Il Suono del Classico – I Goblin

PROFONDO ROSSO

La colonna sonora della paura firmata dai Goblin

La musica per me è fondamentale, la amo tantissimo e la metto sempre nei miei film, la musica moderna il rock duro. Sono amico di molti di questi ragazzi che fanno rock: Iron Maiden, Rolling Stones, Motorhead… Cerco con le immagini di rendere la stessa efferatezza, lo stesso estremismo che loro mettono nel suono.

Dario Argento in: Sandra Petrignani, Fantasia e Fantastico, Camunia, Brescia, 1985.

Nel mese horror non potevamo pensare ad un classico della musica come la colonna sonora di Profondo Rosso dei Goblin, datato 1975. Con questo album storico la band vinse il “Disco d’oro” vendendo un milione di copie nel solo primo anno di uscita, rimanendo per cinquantadue settimane nelle classifiche di vendita dei 45 giri e degli LP, record mai superato da nessun altro artista italiano.

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Profondo Rosso nacque per il film e con il film di Dario Argento, quando la band, all’epoca giovanissima, si era formata da appena due anni per volere dei musicisti Claudio Simonetti e Massimo Morante. Poco più che ventenni, ma desiderosi di iniziare una vera avventura musicale ispirati da Genesis, King Krimson, Emerson Lake and Palmer, Jethro Tull e Yes, i ragazzi cominciarono a registrare i primi brani, e insieme al manager e collega Giancarlo Sorbello partirono per Londra con lo scopo di diffondere la loro musica. All’epoca i produttori quotati e conosciuti erano disponibili a cercare e scovare nuovi talenti, e nell’ambito del progressive rock la scena era molto viva e aperta alla sperimentazione. In questo contesto Sorbello contattò il produttore e fonico Eddie Offord che aveva precedentemente lavorato con i mostri del progressive come Emerson Lake & Palmer e Yes, e gli propose il demo del gruppo. Incredibilmente Offord ne rimase colpito e decise di produrre i pezzi e promuovere la band con vari concerti. Nel frattempo ai primi due membri della band si erano uniti Fabio Pignatelli, al basso, e Carlo Bordini, alla batteria: i quattro si fecero chiamare Oliver e reclutarono come cantante lo statunitense Clive Haynes, conosciuto mesi prima in una stazione della metropolitana londinese. Purtroppo o per fortuna gli Oliver ricevettero una brutta notizia dal produttore londinese… Offord sarebbe dovuto partire a breve in tour con gli Yes e non avrebbe avuto più tempo per registrare il disco della band italiana… I ragazzi, delusi e amareggiati dovettero tornare a Roma, sperando in qualche piano provvidenziale che li aiutasse a realizzare i loro desideri musicali.

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Il miracolo fortunatamente arrivò in poco tempo, grazie ad un fortunato aggancio familiare: il padre di Claudio, Enrico Simonetti, riuscì a mettere in contatto i ragazzi con il suo amico e collega Carlo Bixio, produttore della Cinevox Records, e gli Oliver firmarono finalmente un contratto discografico il 30 ottobre del 1974. Durante la registrazione del primo album, che vedrà la band cambiare il nome in Cherry Five, la Cinevox propose i musicisti a Dario Argento che stava cercando una band rock per realizzare la colonna sonora del nuovo film: Profondo Rosso. Il regista inizialmente aveva altre mire prima di conoscere i futuri Goblin… Aveva contattato i Pink Floyd che si erano dimostrati interessati alla collaborazione ma purtroppo in quel momento stavano lavorando al disco The Wall e all’omonimo film e quindi dovettero rinunciare. Argento decise allora di puntare sul gruppo romano che gli era stato proposto. I ragazzi vennero presentati al regista dalla sua compagna Daria Nicolodi (la leggenda vuole che lei li scelse dopo essere rimasta sconvolta da un loro brano, The Swan Is A Murder Part.1) e l’accordo per la registrazione della colonna sonora fu praticamente immediato: Argento ascoltò le proposte musicali della band, ne rimase intrigato e commissionò inizialmente alcuni brani… Come racconta Claudio Simonetti

Inizialmente dovevamo solo eseguire e arrangiare a nostro modo le musiche di Giorgio Gaslini, il quale dopo aver discusso con Argento durante la lavorazione, lasciò il film, e quindi Dario richiese di finire il film con le nostre musiche. Sono così nati i brani “Profondo Rosso”, “Death Dies” e “Mad Puppet”, lato A dell’album, mentre nel lato B ci sono le musiche di Gaslini eseguite da noi più un paio di suoi brani con l’orchestra. Le nostre musiche e il nostro stile, che già avevamo da alcuni anni, si sono presto abbinati bene al genere horror, grazie anche al coraggioso Argento, che all’epoca era già un mito, che ebbe l’intuito e il coraggio di scegliere una nuova band composta da giovanissimi musicisti (io ero il più grande con soli 23 anni). Eravamo poco più che ventenni e ci siamo trovati davanti a un grande regista, allora Dario era all’apice della sua carriera, però abbiamo subito legato perché comunque era una persona semplice, anche con Daria Nicolodi, allora sua compagna, abbiamo subito fatto amicizia.

Da un’ intervista di Claudio Fabretti a Claudio Simonetti, su Onda Rock

I Cherry Five si sentirono improvvisamente vicini al genere horror, la loro musica sembrava fatta apposta… Consapevoli di questo connubio cambiarono così il nome in Goblin mentre Walter Martino sostituì Carlo Bordini alla batteria, insieme a continui cambiamenti di formazione che all’interno dell’album porteranno all’alternarsi di diversi musicisti. Il gruppo si mise al lavoro e in poco tempo realizzò Profondo Rosso quello che divenne un capolavoro parte della nostra memoria uditiva e sensoriale. Il pezzo che dà il titolo all’album, Profondo Rosso, diventerà l’icona musicale del cinema horror e la melodia del pericolo per eccellenza.

