Il suono del classico: Supertramp

Breakfast in America dei Supertramp: l’America gastronomica dei sogni e delle illusioni

Cari lettori come ogni mese vi proponiamo un classico della musica. Oggi per voi abbiamo i Supertramp con Breakfast in America del 1979, un disco icona tra pop-blues e progressive e dal grande successo commerciale, disco che molti di voi sicuramente conosceranno visivamente anche se non l’hanno mai ascoltato.

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Ho scelto questo album soprattutto per la copertina e per il suo titolo. In questo numero parliamo di cibo e di alimentazione in tutte le sue forme e declinazioni, dal locale all’internazionale, dall’etnico al classico del nostro paese, e Breakfast in America mi sembrava un buon punto di inizio, per cominciare la giornata con “una ricca colazione”, e anche per riflettere sulle differenti abitudini alimentari che fanno dell’uomo quello che è. D’altra parte noi siamo quello che mangiamo, e il cibo è un indicatore del tipo di società in cui viviamo e in cui vorremmo vivere. Dietro la copertina dell’album si nasconde un momento chiave della storia della band che non voglio qui anticiparvi… E date le mie premesse vi guiderò a scoprire, attraverso un po’ di storia e di biografia, quanto il design di Breakfast in America sia carico di significato per i nostri musicisti.

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I Supertramp nacquero alla fine degli anni 60, in Inghilterra per volontà di Rick Davies (nato a Swindon, Wiltshire, Inghilterra il 22 luglio 1944) e Roger Hodgson (nato a Portsmouth, Hampshire, Inghilterra il 21 marzo 1950), il primo di modesta estrazione operaia, il secondo nato in un’agiata famiglia della middle-class e cresciuto ad Oxford tra Jazz e letteratura. Dopo una serie di collaborazioni tra i due musicisti e varie esperienze disastrose con alcune meteore che avevano avuto un posto nella formazione iniziale, i due selezionarono i definitivi componenti della band: il bassista scozzese Dougie Thomson, l’inglese John Helliwell, sassofonista di grande esperienza blues, e lo statunitense Bob Siebenberg, batterista arrivato in Inghilterra nel 1970 e proveniente dalla “pub rock” band dei Bees Make Honey. Con questa formazione i Supertramp produssero i loro primi album degni di riconoscimenti: Crime Of The Century (1974)Crisis? What Crisis? (1975), registrato in parte negli Stati Uniti e che portò la band in tour per tutto il mondo. Il 1977 fu l’anno della svolta. I Supertramp si trasferirono definitivamente negli USA alla ricerca di nuovi sounds e di successi planetari, dopo il lungo tour degli anni precedenti: il successo e la fama erano le cose che più li interessavano e l’America sembrava il posto perfetto per realizzare certi sogni.

Non ne potevamo più di vivere in un posto dove anche essere vegetariani era guardato con sospetto

dichiararono i musicisti in partenza per gli USA, screditando la chiusura mentale della realtà inglese e aspettandosi dalla nuova dream-land un’accoglienza più aperta e cosmopolita. L’America era per i Supertramp qualcosa di estremamente divertente e fuori misura, con i suoi aspetti negativi e positivi, e l’album che ne scaturì in parte incarnò questa visione dolceamara, come si apprende dai testi (laconoci ed euforici), dal piglio decisamente prog-pop delle canzoni, e dalla scelta del titolo del disco come dichiarò Hodgson: “We chose the title because it was a fun title. It suited the fun feeling of the album”. E quel divertimento li legge immediatamente dalla copertina, una visione gastronomica dal finestrino dell’aereo, quell’aereo che nel 1977 portò definitivamente la band negli USA.

Give me your tired, your poor, your huddled masses yearning to breathe free (Datemi le vostre stanche, povere, le vostre masse accalcate che sono desiderose di respirare liberamente)

era l’iscrizione che si trovava sulla statua della Libertà una volta raggiunta New York, quella statua che tutti i viaggiatori in aereo vedono dal finestrino. Nella copertina di Breakfast in America la sobria e panneggiata Lady Libertà si è trasformata, e ha assunto le sembianze di una cameriera di mezza età con qualche chilo di troppo, una smorfia golosa e amichevole, una divisa da diner anni 50 che le stringe un seno prorompente. Non c’è più il messaggio di speranza per i pellegrini, ma un semplice e scarno menù che porta il nome del diner, “Breakfast in America”, in cui la signora lavora; la fiaccola che la statua della Libertà tiene in mano è diventata un bicchiere di succo di arancia su un piattino da caffè, e la corona una semplice crestina da cameriera.

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Le menti che concepirono questo progetto furono quelle dei disegnatori Mike Doud e Mike Haggerty che inizialmente avevano proposto alla band una copertina diversa, sempre sul tema gastronomico, che raffigurava Cheerios giganti che rotolavano in un’alluvione di latte nella Monument Valley dell’Arizona. Ma il progetto che piacque di più alla band fu l’altro che vedeva Manhattan trasformarsi in un diner gigante alle spalle della formosa cameriera, definita da Haggerty “la donna ideale di Tom Waits”. Se Doud ebbe la visione e l’ambizione del prgetto, fu Mike Haggerty che realizzò la struttura della città sullo sfondo, montando bottiglie, scatole di cornflakes, portaceneri, posate, tazze, piattini, macina pepe, contenitori per uova, bottiglie di aceto, ketchup e senape che vennero in seguito spruzzati con una bomboletta bianca per dare l’idea di skyline. Le torri gemelle del World Trade Center apparvero così come due pile di scatole e Battery Park, il punto di partenza per il traghetto di Staten Island, assunse la forma di un piatto pieno di cibo per la prima colazione. Se si gira il disco dietro possiamo vedere invece i cinque musicisti che consumano un lauto banchetto americano al diner della Signora Libertà, ognuno ritratto in una tipica posa di inizio giornata mentre consulta il giornale della propria città natale. Si fa colazione, sebbene fuori sembra sia notte, come si vede dalle finestre, e il tutto pare essere risucchiato in un gorgo di falsità che si nasconde dietro questa esibizione di cordialità ospitale del diner. La copertina esprimeva con umorismo, e con qualche vena satirica e malinconica, la differenza tra due mondi, quello Europeo e quello degli USA come dichiarò Helliwell:

The cover expressed with wry humour our mental and physical place at that time. The imagery appealed to us – living in the land of dreams and ambitions, and substituting the English transport café for the friendly diner.

