Quante scoperte in quelle lettere

Vittorio De Sica – “Cara Emi, sono le 5 del mattino…” Lettere dal set

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Edizioni Laterza – Novembre 2014

Con “Cara Emi, sono le 5 del mattino…” si chiude un cerchio. Il libro con le lettere di Vittorio De Sica indirizzate alla figlia Emilia rappresenta la terza pubblicazione familiare sul grande regista originario di Sora uscita nel giro degli ultimi anni. Infatti nell’ultimo lustro sono stati pubblicati i lavori di Christian De Sica (“Figlio di papà”) e di Manuel De Sica (“Di figlio in padre”). “Cara Emi, sono le 5 del mattino…” è in realtà una ripubblicazione di una vecchia edizione SugarCo intitolata “Lettere dal set”.

Il libro è formato dalle lettere che il regista originario di Sora scrisse a sua figlia Emilia (figlia del regista e di Giuditta Rissone) durante la lavorazione di quattro film: La ciociara (1960), Ieri, oggi, domani (1963), Matrimonio all’italiana (1964) e I girasoli (1970). Ci troviamo dunque di fronte ad un De Sica ormai sessantenne, che ha lasciato alle spalle il neorealismo degli anni ’40 e ’50 ma non la collaborazione infinita con Cesare Zavattini.

laciociaraLe lettere facenti parte del periodo de La ciociara vanno dal 23 luglio 1960 al 14 ottobre dello stesso anno. Tra i film citati nel libro è quello più analizzato, nel quale De Sica spiega minuziosamente a sua figlia ogni piccola modifica, scelta di location, inquadratura e trucco, riflettendo molto sul comportamento dei vari attori. Grande spazio viene dato, com’è giusto che fosse, a Sofia Loren (vero e proprio fil-rouge delle quattro pellicole), mentre Jean Paul Belmondo viene descritto con le seguenti parole: “Belmondo invece è il più insolente attore che io abbia mai conosciuto…è distratto, sbadiglia, bisogna sempre chiamarlo perché starebbe sempre in camerino a dormire. Ma è molto simpatico ed intelligente e questo compensa il suo menefreghismo”. Nelle parole di De Sica circola inoltre una strisciante preoccupazione che riguarda la capacità di tenere a bada e gestire le richieste di Carlo Ponti, produttore e partner della Loren. De Sica riporta anche uno stralcio di un’intervista di Fellini che non spende parole concilianti per il collega e, a circa metà riprese, riflette su quali potenzialità avrà il lavoro finito: “Mi pare di aver fatto finora un film coerente con delle note altamente drammatiche. L’arte non so se ci sarà. È quel famoso imponderabile che non si può stabilire a priori…si somma tutto e se l’arte ci ha baciato in fronte avremo fatto un film d’arte. Cosi è avvenuto per Ladri di biciclette, Umberto D. e Miracolo a Milano”. Secondo il regista, l’unica personalità che seppe conciliare cinema d’arte e cinema commerciale fu Charlie Chaplin.

tumblr_m8sdr7TwIj1rs1ef6o1_1280Il diario inerente a Ieri, oggi, domani include solamente l’episodio Adelina, nel quale la Loren è una contrabbandiera di sigarette e Marcello Mastroianni è il marito che deve portare avanti la numerosa famiglia. Nell’agosto 1963 De Sica si trova a girare in quel di Napoli ed il clima che si respira in queste lettere (che vanno dall’inizio di agosto alla fine di settembre) differisce da quello trovato nelle precedenti. Il regista racconta della gentilezza dei napoletani, donne e bambini, che saranno i protagonisti di questo episodio denso di umanità. Trova tempo per parlare dei suoi debiti di gioco e per ammettere che la sceneggiatura di Eduardo De Filippo contiene dei pericoli, ovvero presentarsi in uno “stile un po’antiquato, per nulla cinematografico. Ogni scena è una specie di bozzetto teatrale. Io cerco con la macchina di dargli una meccanica moderna fatta di movimenti, di angolazioni diverse, ma le azioni, i dialoghi hanno, per loro natura, impostazione teatrale”. In pratica De Sica non vuole che venga fuori una sceneggiata napoletana. Tra il drammatico e il folkloristico sono i racconti delle scene girate dentro il penitenziario, nelle quali De Sica tenta di instaurare rapporti umani ed amicali con le carcerate (incinte).

