La sfida…

Il tema di marzo è la sfida: i lettori della rivista culturale online TuttoMondo sono abituati ogni 15 del mese a ricevere un’inondazione di bit, volta per volta sull’argomento prescelto. E a rinnovare sul web il reciproco patto di fiducia con noi. Ci si potrebbe fermare qui.

la sfida.jpgMa, forse, in quest’occasione è meglio spendere qualche parola in più. Sul nostro territorio (Pisa e dintorni in senso lato) nel mese appena trascorso si sono contati almeno quattro eventi al di fuori dell’ordinario:

  1. all’interferometro Virgo di Cascina hanno festeggiato la rilevazione delle onde gravitazionali;
  2. un attore è rimasto impiccato dopo aver interpretato la scena di un suicidio al teatro Lux di Pisa;
  3. una maestra è stata arrestata con l’accusa di aver maltrattato dei bambini in un asilo nido del Cep;
  4. TuttoMondo ha deciso cosa vuol fare da grande e ha scoperto che può riuscirvi solo violando la legge.

Ci fossimo limitati ai primi tre episodi, la scelta del tema mensile sarebbe stata facile, ma al limite del banale: eccellenza e dolore, paradiso e inferno, o variazioni sul tema. Tuttavia ciascuna delle tre situazioni aveva un risvolto che rischiava rispettivamente di offuscare la bellezza della notizia (nel caso di Cascina) o di distogliere l’attenzione dagli altri due drammi in modo quasi grottesco. Vediamoli.

  • Virgo per diversi mesi è stato spento perché conta su un budget di 23 milioni di euro per il suo potenziamento; invece i suoi “colleghi” americani avevano 200 milioni di dollari per aumentare la sensibilità dello strumento, pertanto erano a pieno regime il 14 settembre 2015 quando è stata captata per la prima volta nella storia un’onda prodotta dalla fusione di due buchi neri.
  • La magistratura ha sequestrato per meno di tre settimane il Lux, un lasso di tempo brevissimo, necessario allo svolgimento delle indagini. Eppure (lo si scrive con il massimo rispetto per la vittima e per tutte le persone coinvolte) a cadavere ancora caldo alcuni artisti, intellettuali e cittadini avevano firmato un appello per riaprire il teatro: va detto che i gestori del Lux sono estranei all’iniziativa.
  • Infine, un’intercettazione ambientale effettuata nel nido pisano, mostra una maestra che assiste al fatto e commenta con l’autrice del gesto: «Bella patta, Dio bono!». E l’Ordine degli avvocati se la prende con forze dell’ordine e giornalisti, perché diffondendo quella e altre immagini essi avrebbero declassato il processo penale e il libero convincimento del giudice a vantaggio di un processo mediatico. Sulla forma parliamone; ma l’argomento presta il fianco ai tanti sponsor della censura.

Ecco, possibile che non si possa uscire da questa spinta centripeta che appiattisce ogni emozione? Che guarda l’ombelico e distoglie dalla grandezza (nel bene e nel male) del quotidiano? Questa è una sfida che riguarda Pisa, la pubblica opinione e la Vita in genere.

Qui entra in scena TuttoMondo, che dopo un anno e mezzo è diventato un punto di riferimento per i lettori dell’intera Toscana. Certo, c’è la sfida di raccontare le implicazioni culturali di questi sconvolgimenti, dopo aver digerito la cronaca (di cui un mensile quasi per definizione non può occuparsi).

Ma prima c’è un cimento più impegnativo: affrontare il piccolo cabotaggio, i problemi di tutti i giorni. La rivista ha deciso di registrarsi a breve in Tribunale per diventare una testata giornalistica: lo deve ai suoi oltre quattromila utenti mensili, un numero impressionante e impensabile per chi si occupa di cultura, che è in assoluto l’argomento meno seguito sul web. Lo deve a loro perché il blog è stato finora è un’avventura entusiasmante per questi ragazzi che hanno dato passione e impegno; mentre essere testata non tanto aggiunge rigore (che si spera di mettere già), quanto garanzia sul rigore stesso, impiegato nella selezione delle informazioni e nel modo in cui sono riportate. Ciò dal momento che la legge sulla stampa n. 47 del 1948 pone una serie di paletti a tutela del lettore.

L’ostacolo è costituito dalle carte deontologiche dell’Ordine dei giornalisti che impongono un equo compenso a chi presta la propria opera per una testata e vietano lo sfruttamento economico, promettendo procedimenti contro i coordinatori del lavoro/schiavitù. Tutto sacrosanto, se non fosse che TuttoMondo vive di passione, non di quattrini; e che nessuno – né l’editore, né il singolo collaboratore ultimo arrivato – ci guadagna un centesimo. Il bivio è brutale: crescere nell’illegalità (l’Ordine cita persino l’articolo 36 della Costituzione) o morire nel progressivo e inevitabile nanismo. Facile dire che gli editori italiani violano le norme e hanno le spalle ben coperte dalla politica; ma per noi non esiste il “mal comune, mezzo gaudio”. Facile dire che l’Ordine in questo momento è dilaniato da una battaglia interna su trasparenza e compensi. TuttoMondo in primo luogo si occupa di cultura e questi retroscena interessano poco al nostro lettore.

Basti sapere, per il momento, che un pezzo alla volta cambieremo la rivista: grafica, impostazione dei contenuti, selezione delle notizie e così via; senza mai perdere la notizia di nicchia, che è anche una delle nostre ragioni d’essere. Se alla fine sarete raddoppiati, vorrà dire che c’è sete di sapere e che lo spessore di questi ragazzi aveva solo bisogno di un’impostazione più efficace. Se rimarrete gli stessi o ve ne andrete, vorrà dire che non siamo stati all’altezza. Questa è la nostra sfida: comunque vada avremo imparato qualcosa.

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