La cupola di Brunelleschi contro leggi della statica e tradizione

Lo scorso 20 febbraio il Museo dell’Opera del duomo di Firenze ha promosso un’iniziativa volta a valorizzare il contenuto dei propri spazi espositivi, custodi di grandiosi esempi del nostro patrimonio culturale, ancora attuali e degni di ammirazione. L’ente museale, infatti, ha permesso la visita, durante l’orario di chiusura, ad un gruppo di instagramers, tra più influenti e più seguiti, proprio per far conoscere, tramite canali social, alcuni dei capolavori dell’arte italiana, condividendone le foto in tempo reale.  L’iniziativa ha voluto dimostrare come certe imprese artistiche siano riuscire a vincere la lotta contro il tempo, rimanendo ancora oggetto di interesse per le moderne generazioni. E quando si fa riferimento alla sopravvivenza nei secoli non si può fare a meno di citare la cupola della cattedrale fiorentina, l’impresa che per eccellenza ha sfidato la tradizione, nonché la forza di gravità. E proprio a questa  Instagram aveva già rivolto attenzione nel maggio 2015, in occasione dei 719 anni dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

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Ancora oggi la vittoria del rinnovamento è celebrata dal Museo dell’Opera  che, nella sua veste restaurata, ha dedicato ampio respiro al progetto brunelleschiano. Ai piani alti del complesso museale non solo si può godere di un esclusivo scorcio panoramico sulla cupola, ma grazie al moderno allestimento delle sale si può ammirare un modellino aereo della stessa che, sapientemente illuminato, rende omaggio alla lungimiranza dell’architetto. Fulcro centrale dell’impresa è senza dubbio Filippo Brunelleschi che propone una nuova figura di artista-architetto pronto a sfidare il passato, credendo fortemente in una tecnologia edilizia mai sperimentata ma geniale e destinata a resistere nonostante l’iniziale scetticismo.

La cupola del Duomo di Firenze è anche conosciuta come cupola del Brunelleschi proprio in omaggio a colui che ne ideò la progettazione e ne gestì i lavori dal 1420 al 1436. L’imponente struttura, dal profilo riconoscibile grazie ai mattoni rossi interrotti  dal marmo bianco, è la più grande copertura in muratura mai costruita. Col il suo diametro, che supera i 50 metri, la cupola fiorentina rappresenta la volontà di Brunelleschi, uomo dall’ingegno audace, di sfidare le ormai obsolete conoscenze sulle leggi della statica, affiancando alla scienza e alla matematica la pratica artistica.panoramica

Nonostante avesse presente l’aspetto del vicino Battistero di San Giovanni, in mancanza di riferimenti tecnici certi, Brunelleschi concepì un metodo costruttivo totalmente nuovo ma in grado di risolvere i problemi legati all’equilibrio di strutture di così grandi dimensioni, presentandosi non solo come architetto ma anche come artista capace di guidare i lavori del cantiere. Del resto è indubbio che Brunelleschi avesse una personalità poliedrica; non a caso, era padre degli innovativi studi sulla prospettiva, finalizzati alla rappresentazione di una realtà tridimensionale, ossia illusionistica, mediante mezzi bidimensionali, e fondati su rivoluzionarie conoscenze geometriche e matematiche.

La stabilità della cupola, predominante sul corpo centrale del duomo,  è garantita da elementi fondamentali, seppur realizzati solo dopo la morte di Brunelleschi, ossia la lanterna -cioè la struttura sommitale a forma di ottagono, coperta da una piramide e coronata dalla sfera dorata eseguita da Verrocchio nel 1468- e le cosiddette tribune morte, ossia le costruzioni semicircolari lungo il perimetro del tamburo che, insieme alle vere tribune, permettono di scaricare il peso a terra. Del resto, un’impresa così gigantesca è la degna conclusione di un processo di rifacimento che aveva riguardato la cattedrale fiorentina per oltre un secolo. Brunelleschi, infatti, si è trovato a dover risolvere questioni strutturali emerse in seguito alla modifica del duomo preesistente. Infatti già Arnolfo di Cambio, nel 1296, aveva previsto l’innalzamento di una cupola in corrispondenza dell’incrocio dei due bracci della chiesa. A causa di incertezze sul progetto iniziale, ritardi e pause, i lavori si erano protratti troppo a lungo e quando, nel 1413, si arrivò a metter mano alla cupola, il tamburo su cui questa doveva innestarsi aveva raggiunto dimensioni colossali. Con una base di circa 42 metri di diametro, Brunelleschi intuì subito che sarebbe stato impossibile procedere con la costruzione secondo le modalità tradizionali e, per questo, ideò un sistema autoportante, senza armature fisse, progetto che presentò nel 1418 in occasione del concorso indetto dall’Opera del Duomo per scegliere il soprintendente al cantiere della cattedrale. Nel 1420 fu stabilita una collaborazione tra Brunelleschi e Ghiberti, quest’ultimo nato, però, come scultore ed orafo, ancora troppo vincolato ad obsolete concezioni architettoniche e poco incline a sperimentare. Impossibilitato, quindi, a procedere liberamente, Brunelleschi decise di dimostrare la totale inadeguatezza delle modalità operative suggerite dal collega fingendo un’indisposizione. Ghiberti, lasciato solo nella gestione del lavoro, si rivelò presto incapace di dirigere un progetto tanto impegnativo, irrealizzabile secondo i vecchi dettami dell’edilizia. Licenziato Ghiberti nel 1425, Brunelleschi rimase, quindi, l’unico responsabile del cantiere.

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L’aspetto davvero innovativo del programma brunelleschiano era di limitare al massimo il peso della cupola, dando vita ad una struttura leggera in grado di vincere la sfida con la forza di gravità. L’architetto ideò, infatti, una costruzione non in muratura piena ma costituita da due calotte, concentriche ed entrambe ottagonali come il tamburo su cui dovevano poggiare.

L’impalcatura necessaria alla realizzazione doveva essere montata gradualmente con l’ausilio stesso della porzione di muratura fino a quel momento innalzata. Partendo, quindi, dalla base del tamburo, i ponteggi, autoportanti, sarebbero stati organizzati seguendo il regolare andamento del lavoro. Fondamentali per la sicurezza statica del complesso sono state la lanterna e le tribune morte: la prima perché, oltre che fungere da decoro, garantisce la chiusura delle calotte mantenendole strette, mentre le seconde evitano che il complesso collassi su se stesso. Le due cupole così ottenute, separate da un’ intercapedine, risultano collegate tramite uno scheletro in muratura, in modo da renderle sì indipendenti ma ben salde e raggiungibili per eventuali interventi di manutenzione; il passaggio, tramite 463 scalini, cui si accede dalla Porta della Mandorla, permette tutt’ora la visita alla parte sommitale della struttura.

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La cupola venne inaugurata da papa Eugenio IV il 25 marzo 1436, ossia il primo giorno dell’anno secondo il calendario fiorentino, associato all’inizio della primavera e alla festa dell’Annunciazione, essendo il duomo  dedicato alla corona trionfale della Vergine Maria.

Brunelleschi, sostenitore della sfida del nuovo al vecchio, ha dato vita ad una delle imprese più grandiose mai realizzate, ancora motivo di studio e di meraviglia, considerando la mole del progetto, compiuto con tecniche sperimentali, e, soprattutto, senza i mezzi attualmente disponibili.

Cristina Gaglione

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