La consacrazione degli Alt-J

Per gli Alt-J il concerto di Sabato 24 Gennaio all’O2 Arena di Londra, si rivela il più grande della loro carriera.

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Sono infatti 20.000 le persone presenti al concerto di presentazione del loro secondo Album, che gli ha portati a ricevere le nomination per il Grammy, i Brit e gli NME Awards.

L’O2 Arena di Londra, simbolo della live music, non riesce a contenere il pubblico che questo giovane gruppo di Leeds richiama. Fare Sold Out all’O2 semplicemente ti consacra tra i grandissimi, ed è proprio là, tra i grandissimi, che dopo il concerto di sabato 24/01, gli Alt-J si sono con forza andati a piazzare.

La location è  la più grande struttura concerti della capitale. Al suo interno si trova di tutto: ristoranti, cinema, bowling, laser game, fast food, slot machine, ecc.. ecc… La struttura mi da la percezione della città del futuro, e dentro la città del futuro purtroppo non si può fumare.

Entro, mangio del sushi, per fare veloce, e mi dirigo verso il mio settore sugli spalti.

Arrivo al “Block H” che dista quasi 10 minuti a piedi dall’entrata dell’Arena, per rendere l’idea delle dimensioni del luogo, ed arrivo, così, al mio posto.

Il concerto è aperto da due gruppi: i “Wolf Alice” ed i “Gengahr”. Come succede di consueto in questi tipi di eventi, ai gruppi di apertura sono tenuti i volumi bassi, e le luci praticamente immobili. Le due band non mi colpiscono, propongono un Alternative Rock abbastanza risentito ed a livello di palco sono piuttosto statici, tra i due trovo più interessanti i Wolf Alice grazie forse alla voce femminile.  “Moaning Lisa Smile” , il singolo, suonato come ultimo brano, merita un ascolto.

Ore 21.00 salgono sul palco gli Alt-J, poche luci nette e definite, scenografie ridotte.

Iniziano con “Hunger of the Pine” sulla cui intro imbracciano gli strumenti.

Il loro show è statico. Parlano poco, solo per ringraziare il pubblico e per annunciare il brano “Leon” del loro primo EP che non suonavano da più di 4 anni. Durante il Live i tre ragazzi di Leeds sono concentrati sul suonare, e ci riescono bene, chitarre precise dal sound graffiante si fanno largo tra le tastiere di Gus Unger-Hamilton. Concerto praticamente impeccabile, che arriva alla fine con “Breezeblocks” che viene cantata da tutta l’Arena urlante “Plese don’t go, i love you so…”

‘Hunger Of The Pine’

‘Fitzpleasure’

‘Something Good’

‘Left Hand Free’

‘Dissolve Me’

‘Matilda’

‘Bloodflood’

‘Bloodflood Pt II’

‘Leon’

‘Interlude I (Ripe & Ruin)’

‘Tessellate’

‘Every Other Freckle’

‘Taro’

‘Warm Foothills’

‘The Gospel Of John Hurt’

‘Arrival in Nara’

‘Nara’

‘Leaving Nara’

‘Breezeblocks’

Sul palco vestiti di nero disposti in fila su uno sfondo nero, senza giochi di luci, senza la megalomania della pop music, solo loro e la loro musica.

C’è dell’umanità nelle canzoni degli Alt-J, della sincerità, dell’emotività che ti prende parte a parte con te stesso.

Il pubblico è molto eterogeneo varia dai più giovani fan dalla faccia dipinta con indosso l’official merchandise della band, a coppie di pensionati ai quali è giunto il nome della band e, chissà se per le liriche leggere ed irriverenti o per le melodie articolate e penetranti hanno deciso di venire a sentire il concerto. Il live dura poco più di un ora e mezzo, nella quale eseguono canzoni una di fila all’altra, andando a suonare quasi per intero i loro due album.

Non è un concerto nel quale si grida o ci si strappa i capelli, tutti nel pubblico sono prevalentemente presi dall’ascolto. E’, infatti, un concerto da ascolto, dove si ondeggia di qua e di la, seguendo le ritmiche della voce, e dove ogni tanto su qualche riff ci si lascia un po’ andare, come su “Left Hand Free” o “Flitzplesure”.

Un concerto da ascoltare con la propria compagna o con l’amico del cuore, abbracciati o tenendosi per mano, semplicemente canticchiando e oscillando. D’altronde loro stessi affermano che quando iniziarono a suonare non erano interessati alle esibizioni dal vivo. Per quanto mi riguarda la location migliore per un concerto degli Alt-J è la loro sala prove.

Malinconici ed introspettivi.

Malinconia che riescono a descrivere talmente bene da riempire l’O2 Arena di Londra dopo solo due Album.

 

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