Il mercato tra arte, cultura e socialità

Nel mondo contemporaneo lo spazio dedicato ai mercati non è più inteso come “vuoto urbano”, riempito di bancarelle e banchi mobili, i quali, terminate le ore dedicate alla vendita, lasciano il posto a un piazzale vuoto e anonimo. Si tratta, invece, di oggetti d’arte che assumono la funzione di involucro dello spazio adibito agli scambi.

All’interno è tutto un susseguirsi di colori, forme e suoni, che rapiscono il visitatore quasi assuefatto dall’esposizione dei prodotti. Infatti molto spesso la merce viene mostrata ai potenziali acquirenti quasi si trattasse di un’opera d’arte: la frutta è correttamente posizionata pezzo per pezzo, per gli ortaggi si procede allo stesso modo; quasi ci si dimentica dello scopo per il quale si è raggiunto il mercato, per lasciar posto all’osservazione “dell’esposizione”.

Di conseguenza, diventa opera d’arte anche la costruzione dell’edificio che ospita uno spaccato di vita, un’istantanea della comunità, che si ripete uguale a se stessa nei secoli, ma che, allo stesso tempo, ha modificato il luogo, il tipo di commercio e la tipologia di scambio che avvengono all’interno.

L’essenza del mercato è l’essere un luogo d’incontro e socializzazione, dove i rapporti umani contano quasi più della merce esposta; l’essere occasione di contaminazione tra luoghi e culture distanti e allo stesso tempo spazio contenitore di mutamenti e novità da diffondere.

Non esiste una città compiuta dove non sia stato presente uno spazio riservato al mercato. I primi mercati nascono dall’aggregazione di venditori ambulanti, che, con il loro raggrupparsi, caratterizzano il tessuto urbano con gli svariati rapporti che circolano e si creano attorno a questo luogo che profuma di collettività.

Esso rappresenta il luogo d’incontro tra il mondo agricolo e la città, dove si avverte la contaminazione dei sapori, della storia e delle tradizioni; il tutto intrecciato alla vita, alle novità e alle tecniche locali. L’identità del luogo, le tradizioni, soprattutto quelle culinarie, si incontrano con la cultura, si mischiano e danno vita a uno spaccato di vita mai uguale a sé stesso, regalando ai visitatori un’esperienza estemporanea ed unica.

L’arte, soprattutto quella moderna, ha come ambizione quella di uscire dai suoi confini estetici per invadere quelli della vita e della quotidianità e, nel “mercato” come oggetto architettonico, trova il campo privilegiato di ricerca.

La realtà del mercato, intesa in senso originario come luogo degli scambi, è ben lontana dalle dinamiche virtuali nei nostri giorni, dove possiamo ordinare la spesa ed averla consegnata a casa, senza magari aver la possibilità di scelta della merce, ed è proprio qui che entrano in gioco i rapporti sociali tra venditore e consumatore: rapporti di fiducia e affidabilità.

Le origini del mercato sono antichissime e riscontrabili nella cultura babilonese, greca, romana ed araba. Nato come luogo di conoscenza e d’incontro, si trasforma nel tempo in luogo di rappresentanza e competizione.

Per i Sumeri e i Babilonesi il mercato aveva luogo alle porte della città, nei punti di arrivo dei percorsi extraurbani, ed era composto da bancarelle di ambulanti; mentre all’interno della città si poteva trovare qualcosa di simile agli odierni mercati in parte coperti.

Nel mondo islamico troviamo i suq o suk che riuniscono le funzioni di mercati e negozi, raggruppati per tipologia e collegati da slarghi e vie. Uno dei bazar più sfarzosi è quello di Isfahan in Iran, coperto in parte da cupole e volte decorate e dorate.

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Bazar di Isfahan, Iran.

In Grecia il mercato e l’agorà coincidevano, i venditori si aggregavano nella piazza, ovvero il cuore pulsante della città, che era circondata da alcuni edifici variamente disposti; in seguito furono dati dei posti fissi ai venditori, mentre altri rimanevano collocati con baracche provvisorie nella piazza; per dare ordine i mercanti erano organizzati secondo la tipologia di merce venduta.

