Intervista a Stefania Bozzi – Presidente ARCI Comitato Territoriale Pisa

Solidarietà e Terzo settore, ne parliamo con Stefania Bozzi,

Presidente dell’ARCI Comitato Territoriale Pisa

PISA – In piena fase due del fatico lockdown e sopratutto in piena fase di polemiche di ogni tipo, Tuttomondonews ha scelto di intervistare, chi è stato lontano dalle polemiche, ma ha lavorato ogni giorno per sostenere famiglie bisognose, per portare spese a casa ad anziani soli, per organizzare raccolte fondi ma che, nonostante tutto non è mai arrivato sui media. Il Terzo Settore, l’associazionismo, il volontariato spesso non ha voce, non è presente nei dpcm del governo, non è presente sulle televisioni nè sui social. Tuttomondonews vuole dare visibilità a questo settore e intervista per voi Stefania Bozzi – Presidente dell’ARCI Comitato Territoriale Pisa

Buongiorno Stefania, prima di addentrarci nell’argomento principale – vale a dire l’emergenza Covid 19 – vorremmo spiegare bene ai nostri lettori, che cosa rappresenta l’ARCI Comitato Territoriale Pisa e vorremmo che Lei ci spiegasse i vari settori in cui si muove l’ARCI.

«La nostra storia ha radici lontane, parte dalle pratiche di mutualismo delle società operaie di mutuo soccorso di fine ‘800.  Oggi, le nostre sedi sono spesso avamposti socio-culturali, nei piccoli centri e nelle zone periferiche (dove a volte sono l’unico punto di riferimento per la socialità). Promuoviamo ogni giorno occasioni di formazione e di fruizione culturale, spettacoli, attività educative, ludiche e motorie, aggregazione, ricreazione, inclusione, mutualismo e solidarietà, accessibili anche alle fasce più fragili della popolazione.»

Arci Comitato Provinciale Pisa

Durante i giorni della massima emergenza sanitaria in molti hanno notato che sulla rete, e non solo, si sono moltiplicate le azioni di solidarietà, di vario tipo. Una realtà che vive di volontariato e che si fonda sui valori del mutualismo, dopo i primi momenti di smarrimento e della necessaria riorganizzazione interna, l’ARCI Comitato Territoriale Pisa, come ha gestito questa naturale spinta solidaristica? da cosa siete partiti? Quali attività avete messo in campo?

«Da subito abbiamo aderito alla campagna Nazionale “Resistenza virale”, abbiamo cercato di continuare a costruire comunità e socialità per dare sostegno anche a distanza. Tanti Circoli e Case del Popolo stanno condividendo contenuti sul web: letture, filastrocche, filmati, giochi, incontri informativi, sportello di auto-aiuto telefonico, eventi e tante altre azioni di solidarietà che è difficile elencarle tutte.

Come ARCI Pisa abbiamo lanciato la campagna Solidarietà Virale, mantenendo – compatibilmente con le norme di prevenzione – l’operatività dei progetti sociali in corso (sportelli e momenti di ascolto), organizzando raccolte fondi, raccolta e distribuzione di generi di prima necessità, come è stato nel caso della proficua collaborazione con la Caritas. Abbiamo impegnato decine di circoli che, da Pisa a Volterra, da San Giuliano a Cascina fino a Vecchiano, hanno contribuito insieme a decine di volontari e volontarie alla tenuta sociale sul territorio.

Noi siamo una “rete associativa” caratterizzata da luoghi fisici ma abbiamo cercato di trasferirci ed essere visibili anche nella “rete virtuale” »

Ad oggi, quali sono i progetti ancora aperti e su quali state tuttora lavorando?

«Praticamente sono ancora tutti in essere.  Abbiamo da poco avviato “la spesa sospesa” in cui i cittadini portano quello che vogliono donare presso alcuni circoli, in altri

Stefania Buozzi

comuni era già avviata, e la risposta è stata molto positiva. Vogliamo implementare e cercare di affinare meglio tutte quelle azioni che garantiscano a tutti pari dignità e diritti. Stiamo lavorando anche per permettere di riaprire a tutte le attività sociali, culturali, ricreative. La sfida è riadattarle nel rispetto della sicurezza e a tutela dei nostri stessi soci»

Parliamo invece adesso dell’altro aspetto: I circoli ARCI. Ad oggi sono ancora tutti chiusi? sarà semplice per i gestori l’adeguamento alle norme della riapertura?

«Per lo più sono chiuse le sedi ma come ho già detto, in realtà sono “aperti” con le tante attività dei nostri volontari, alcuni circoli, ad esempio, hanno attivato la consegna a domicilio e/o da asporto. 

Tutti stiamo cercando di capire come conciliare la riapertura con l’applicazione di tutti i vincoli imposti e per molti circoli non sarà semplice. Tanti volontari in questo momento sono al lavoro nei propri circoli ma purtroppo c’è bisogno anche di investimenti in denaro e non tutti hanno risorse a disposizione. Per alcuni circoli gli spazi sono limitati ed è quindi difficile riattivare azioni e socialità, in altri, dove lo spazio ci sarebbe, non sono ancora chiari quali attività possano essere effettivamente riprese »

I Circoli ARCI, fanno parte della storia italiana e sono elementi peculiari del nostro territorio, ma già precedentemente all’emergenza sanitaria, alcuni di questi erano in sofferenza, ce la faranno a ripartire o rischiamo di perdere alcuni?

«Il rischio di non vedere la riapertura di alcuni circoli, anche storici è reale. Abbiamo la consapevolezza che questa “emergenza sanitaria” ha stravolto il sistema economico e sociale. Purtroppo lo vediamo nei provvedimenti del governo: Associazionismo, volontariato, e Terzo settore non vengono considerati un soggetto economico rimanendo così la “cenerentola” della ripartenza e non si  prevedono misure di aiuti e sgravi. 