Dario Argento e i Goblin

Dario Argento e i Goblin, foto autografata da Claudio Simonetti

Nel 1973 il regista de L’esorcista William Friedkin usò Tubular Bells di Mike Oldfield come colonna sonora del film, e questo fu un gesto che segnò l’ingresso della musica rock e di alcune sue ritmiche ripetitive e ossessive, nel mondo del cinema horror. Dario Argento voleva creare proprio un’atmosfera simile a quella di Tubular Bells e questo lo fece ben presente ai Goblin che in una notte buttarono giù la linea melodica del pezzo cardine dell’album. Il bassista Fabio Pignatelli ricorda che parte dell’arrangiamento di Profondo Rosso proveniva da una sua esperienza personale: dopo aver assistito ad un concerto dei Jethro Tull nel 1971, il giovane Fabio rimase colpito da un fraseggio di chitarra di Ian Anderson nel pezzo My GodL’arpeggio di Profondo Rosso fu proprio il ricordo filtrato dal tempo di quel concerto del 1971. La colonna sonora fu un successo che portò i Goblin a diventare un gruppo progressive che scalava le classifiche in un contesto commerciale dove i protagonisti erano ben altri:

Ancora oggi sono sorpreso e meravigliato, calcolando che all’epoca eravamo delle mosche bianche, visto che erano gli anni dei Cugini di Campagna, degli Alunni del Sole, di Baglioni e Cocciante e della musica estremamente commerciale… Eravamo proprio dei marziani! Vai a capire il pubblico.

Da un’ intervista di Claudio Fabretti a Claudio Simonetti, su Onda Rock.

TRACKLIST:

Profondo rosso

Death Dies

Mad Puppet

Wild Session

Deep Shadows

School at Night

Gianna

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Connubio tra jazz, progressive magistrale alla Robert Fripp, l’album si compone di sette tracce fatte di pura paura e organi maestosi. Tanto per restare in tema di paura e della sua trasmissione diretta, Profondo Rosso è anche il primo caso di colonna sonora suonata da un gruppo rock italiano a un volume molto alto per l’epoca. In parte composte totalmente dai Goblin e riarrangiate da Gaslini (i primi cinque brani), in parte riproposte sulle partiture originarie del jazzista (gli ultimi due), le canzoni dell’album sono perfettamente amalgamate tra loro. Dopo la title track il disco esplode con Death Dies, sottofondo delle scene del film girate in collina, in cui Pignatelli suona un basso da brividi. Il pezzo è una rincorsa che precipita in un frenetico free jazz impazzito che anticipa l’ingresso al pezzo successivo, che tra moog e sintetizzatori, theremin e timpani ci trasporta in un’atmosfera da incubo mentale intriso di terrore e febbri: Mad Puppet. Il pezzo, che comincia con estrema concitazione, si stempera in un passaggio di accordi che richiamano il rock ‘n roll sporcato da luminescenti loop di sintetizzatore, magistrali, degni dei Tangerine Dreams. Si prosegue con Wild Session, canzone che riesce veramente a far gelare il sangue nelle vene. Grida lontane e carillon di sottofondo creano quella perfetta atmosfera che diventerà la chiave sonora dei film horror per eccellenza. Il jazz esplode come un attacco cardiaco su un pianoforte continuo e apparentemente dolcissimo di Simonetti, creando un contesto perfetto per allarmare l’ascoltatore.

Chi ha il coraggio di proseguire l’ascolto può così godersi il resto della canzone e apprezzare l’assolo di sax e il basso morbido, a tratti simile a quello che gli Emerson Lake and Palmer useranno in Love Beach nel 1978. Le canzoni dei Goblin evocano autonomamente immagini ed emozioni violente: la cantilena mortifera del bambino e del carillon in School At Night, tra visioni e suoni elettronici, violino e arpa, ci regala un carillon che rimbalza come una melodia assassina, carillon che tutto fa pensare meno che a qualcosa di rassicurante. A chiudere il tunnel di paura i Goblin inseriscono un pezzo brevissimo e di tono completamente diverso dal resto del disco: Gianna, riprendendo l’originale partitura di Gaslini. Gianna (dal nome della giornalista, una delle protagoniste del film) sembra la quiete dopo la tempesta, la fine dell’incubo, un pezzo dai toni tranquilli e rilassanti dopo l’angoscia tormentosa precedente.

Sarà veramente così? Viene da chiedersi…Oppure è solo un preludio ad un nuovo terrore?

PS: Voglio ringraziare Roberto Attanasio di Terra di Goblin per avermi dato la possibilità di scoprire (attraverso il suo sito) molto su questa band e di avermi dato l’ ispirazione per l’articolo.

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Virginia Villo Monteverdi

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One comment to “Il Suono del Classico – I Goblin”
  1. Ciao Virginia, scorrendo su internet ho letto il tuo articolo, sono contento che Terra di Goblin sia stata la tua ispirazione per questo articolo .
    Ti ringrazio per avermi citato e segnalato il sito alla fine dell’articolo, per me è un enorme piacere..
    Se in futuro vorrai avere altre informazioni sulle colonne sonore dei goblin o su altre loro produzioni, non esitare a contattarmi, sarò ben felice e disponibile ad aiutarti.
    Grazie ancora e complimenti !

    Roberto Attanasio ( attrob@tin.it / goblinattanasio@libero.it )

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