembrava più quella che stavamo vedendo. Rimaneva solo una cosa in quel momento: sentire e vedere il live.
Ore 21.40. Sala congressi piena, pubblico tranquillo e seduto come a teatro, età media tra i 40 e i 60 anni, momento nostalgia, momento curiosità, tutti pronti per partire alla volta dei sogni che la poesia di Zero ha regalato a quella generazione, sogni in bombolette spray compresi.
Lo show è iniziato con una diretta Facebook del tour manager Stefano Masi che portava il pubblico a scoprire i musicisti nei camerini, creando palpitante attesa. Un trucco azzeccato e assolutamente coerente con lo stile e la comunicazione della band che tratta i suoi fan e tutta la crew come amici e parenti.
Interrotta la diretta, si sono spente le luci e i musicisti hanno preso il loro posto, e quando Federico ha fatto il suo ingresso e ha iniziato a cantare è scoppiato il delirio di applausi. Sì, incredibile, la voce di Federico è quasi identica a quella di Renato, anche le movenze del frontman, la fisicità, il volto, la studiata acconciatura e gli abiti non possono non ricordare Zero. Interpretazione impeccabile e bravissimi musicisti. Per chi ancora non aveva visto la band live, sicuramente lo shock del doppelgänger in quel momento avrà raggiunto picchi molto alti.

I Pianeta Zero hanno riportato al pubblico molti dei grandi successi del cantante italiano, sopratutto quelli più pop degli anni Ottanta e Novanta, in parte ria-arrangiati dalla band per non far sentire troppo i cambi stilistici della produzione di Zero, rendendo il live piacevole e omogeneo per gli ascoltatori. Da Amico, I migliori anni, Vecchio, Mentre aspetto il tuo ritorno, Cercami, Qualcuno mi renda l’anima, La favola mia, Il carrozzone, Il cielo, Rivoluzione, Spiagge, Galeotto fu il canotto, fino a Mi vendo, Baratto, Triangolo, Sbattiamoci, Un uomo da bruciare e molti altri. Non era un semplice concerto ma un vero e proprio show studiato nei dettagli e molto spesso sopra le righe, fatto per stupire, catturare e imbambolare con colpi di scena e pittoreschi cambi d’abito in stile Renato, creati appositamente per quella serata. Uno show enorme, anzi «uno spettacolo unico», sintagma ultra-pubblicitario con cui è stato comunicato l’evento, che sicuramente parlava diretto a quell’affezionato pubblico dei Pianeta Zero che ama perdersi nei sogni e nella poesia pop.
Un corpo di ballo fatto dalle giovani allieve della scuola di Danza Ghezzi di Pisa ha accompagnato la band per tutto il concerto, interagendo con Federico su moltissimi pezzi, descrivendo nelle coreografie e negli oggetti di scena il contenuto e l’atmosfera di quelle canzoni più vezzose e divertenti (memorabile il gabinetto con le ruote nella coreografia di Baratto e il mare super kitsch fatto con un telone d’argento in Galeotto fu il canotto).
Ogni canzone aveva la sua scena, sembrava a volte di assistere ad un musical di Broadway, in cui i pezzi, a seconda del loro mood, descrivevano in modo divertente e didascalico momenti e piccole storie. Anche il coro diretto da Mary Filizola dell’Accademia Area 23 Live, fondamentale per l’atmosfera, ha dato il suo apporto alla serata riuscendo anche a trasformare Triangolo in un pezzo da musical, un po’ meno malizioso dell’originale.
La componente visiva ha giocato senza dubbio il ruolo da leone: gli infiniti cambi d’abito di Federico si sono svolti in un crescendo continuo e il frontman li ha eseguiti con estrema naturalezza. Dalle “sobrie” giacche bianche, alle giacche di palliettes, fino alla vestaglia con cuscino in lurex blu per Baratto e al difficile completo da mare con canotto compreso, per arrivare ad una curiosa tutina in pvc indossata con il caschetto da speleologo, maschere teatrali, interi abiti luccicanti e un vestito degno di un Eolo sceso in terra per il gran finale su Il cielo. Costumi di scena che sicuramente faranno parlare.
Catturare e stupire erano senza dubbio le parole d’ordine per questo live e anche lo scopo finale. La band ha voluto parlare ai suoi fan con il loro linguaggio e renderli parte integrante dello show in un legame affettivo fatto di retorica sentimentale che ha lasciato per un attimo la musica da parte. Il lunghissimo show (forse anche troppo lungo) era infatti frammentato da video sul mega schermo in cui il protagonista era a volte Federico (che rimarcava retoricamente ai fan la sua vera identità presentando il suo lavoro solo come un omaggio devozionale a Zero), a volte immagini che parlavano per la canzone o la seguivano in stile karaoke, e a volte il pubblico stesso. Su Rivoluzione è stato proiettato un video in cui diverse persone cantavano frammenti del pezzo in Piazza dei Miracoli insieme alla band. Doppio legame emotivo dunque: a Pisa e al gruppo che si è avvicinato ai suoi fan in un fulcro storico della città. Un vero e proprio #pianetazerocatturapisa, anche attraverso le immagini che in certe occasioni parlavano di più della musica stessa.

La parola “emozione”, leit motiv della serata, è stata la protagonista, come nelle canzoni e nella poetica di Zero sognatore, ma in questo show ha assunto un significato più facile e intuitivo, quasi disneyano, personalizzato in uno show per far divertire grandi e piccini, in cui queste emozioni, come ha spesso ripetuto il frontman, questa volta «le regala Federico». 
Federico ha dimostrato anche simpatia sul palco e ha spesso commosso la folla calcando proprio sul sentimento comune e sull’ingenuità fanciullesca. Il gran finale (Il cielo) ha proprio racchiuso tutti questi elementi portando in scena un gruppo di bambine bianco vestite che hanno sceso gli spalti con dei lumini in mano, creando una dolce processione spettacolosa che trovava il suo termine proprio sul palco. Tutti, ammaliati, improvvisamente si sono trasformati in una grande famiglia.

I Pianeta Zero hanno sicuramente osato, costruendo un vero e proprio carrozzone di spettacolo sopra le righe, ma l’affezionato pubblico che si sono fatti in questi anni avrà sicuramente amato tutto questo grande show che ha colpito ai loro cuori. E se a guardarli vi siete chiesti «Lui chi è?» la risposta è: «Federico, non Renato», un Federico che a tratti e tra le righe dei suoi discorsi sembrava davvero combattere silenziosamente con la sua maschera, un po’ come un personaggio pirandelliano che cerca il vero sé ma che si cela e si confonde dietro ad un’immagine costruita nel tempo per il suo pubblico che ama una comunicazione retorica. Il migliore Federico però, quello più autentico, si è visto quando scherzava con la platea con sincerità, e in particolare quando umilmente si è aperto ad essa togliendosi metaforicamente il peso di maschere, trucchi ed emozioni da barattolo dicendo: «Ne ho fatte tante, ma d’altra parte io so fare bene solo questo».

Virginia Villo Monteverdi

Fatta di musica, arte, immaginazione e altre cose intellettuali e magari noiose.
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