I nostri circoli e case del popolo vivono e sopravvivono grazie soprattutto alle quote sociali e alle attività di autofinanziamento, culturali, ricreative e di socializzazione. Ad oggi si trovano già in difficoltà a fare fronte agli affitti, alle spese di gestione e di struttura che non hanno visto l’attenzione nelle misure di aiuto. Come ho già sottolineato, inoltre,  i grossi limiti e dubbi sulle regole delle riaperture non aiutano»

Quelli che, al contrario, erano tra i più attivi, avevano tra le loro attività principali: cene sociali, serate di ballo, tombole e spesso i maggiori fruitori erano persone della terza età. Che cosa ne sarà di tutto ciò?

25 aprile 2018 – circolo arci putignano

«Dovremo cercare di capire come riadattarle.  Non sarà certo facile, sono attività che hanno alla base la convivialità e la “vicinanza”, sono attività che garantivano la sostenibilità oltre che dare una risposta ai bisogni socio-culturali, ricreativi e di comunità. Gli anziani nella prima fase anche della comunicazione hanno subito ancora di più il senso di solitudine e di peso nel sentirsi continuamente dire “il Covid colpisce SOLO gli anziani”. Adesso, dovremo far vincere loro la paura e farli tornare a essere attivi: la solitudine e a volte la non conoscenza dei sistemi tecnologici li ha tagliati fuori e resi ancora più isolati»

Durante l’emergenza sanitaria e anche adesso nella fase due, l’ARCI Comitato Territoriale ha avuto richieste di aiuto/collaborazione dalle amministrazioni comunali del territorio?

«Diciamo, molto pochi. Anzi, in alcuni casi abbiamo dovuto sollecitare una risposta alla nostra candidatura di messa a disposizione dei nostri Circoli per cercare di dare un contributo alla comunità! Abbiamo una vocazione naturale, rappresentiamo dei presidi di prossimità, siamo punti di riferimento per la popolazione, luoghi di relazione e condivisione, ma tutto ciò non è stato riconosciuto. Per questo ci siamo auto-organizzati e attivati autonomamente cercando anche di fare rete con altri soggetti del Terzo settore. L’Italia ha un tessuto associativo che nessun’altro paese europeo ha, è un tessuto diffuso, organizzato e capillare di cui l’ARCI è solo una componente insieme ad altri soggetti, è veramente singolare, quindi, che questa rete nazionale che potrebbe essere motore e sostegno alla tenuta sociale e anche un valido strumento per la ripartenza, non venga tenuta in considerazione»

C’è un messaggio/appello che Stefania Bozzi – Presidente dell’ARCI Comitato Territoriale Pisa vuole lanciare alle amministrazioni comunali?

«Chiediamo che ci sia da parte di istituzioni e delle amministrazioni un riconoscimento al nostro mondo, che ci sia attenzione e cura anche per i nostri Circoli e per il Terzo settore tutto. Chiediamo che siano messe in campo misure specifiche e concrete a sostegno del Terzo settore:

  • l’esenzione dei tributi di competenza comunale per tutta la fase di sospensione delle attività per tutti gli ETS;

  • l’annullamento dei versamenti TARI per il periodo di sospensione delle attività associative e una forte riduzione per tutto il periodo della ripartenza;

  • il supporto degli Enti Locali nella fase di riapertura, attraverso accompagnamento e sostegno economico per agevolare l’applicazione delle nuove norme e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza;

  • in assenza di analoghi provvedimenti regionali o nazionali, attivazione di un fondo destinato alle associazioni (iscritte ai registri regionali e/o nazionali) che hanno contratti di locazione privati da destinare prioritariamente, ma non esclusivamente, alle associazioni che come attività principale svolgono attività educative e di promozione della cultura;

  • semplificazione e sburocratizzazione degli adempimenti richiesti per l’organizzazione di manifestazioni temporanee di pubblico spettacolo e per la richiesta di licenze temporanee di somministrazione;

  • Bandi e investimenti per le politiche di assistenza agli anziani, agli adolescenti e alle tante fragilità presenti sul territorio;

  • Un fondo per la promozione della cultura estesa in maniera diffusa che interessi tutte le zone delle nostre città e dei nostri paesi, capaci di salvaguardare la fruizione della cultura, la socialità e insieme la messa in sicurezza delle persone durante le attività;

  • Utilizzo del suolo pubblico a favore dei circoli che hanno per statuto la promozione sociale e la diffusione della cultura e che oggi necessitano di un intervento in tal senso perché siano messi nelle condizioni di rispettare le regole sul distanziamento sociale

  • Creazione di un fondo di contrasto alla povertà e l’istituzione su tutto il territorio, anche in capo alla Società della Salute rilanciare l’osservatorio sulla povertà in cui siano presenti le associazioni della provincia.»

Come sempre, domanda d’obbligo finale: Quali sono i progetti dell’ARCI per l’immediato futuro?

«Intanto resistere e combattere. Nella prima fase ci siamo preoccupati, come è nostra natura, di mettere in atto azioni per dare aiuto a chi ne aveva bisogno; ora dovremo continuare a fare ciò ma anche “aiutare” la nostra rete di Circoli e Case del Popolo. Cercare di rilanciare azioni e attività che fanno parte della nostra storia, rilanciare azioni di mutualismo, riaprire le nostre sedi per i soci e la comunità e continuare a chiedere a chi ci governa la garanzia di giustizia sociale, perché la ripartenza non può lasciare nessuno indietro. Per questo chiediamo che siano attivati tavoli di settore  e di confronto “permanenti” già in questa fase, con il coinvolgimento del Terzo settore e gli altri stakeholders»

 

 

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