La morte di Carosello

Appare come il momento in cui si allontana il figlio dal suo peluche e lo si getta nel fatidico mondo duro. E invece si tratta solo e soltanto di pubblicità.

La sua morte, dopo quasi vent’anni, viene giustificata dall’esigenza di finirla con  le «troppe galoppate su spiagge vergini e pochi dentifrici», con i «troppi amanti che si rincorrono su spiagge e pochi aperitivi»; definito come un modello di comunicazione ”troppo dolce” si vuole interrompere questa carezza per dar spazio ad un’onda di colori e novità: la nuova ed attuale pubblicità. Più spazio, desiderano più spazio: si passa, per così dire, alla ”globalizzazione” della pubblicità; Carosello oramai è troppo anziano, non può che morir di vecchiaia.

C’era dolore, il popolo italiano sembrava sconvolto, non tanto per la perdita di Carosello, ma per la perdita della identità nazionale. C’era ricchezza, c’era felicità, si sentivano in una sorta di periodo Vittoriano in fioritura e il cambiamento non poteva che spaventare e terrorizzare.

Probabilmente Carosello non era affatto lo strumento migliore per pubblicizzare.

Coloro che seguivano lo spettacolo ben poco si ricordano del messaggio pubblicitario, tanto era rilevante la personalità dei vari attori che componevano la scenetta.

Si legge che la scelta non è stata poi tanto sofferta  come si crede, quei 10 minuti poco erano indispensabili per la  felicità, una bella storia poteva essere raccontata anche dalla nuova televisione.

La pubblicità, paradossalmente, non pubblicizzava;creava piuttosto personaggi destinati a perdurare nel tempo.

Carosello aveva poche pretese: cercava quanto più di mantenere gli spettatori incollati al teleschermo con la possibilità di cadere nel compromesso che il marchio da pubblicizzare fosse visto per pochissimi secondi.

Ma il mercato italiano della pubblicità si stava trasformando,stava divenendo più moderno e dinamico, e i produttori stavano diventando insofferenti verso i limiti di tempo imposti da questo modo di reclamizzare i propri prodotti; anche il pubblico stava cambiando, e la televisione basata su presupposti pedagogici perdeva presa. 

Perfino gli stessi tecnici della pubblicità si battevano perché Carosello cambiasse rotta e fosse più coinciso. Infine, i prodotti del mercato internazionale un’immagine standard nei diversi paesi e mal sopportavano di dover costruire spot legati particolarmente al contesto italiano.

Fu votato dalla Corte Costituzionale l’abrogazione della norma che prevedeva che gli sketch pubblicitari non potessero interrompere la trasmissione. La pubblicità richiedeva il suo tempo. Parallelamente, il clima di libertà sociale e culturale che si andava diffondendo nel paese, rese possibili anche creazioni originali e nel 1980 in Italia vi erano circa 500 televisioni private.

La canzone della buonanotte aveva un tempo che corrispondeva a 10 minuti, le famiglie la recitavano insieme davanti alla tv in un momento di totale unione: inspiegabilmente la pubblicità italiana faceva da collante alle famiglie: era questo il momento perfetto per riunirsi e scaricarsi di dosso la fatica della giornata.

Adesso la pubblicità ci circonda. Quella stessa pubblicità che un tempo era un buon motivo per sedersi sul divano e sorridere, oggi è considerata fin troppo presente nella vita di ognuno di noi: diventa persuasiva, praticamente ipnotica e non ci si preoccupa più di catturare l’attenzione dello spettatore: egli non sceglie di seguire la pubblicità, è, piuttosto, portato a farlo, in quanto è inserita all’interno di un programma televisivo seguito dallo stesso ascoltatore.

 E adesso?

Non rimane che attendere la prossima morte.

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