 

2729215690_418ef000da_oSe Adelina era un soggetto “inedito” di Eduardo De Filippo, stessa cosa non si può dire del testo da cui è stato tratto Matrimonio all’italiana: Filumena Marturano è una delle più celebri commedie di De Filippo, portata sullo schermo anche dallo stesso autore napoletano nel 1951. Le lettere scritte tra l’aprile e il giugno del 1964 raccontano di un De Sica preso a raccontare vizi e virtù del popolo napoletano: dalla mania del caffè al modo di fare schietto di un gruppo di giovani passanti che criticano Mastroianni (“Mi avete deluso. Tenite ‘a capa grossa, l’uocchie ‘e fora. Ma quanto siete brutto!”). Il diario prosegue minuziosamente raccontando della scelta delle location (l’ippodromo d’Agnano, il Vesuvio). In una lettera, un dispiaciuto De Sica racconta di aver letto un’intervista a De Filippo il quale disconosce la sceneggiatura, riadattata da De Sica stesso, Tonino Guerra, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Renato Castellani. Se ne La ciociara non fu gentile nella descrizione di Jean Paul Belmondo, qui il bersaglio è Mastroianni: “è abulico, non pensa ad altro che a finire il suo lavoro ed andarsene via ai vari appuntamenti con amici”. Nella lettera del 23 maggio, De Sica si lascia sfuggire una posizione politica molto forte: parlando degli ebrei a Napoli e della loro quasi scomparsa nei campi di concentramento, il regista afferma (con sofferenza e quasi disprezzo): “Con l’animo triste ho continuato a scrivere il mio diario e ho pensato che esiste ancora l’MSI”.

sfI girasoli rappresentano l’ultimo capitolo di questo “diario in quattro puntate”. Il film – ancora una volta girato con la coppia Loren-Mastroianni – è ambientato tra Milano e l’Unione Sovietica e vede De Sica affiancarsi al melodramma puro che mischia il dramma della guerra (affascinanti e maestose le scene di guerra) al dramma sentimentale di due anime. Nel diario inerente al film, De Sica è interessato alla Russia più che al film stesso. Non smette di raccontare aneddoti sul cibo, le tradizioni religiose e politiche, sul clima. Parla di Ljudmila Savelieva (la moglie che Mastroianni trova in URSS) come un’attrice molto sensibile, abile a piangere molto più della Loren (“Se Sofia piange, quando piange, per due, la Savelieva piange per otto”). Si vanta poi di aver ricevuto l’etichetta di “regista occidentale più progressista del mondo”. La fascinazione (secondo i ricordi del figlio Christian, lui fece la veglia alla salma di Togliatti) e poi la disillusione (“tutti sono con il capo in giù, subiscono ed accettano”) per le vicende politiche dell’Unione Sovietica non gli fanno assolutamente cambiare idea sulla visione del mondo: “La vera, autentica forma di governo, sarebbe quella che si ispira ad un sano, autentico socialismo…Ma la democrazia non esiste né in Italia, né in Francia, né in America. Il capitalismo ha invaso il mondo e in Inghilterra ci sono i poveri più poveri del globo”.

Le lettere contenute nel libro coprono nove anni di esistenza di un uomo che ha fatto la storia della cultura italiana, un uomo contraddittorio (ancora Christian sul padre: “Un comunista che andava a dirigere Umberto D. col principe di Galles, il panama e le ghette”), vicino ai propri attori, critico, in grado di aiutarli ad emergere nonostante le varie circostanze, interessato sia alla riuscita artistica sia al riscontro commerciale di un’opera. Un libro-documento imperdibile per gli amanti della storia del cinema e della cultura italiana.

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Tomas Ticciati
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