Il peso della farfalla

 Un camoscio e un uomo, lo scontro tra due solitari. Ed è Il peso della farfalla

 

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In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove.

Sono una quota sperimentale che va alla deriva.

Dietro di loro la traccia aperta si richiude.

 

Nell’aria si avverte uno scalpitare di zoccoli mentre una mano stringe sicura un 300 magnum con una pallottola da undici grammi in cerca della preda più ambita.

E’ l’imminenza di uno scontro quello che Erri de Luca narra nel suo libro Il peso della Farfalla, edito da Feltrinelli (2009).

Erri de Luca ci racconta la storia di due solitari, un camoscio, e un uomo, o meglio un ladro di bestiame. Entrambi vivono in una terra inospitale, in quello che lo stesso autore definisce l’ultimo paragrafo della geografia, le montagne. Ed entrambi sono fiaccati da una stanchezza assaporata fino in fondo, sono giunti all’ultima stagione della loro supremazia.

Erri de Luca lascia che siano le sue amate montagne a parlare al lettore, dà spazio all’eco della voci che lo hanno accompagnato nelle sue scalate per trasfondere nelle pagine la sua ammirazione per gli abitanti di quelle pareti rocciose.

Il camoscio è il più perfetto animale di quelle asperità, il giusto abitante di quei luoghi perfetti, è un acrobata, un giocoliere delle pareti rocciose, i suoi zoccoli “sono le quattro dita del violinista, appigliano l’aria, sono quattro assi in tasca a un baro, con loro la gravità è una variante al tema, non una legge”.

Il camoscio è la prova vivente dell’ esistenza della “legge dell’attrazione celeste”, il camoscio sa contrastare la spinta verso il basso con una forza opposta e contraria che lo fa librare tra le asperità delle pareti rocciose leggero come una farfalla.

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farfalla-biancaE non è un caso che nella bella stagione una farfalla bianca si posi sul suo corno sinistro. La farfalla è regalità ed è il peso di una corona quello che il sovrano delle montagne porta sul suo capo.

Il camoscio e’ un solitario per natura, si unisce in branco solo nella stagione degli amori per non tradire la sua missione di perpetuare la specie.

Dall’altra parte un intruso ha deciso di abitare quelle stesse montagne, di tradire la sua vocazione di animale sociale. Un uomo si è aperto un varco in quella terra inospitale, ne è divenuto un abile conoscitore, l’ultimo dei bracconieri, che nessun guardiacaccia potrebbe stanare.

Quel cacciatore ha ucciso con precisione chirurgica più di 300 bestie: cervi, caprioli, stambecchi. Ma nessuna preda è come il camoscio, davanti a lui l’uomo sente di essere solo un ladro di passaggio, su di lui nessuna farfalla si poserà per rilasciargli il diritto di cittadinanza tra quelle montagne, in cui “ogni uomo è solo una sillaba sul dizionario”.

Chi avrà la meglio in questo scontro campale, in questo duello tra due solitari?

Erri de Luca ce lo rivela pagina dopo pagina, lentamente, senza fretta.

Il peso della farfalla è poco più che un racconto breve ma densissimo, e racchiude nella sua sintesi le leggi dell’eterno scontro tra uomo e natura, tra due mondi destinati da sempre a toccarsi, a convivere nella ricerca dei loro reciproci, delicati equilibri.

E l’autore è capace di farlo  con un linguaggio che assume i caratteri della poesia che si fa prosa.  Erri de Luca è un maestro della parola, di una parola soppesata e scelta con la stessa perfezione con la quale il camoscio domina l’altezza, spostando le nuvole e spazzando le stelle.

Non c’è nulla di superfluo o di sovrabbondante nelle 60 pagine del Peso della Farfalla. E’ un libro da leggere con calma, anzi da sentire fino in fondo. Perché ogni parola, ogni aggettivo, ogni frase sembra trascendere la materialità della pagina per restituire a noi lettori il fragore di un temporale, il sibilo del vento tra una parete rocciosa che annuncia la resa di un re, stanco di correre, e la certezza di un cacciatore di essere arrivato alla sua ultima pallottola.

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Biancamaria Majorana 

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