Life is beautiful – La vita è bella

Il film di Roberto Benigni uscì nelle sale il 20 dicembre 1997 ed ha quindi già compiuto venti anni. Nel 1999, al Dorothy Chandler Pavilion del Music Center di Los Angeles, la sera del 21 marzo si celebrò la 71esima edizione degli Academy Award. Roberto e il suo film vinsero tre Oscar, come Miglior Attore, Miglior Film Straniero e Migliore Colonna Sonora. L’anno prima a Cannes qualche critico aveva storto la bocca perché pareva impossibile ridere di una tragedia come l’Olocausto. Cannes comunque gli attribuì in Grand Prix e il pubblico di tutta Europa un gran successo popolare. Insomma Roberto Benigni e Vincenzo Cermani, lo sceneggiatore, avevano scontentato qualcuno, ma il loro film piaceva a tanti, che ridevano e piangevano nello stesso momento. Anzi in due tempi, visto che la prima parte del film è una commedia e la seconda un misto di riso e tragedia profonda.

Roberto Benigni racconta perché La vita è bella ha questo titolo

Negli Stati Uniti l’accoglienza fu diversa. E la critica, per la verità dopo qualche titubanza, sposò Benigni e osannò il suo film. Uno dei critici più autorevoli e influenti, Roger Ebert scrisse sul Chicago Tribune un’ottima recensione, ricordando che “a Cannes il film ha offeso qualche critico di sinistra, perché la correttezza politica vieterebbe di usare humor quando si parla di Olocausto. Ma il film mette da parte il discorso politico a favore della semplice genuinità umana. E così facendo Benigni intona tutte le note giuste per trattare questo soggetto così delicato”.

Ebert racconta che lo stesso Benigni gli aveva detto di aver suscitato aspre critiche dalla parte destra politica in Italia, mentre a Cannes aveva offeso qualcuno di sinistra. L’offesa di tutti e due gli schieramenti derivava dal fatto che i politici temevano la semplicità ingenua delle persone semplici. L’ebreo Guido usa la sola arma che ha in mano per proteggere suo figlio Giosuè dai nazisti. Se avevsse avuto una pistola avrebbe sparato, se avesse avuto un’arma più potente avrebbe distrutto tutti i fascisti. Per Ebert Guido è Roberto e Roberto è un clown, la cui arma è la commedia. Basta quella e può essere micidiale.

Il film trasforma l’Olocausto in un gioco per far vincere al piccolo Giosuè un carrarmato: serve umorismo e anche coraggio per far questo. Ma il film non parla tanto di Nazisti e Fascisti quanto dell’umanità di un padre e del suo spirito. Parla di come fare a riscattare quanto c’è di buono dai sogni che stanno andando in pezzi. Insomma, tratta della necessaria convinzione (o delusione) umana che in futuro le cose per i nostri figli dovranno essere migliori di quanto non lo siano ora.

Il 27 gennaio, il giorno della memoria, è un buon giorno per non dimenticarlo.

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