Ippolito Rosellini, padre dell’Egittologia italiana

Ippolito Rosellini fu uno dei padri fondatori dell’egittologia. Nacque a Pisa nel 1800 e sin da bambino mostrò grande passione per lo studio delle antichità. Nel 1821 si laureò in discipline teologiche presso l’Università di Pisa
Tra la fine del XVIII secolo in Europa e soprattutto in Francia, grazie alla spedizione napoleonica in Egitto (1797-1801) scoppiò la cosiddetta “egittomania” e studiosi ma anche semplici profani furono affascinati dal meraviglioso mondo faraonico.
A soli 23 anni il giovane Ippolito ottenne la cattedra di storia e culture orientali presso l’ateneo pisano: «Non è dirsi con quanto calore egli assunse gli esercizi suoi Cattedratici, né con quanta forza li proseguisse», narra il matematico Giuseppe Bardelli, amico e allievo di Ippolito, nella sua Bibliografia del Professor Rosellini (1843).

campagna d'Egitto napoleonica

La campagna d’Egitto napoleonica

In quegli stessi anni, nella Francia post napoleonica, Jean Francois Champollion decifrava, attraverso la stele di Rosetta, la scrittura geroglifica. Da questo momento si sarebbe aperta la strada che avrebbe trasformato l’egitto-mania in una disciplina scientifica, attraverso la comprensione dei numerosi documenti geroglifici. Rosellini fu il primo, in Italia, a salutare con entusiasmo la scoperta del collega francese e nello stesso anno pubblicava nel Nuovo Giornale di Letterati: «Il sistema geroglifico del Sign. Cav. Champollion il Minore dichiarato, ed esposto alla intelligenza di tutti».
Nel 1825 Champollion si recò in Italia per studiare le collezioni egittologiche conservate al Museo di Torino e di Firenze, fu proprio a Firenze che conobbe Rosellini. Ancora Bardelli: «Rosellini, e Champollion avevano ambedue sortito dalla natura una inclinazione speciale allo studio delle cose Egiziane, aveano pure ambedue un’anima franca, leale, generosa, quindi per quella segreta legge di natura, che lega le anime temprate all’unisono, e che si occupano dei medesimi studi non eransi anche veduti e già erano amici». Nel 1827 Ippolito si recò a Parigi per apprendere il metodo di decifrazione del collega francese. I due amici, in quest’occasione, progettarono insieme il sogno di una vita: una spedizione archeologica in Egitto.

Busto di Ippolito Rosellini conservato al Museo Archeologico di Firenze

Busto di Ippolito Rosellini conservato al Museo Archeologico di Firenze

La spedizione franco-italiana, finanziata dal granduca di toscana e dal re di Francia Carlo X, partì l’anno successivo. Durante il viaggio in Egitto i due studiosi soffrirono la fame, la sete, il caldo torrido e le freddi notti del deserto; affrontarono numerose difficoltà addirittura mettendo a repentaglio la loro stessa vita. Dall’Egitto Ippolito e Champollion riportarono numerosi reperti che i due amici spartirono equamente.
Al ritorno Rosellini fonda la prima cattedra di egittologia in Italia a Pisa, la sua città natale. Il professore pisano inizia anche a lavorare all’opera I monumenti dell’Egitto e della Nubia insieme allo stesso Champollion. Il progetto verrà portato avanti dal solo Rosellini a causa della morte prematura del collega e amico Champollion, avvenuta il 4 marzo del 1832.
Rosellini continua i suoi studi e pubblica in volumi il suo progetto monumentale. Tuttavia le sue condizioni di salute peggiorano e nel 1841 è costretto ad interrompere la revisione del decimo e ultimo volume dei Monumenti. Il 17 Maggio del 1842 muore all’età di 41 anni. Dopo un solenne funerale, al quale parteciparono colleghi e amici, venne sepolto nel cimitero monumentale del Duomo a Pisa, insieme a altri concittadini che come lui innalzarono l’onore della città della Torre pendente.
Gaetano Rosellini, zio di Ippolito e disegnatore della missione, donò una piccola parte della collezione privata del nipote a Carlo Lasinio il quale allestì nel cimitero monumentale del Duomo un vero e proprio al museo a cielo aperta. Questi reperti nel 1986 furono trasferiti nell’appena fondato museo del Duomo. Un’altra parte della collezione venne lasciata in eredità alla nipote Laura Birga che la donò all’università di Pisa e andò a costituire il primo nucleo delle collezioni egittologiche dell’Università, visitabili ancora oggi in via Freddiani 12.
Ippolito Rosellini aprì la strada all’egittologia italiana lasciando in eredità ai suoi allievi il compito di proseguire il suo lavoro. L’Università di Pisa vanta numerosi egittologi che hanno fatto la storia di questa disciplina in Italia e all’estero come Sergio Donadoni, Edda Bresciani e attualmente Marilina Betro. La fondazione di questa scuola di egittologia, fiore all’occhiello dell’Italia, è merito del professor Rosellini e della passione con la quale portò avanti il suo lavoro.
«Te estinto, sola e bene inutile consolazione mi resta, quella di vedere in tutti veemente, e lungo desiderio di Te, che teco ne porti tante speranze» (Bardelli).

Eleonora Serra

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