Anche nel mondo romano la piazza, il forum, era il luogo in cui si svolgeva il mercato, quando successivamente il Foro diventò il centro della vita politica della comunità, le botteghe furono spostate in altri spazi della città.

La concezione del mercato come edificio riservato agli scambi commerciali nasce proprio nel mondo romano intorno al II sec a.C., i così chiamati macella erano i luoghi dove venivano ospitati tutti i mercanti con le loro merci per dar vita alle relazioni e le contrattazioni.

Gli impianti più antichi sono per lo più quadriportici rettangolari con al centro una piazza scoperta. Sotto i portici si collocano le tabernae, ambienti composti da un piccolo locale ed un ammezzato superiore, collegati all’esterno attraverso un banco dove venivano esposte le merci. Diversi nell’assetto sono i mercati Traianei, edificati intorno al 100 a.C., con il loro impianto ad emiciclo disposto su sei livelli, i cui elementi caratterizzanti erano le volte in conglomerato e gli archi in laterizio. Gli spazi accoglievano uffici e negozi, dove veniva venduta una gran quantità di merce differente.

Durante l’Alto Medioevo, con l’economia feudale, il mercato come oggetto architettonico e come vuoto urbano, scompare per poi rinascere nel XII sec. con il nuovo sviluppo delle città. In questi anni l’economia feudale impose la disposizione di produrre e lavorare le materie prime autonomamente. In seguito, con l’aumento delle superfici coltivabili e quindi maggiori quantità di risorse alimentari, molte comunità abbandonarono la campagna e si riversarono nei nuovi centri urbani, dove consumavano ma non producevano, in questo modo vi fu un nuovo aumento di scambi commerciali.

Piazza delle Erbe, Padova.

Piazza delle Erbe, Padova.

Durante il Rinascimento la nostra penisola vantava diverse fiere legate a caratteri religiosi o a festività in generale. Il mercato come oggetto architettonico viene nuovamente abbandonato, e si ripropone il modello greco della piazza, molte città avevano una piazza adibita al commercio con logge porticate e varie botteghe come si può riscontrare a Piazza delle Erbe a Padova.

Le logge precorrono il voler dedicare al mercato una struttura vera e propria all’interno della città, ma soltanto a fine Rinascimento esso avrà una struttura autonoma e chiusa, si tratta di edifici in muratura, quadrati, chiusi, con fontana centrale e grandi porte d’accesso.

L’urbanesimo industriale, con lo sviluppo delle città, dona nuova vita ai mercati nell’Ottocento, con strutture in ferro e cemento, con spazi molto più liberi nella distribuzione e molto più ampi, come ad esempio il Covent Garden di Londra, ciò permette di assimilare questi edifici alle grandi piazze classiche dall’impianto ampio e libero da sostegni.

Covent Garden, Londra.

Covent Garden, Londra.

Il notevole sforzo di ricerca di una forma che valorizzi il patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico contribuisce alla creazione dell’ideologia di mercato contemporaneo. Ciò che si vuole consolidare e sviluppare è il rapporto diretto tra produttori e consumatori, attraverso una distribuzione che sia flessibile ai cambiamenti così veloci nelle richieste dei fruitori.

I processi di rinnovamento dei mercati sono stati accompagnati dalla riqualificazione della struttura che li ospita e dalla riqualificazione dello spazio pubblico attiguo, creando così dei nuovi centri urbani. Il mercato moderno non è più solo un vuoto urbano, ma un “contenitore” che racchiude una funzione, un oggetto architettonico che si pone al servizio della città e del suo ruolo commerciale.

La Boqueria, Barcellona.

La Boqueria, Barcellona.

E’ in atto in Europa una trasformazione degli edifici che ospitavano i mercati nei secoli precedenti. Esempi importanti di ciò sono i mercati di Barcellona, Mercato della Boqueria e Mercato di Santa Caterina, essi coniugano tradizione, qualità dei prodotti locali con servizi originali come la consegna a domicilio o la vendita online. Il consumatore oltre ad acquistare i prodotti viene allietato sia da eventi culturali che gastronomici; sono presenti anche laboratori del gusto e percorsi per l’educazione alimentare, degustazioni e corsi di cucina. Ma l’aspetto più spettacolare resta la cura maniacale nella disposizione della merce che come tasselli di un grande mosaico compongono i banconi d’esposizione.

