Le mondine nell’arte

“Se otto ore vi sembran poche” è il titolo di un canto intonato dalle mondine durante il lavoro, che dà voce alla richiesta di limitare a otto il numero massimo di ore lavorative giornaliere. La possibilità di parlare delle mondine è fornita dal tema che TuttoMondo ha scelto per il mese di luglio: l’acqua.

Angelo Morbelli, Per ottanta centesimi (1895)

Angelo Morbelli, Per ottanta centesimi (1895)

Le mondine, o mondariso, erano le donne che lavoravano nelle risaie delle campagne cittadine come quelle di Vercelli, Pavia, Novara. Il lavoro le impegnava stagionalmente, da aprile a giugno, anche se alcune si dedicavano anche alla fase della raccolta del riso, che si svolgeva a settembre. Le mondine furono oggetto dell’attenzione di artisti interessati a testimoniare le diverse realtà del mondo del lavoro: Gabriele Mucchi, Angelo Morbelli, Aldo Borgonzoni, e diversi altri.

Ettore Tito, Le mondine in Polesine (1885)

Ettore Tito, Le mondine in Polesine (1885)

Le piantine di riso, fatte crescere nelle serre, venivano per prima cosa trapiantate in campi appositamente allagati (trapiantè in dialetto piemontese); in seguito, si procedeva regolarmente alla fase della monda (mundè), venivano cioè estirpate le erbacce infestanti che disturbavano la crescita delle piccole piante.

La fase della monda richiedeva di stare per diverse ore sotto il sole, dentro l’acqua, con le gambe immerse fino alle ginocchia e la schiena curva, facile preda degli insetti che infestavano le risaie.

Gabriele Mucchi, architetto e pittore torinese, racconta, nel suo libro di memorie “Le occasioni perdute”, il periodo trascorso a Sannazzaro de’ Burgondi, comune della provincia di Pavia, e il motivo del suo soggiorno:

Nel 1951 mi era venuto l’invito a passare qualche giorno a Sannazzaro de’ Burgondi. C’erano agitazioni fra le mondine, per i contratti di lavoro, si chiedevano da me disegni in risaia. Non ero invitato a divertirmi, o a fare il pittore “en plein air”. Anche qui mi si chiamava ad offrire il mio impegno di uomo e di pittore in aiuto a una lotta sociale forse decisiva in quel momento […]. Era il momento delle occupazioni delle terre incolte, degli “scioperi a rovescio”, di azioni nelle quali intellettuali noti in Italia si incontravano con operai e contadini organizzati in un partito giovane e combattivo.

Nel volume “Le mondine di Sannazzaro”, Mucchi racconta invece del suo arrivo tra le mondine e del proprio lavoro in risaia. Il primo impatto non fu dei migliori:

Verso le nove e mezza giunsi in risaia. Le mondine, un centinaio divise in squadre, avevano appena finito il riposo della mattina e scendevano nell’acqua per il trapianto. Il contadino che mi aveva accompagnato mi cedette i suoi stivaloni di gomma; scesi nell’acqua anch’io. Ma la risaia non è soltanto acqua come appare alla superficie: è fango, e il piede sprofonda e può scivolare prima di trovare uno strato solido. Al secondo passo quegli stivali erano presi nella melma, un piede si sfilò dalla calzatura, perdetti l’equilibrio, alcuni fogli mi sfuggirono di mano, con quel piede dovetti entrare nell’acqua per non cadere. Le mondine mi guardavano: una impertinente risata percorse come una cascatella tutta la schiera. Un po’ divertito ma anche un po’ seccato tornai a riva, resi gli stivali, mi rimboccai i pantaloni, mi tolsi le calze e, ritornato nel fango, raggiunsi a piedi nudi le mie mondine che incominciarono a gettarmi occhiate affettuose. Presi a disegnare, e non passarono dieci minuti che si cantava insieme.

Nel 1954 Mucchi ritornò nelle risaie e questa volta realizzò delle litografie che avevano per protagoniste le mondine e il loro lavoro, le quali sono oggi esposte in modo permanente a Sannazzaro, in una sala di Palazzo Pollone, sede del Municipio.

Gabriele Mucchi, Mondine di Sannazzaro (1954), litografie.

Gabriele Mucchi, Mondine di Sannazzaro (1954), litografia

Gabriele Mucchi, Mondine di Sannazzaro (1954), litografie.1

Gabriele Mucchi, Mondine di Sannazzaro (1954), litografia

Nelle diverse opere che hanno come soggetto le mondine vediamo donne immerse nell’acqua, curve, impegnate ad occuparsi del riso. Sono ritratte con il loro abbigliamento tipico: calzettoni di cotone e fazzoletto sul viso, per proteggersi dalle punture di insetti; cappello a tesa larga, come riparo dal sole; calzoncini, mutandoni o gonne con l’orlo infilato nella vita.

Altro esempio è “In risaia” di Angelo Morbelli, pittore alessandrino, i cui soggetti inizialmente spaziavano dalla storia al paesaggio, ma che in seguito si orientò verso una pittura di realtà. Il suo “Per ottanta centesimi”, opera dallo stesso tema, vinse la medaglia d’oro di Dresda nel 1897. Morbelli fu uno dei maggiori esponenti del Divisionismo italiano, corrente artistica sviluppatasi a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo, la cui sperimentazione era incentrata sulla restituzione accurata degli effetti luminosi e sull’uso di colori complementari, stesi in punti o linee sulla superficie della tela. Il dipinto “In risaia”, se osservato da una certa distanza, sembra quasi una fotografia.

Angelo Morbelli, In risaia (1901)

Angelo Morbelli, In risaia (1901)

Angelo Morbelli, In risaia (1901) Una delle prime opere che ha per soggetto le mondine è quella di Ettore Tito, pittore e scultore napoletano naturalizzato veneto; si intitola “Le mondine in Polesine” e risale al 1885. L’arte di Tito, chiara, comprensibile e senza tormenti né drammi, trovò sempre largo consenso sia di pubblico che di critica.Diversi altri artisti tra Otto e Novecento hanno sviluppato questo tema. Il bolognese Aldo Borgonzoni vale come ulteriore esempio di artista che, interessato alle diverse realtà del mondo del lavoro, si è occupato delle mondine. A titolo esemplificativo, cito l’olio su tela “Le mondine” del 1948.

Poiché oggi ci pensano i diserbanti ad assicurare la tranquilla crescita delle piante di riso, e i servigi delle mondine non sono più richiesti, quello delle mondariso può sembrare un mondo lontano da noi.

Eppure, nel 1998, il siciliano Vittorio Franchina lo ha scelto come soggetto di un suo dipinto, che mostra come ancora vivo sia l’interesse per questa realtà, umile e faticosa, il cui ricordo vive grazie ai racconti delle nonne che l’hanno vissuta o di coloro che hanno voluto testimoniarla. Anche se appartenenti ad un’altra generazione, queste donne possono essere per noi un grande esempio di forza ed umiltà.

Vittorio Franchina, Le mondine (1998)

Vittorio Franchina, Le mondine (1998)

 

Elisa La Pietra

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