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L’America era “friendly”, ricca, piena di opportunità e disegnare Manhattan attraverso il cibo non poteva far altro che evidenziarne la sua potenzialità, come luogo pieno di abbondanza e spensieratezza, ma anche come luogo saturo di “grassi”, di eccessi e con manie di grandezza economica: due facce che già risultavano sovrapporsi nella figura della cameriera, sudaticcia, sovrappeso e giunonica, una vera e propria immagine dell’America che in parte funziona ancora oggi nel nostro immaginario europeo comune.

Tra cibi saporiti, bevande calde, condimenti ipercalorici e colazioni da banchetto medievale, i Supertramp però avevano colto anche i lati oscuri di questa gioiosa presentazione consumistica, e i testi dell’album lo dicono a chiare lettere, sebbene l’atmosfera musicale che si respira è quella di un disincantato pop alla Bee Gees con note blues e prog.

L’album si apre con un pezzo storico Gone Hollywood la caricatura del “sogno americano” che sembra cantato dai Bee Gees a cui si sovrappongono note hard rock. Si parla di disillusione, di rifiuti, di follia, egocentrismo delle star e di malinconia, tutte accompagnate da un riff di piano che sembra non esaurirsi mai, mentre il sax da protagonista addolcisce il tiro alla King Crimson. The Logical Song, il pezzo seguente è una polemica personale sulla repressiva istruzione collegiale che il Hodgson aveva sperimentato sulla sua pelle, ed è un grido di libertà oltre le etichette che una rigida società impone. Arrangiamento eccezionale, avanguardista, non è assolutamente un pezzo pop, sebbene orecchiabile e trainante, e ricorda molto le polifonie dei Beatles e il country rock americano.

Goodbye Stranger torna a descrivere l’America con le solite note dolci amare e con un falsetto che può anche risultare fastidioso, ma che a quel tempo andava alla grande: si parla di un viaggio, di chi ha avuto il coraggio di mollare tutto e partire verso l’ignoto senza nessuna remora, verso un sogno anche sconosciuto. All’America si guarda anche con un sorriso ironico come già la copertina voleva comunicarci: il pezzo Breakfast In America è la caricatura del mito americano visto dagli europei, dalle “California girls”, ai mega aerei, dalla fama facile alle lussuose ricchezze del Texas dove tutti possono mangiare le aringhe affumicate, cibo pregiato. Take The Long Way Home e Just Another Nervous Wreck vedono il volto più scuro dell’America ovvero quello dell’annullamento personale per l’affannosa ricerca di un possibile ed effimero successo. All’inizio ci si crede i protagonisti della propria vita, come “un Romeo in una recita teatrale” ma basta poco per diventare parte dell’arredamento e figura di sfondo di poco conto, fino a che la propria vita non si frantuma nelle mani degli estranei, per diventare una vera e propria catastrofe. Poi ci sono le canzoni d’amore come Oh Darling, Lord Is It Mine? e Casual Conversations, dove l’amore è lontano, inquieto, difficile, platonico, sommerso nel ricordo e le parole sono qualcosa di superfluo e dimenticato. La musica è lenta, pop, ballabile, un po’ ABBA, un po’ disco e tanto Bee Gees ed Elton John. Sentimentalissima in questi pezzi, come il sax sempre più languido, rompe con il tono più rock dei brani precedenti.

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L’album si chiude con un pezzo che secondo me è il migliore del disco: Child Of Vision, con un meraviglioso piano elettrico che tende al jazz. Testo criptico ma non troppo che vuol ancora una volta ribadire l’illusione del sogno americano, e che chiude perfettamente l’album, un vero e proprio concept album prog, con un messaggio: “Cercate nuove ambizioni perché in questo mondo c’è ben altro”.

You tried to be a hero, commit the perfect crime, but the dollar got you dancing, and you’re running out of time.

You’re messin’ up the water, You’re rolling in the wine,You’re poisoning your body, You’re poisoning your mind, You gave me coca-cola, You said it tasted good,You watch the television, It tell you that you should.

How can you live in this way? You must have something to say. There must be more to this life. It’s time we did something right. Child of Vision, won’t you listen? Find yourself a new ambition.

La tanta voglia di successo però portò davvero I Supertramp alla gloria: il disco ha venduto circa 15 milioni di copie in tutto il mondo ed è diventato l’icona che ancora oggi ci fa pensare alla band. Breakfast in America si apre con una colazione ricca, come lo sguardo dentro un diner pieno di persone comuni, ognuna con i suoi problemi, ognuna con la sua vita, con le sue ambizioni. Un’umanità scossa e tormentata di cui facevano parte anche i Supertramp, un’umanità qualunque che con questo disco è stata cantata ed è entrata a far parte della storia del pop e del rock.

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Virginia Villo Monteverdi

Virginia Villo Monteverdi

Fatta di musica, arte, immaginazione e altre cose intellettuali e magari noiose.
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