La Boqueria, Barcellona.

La Boqueria, Barcellona.

Il Mercato di Santa Caterina è il risultato di un progetto di riqualificazione di un vecchio mercato rionale progettato a metà ‘800 sopra i resti quattrocenteschi del convento di Santa Caterina. Gli architetti Miralles e Tagliabue conservano tre dei quattro muri perimetrali dell’edificio, all’interno del mercato ricreano uno spazio fluido e pensano una copertura ad onde, che sporge dalla costruzione, realizzata in legno e sorretta da pilastri in acciaio e cemento. La grande copertura dell’edificio è rivestita da ceramiche multicolore, il vero valore aggiunto ad un progetto già interessante di suo, il cui disegno nasce come un mosaico tratto da un’immagine di un banco di frutta e verdura mediterranea.

Mercato di Santa Caterina, Barcellona.

Mercato di Santa Caterina, Barcellona.

Mercato di Santa Caterina, Barcellona.

Mercato di Santa Caterina, Barcellona.

 

Ultimo e più recente esempio di spazio realizzato per gli scambi è il Markthal di Rotterdam. Connubio tra arte e cibo, che si intreccia con l’architettura. Opera di MVRDV (Winy Maas, Jacob Van Rijs e Nathalie De Vries). L’edificio ospita appartamenti, terrazze, parcheggi, con un grande mercato coperto con 100 stands, che hanno un ambito d’azione che va dalla vendita di ortaggi ai ristoranti gourmet; ogni produttore dispone di un sistema di refrigerazione, un magazzino e un’area per la preparazione dei prodotti. All’interno di quest’enorme arco si estende un murales opera di Arno Coenen e Iris Roskam, che ritrae fiori, frutti e insetti ispirati al mondo fiammingo.

Markthal, Rotterdam.

Markthal, Rotterdam.

Markthal, Rotterdam.

Markthal, Rotterdam.

Ma il mercato conserva la sua più viva tipologia all’aperto, e questa è soprattutto sinonimo di street food.

Più che una moda si tratta di una valida alternativa alla ristorazione tradizionale. I sapori spiccati provenienti dai diversi territori caratterizzano questa esperienza culinaria da gustare passeggiando tranquillamente tra le vie dei centri storici. Essa che rappresenta una scelta veloce, economica e genuina, essendo un canale di diffusione delle specialità della zona. In Italia le regioni dove lo street food è più vivo e apprezzato sono Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

Palermo ospita diversi mercati all’aperto, farci due passi equivale a tuffarsi nel suo passato e nelle sue tradizioni culinarie. In particolare sono due i mercati più visitati: Vucciria e Ballarò.

La Vucciria è un angolo di città dove il tempo si ferma, grazie a voci, odori, rumori, sapori. Un tempo chiuso da arcate oggi completamente all’aperto, si sviluppa come un intreccio di vicoli e piazzette. Nasce come bottega della carne, successivamente diventa mercato di pesce, frutta e verdura.

Ballarò è il più antico mercato di Palermo, frequentato da gente locale e turisti. Caratterizzato dai richiami dei venditori che cercano di attirare la clientela, è il luogo dove poter degustare cibi pronti durante l’intero arco della giornata.

Ballarò, Palermo.

Ballarò, Palermo.

Vucciria, Palermo.

Vucciria, Palermo.

Inoltre le caratteristiche dei mercati cambiano di stagione in stagione, di luogo in luogo, con profumi, colori sempre diversi, ma costantemente allietati dalle cantilene gioiose dei rivenditori che risuonano per tutto il tempo dello svolgersi degli scambi.

Passeggiare all’interno di questi spazi, dagli aspetti così spiccati e caratteristici, è quasi un’avventura urbana, un immergersi nella vita colorita del luogo dove poter scoprire e assaporare tradizioni e sapori anche lontani dalle proprie coordinate geografiche.

Donatella Incardona

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