“Il bello delle donne”: quando il teatro arriva negli angoli più remoti

Noi di Tuttomondo non ci facciamo sfuggire niente e, con un piede negli importanti teatri ufficiali, teniamo l’altro nelle piccole, piccolissime, realtà, che la nostra provincia regala.

C’è un’associazione culturale a Lavoria (per chi se lo stesse chiedendo, nel comune di Crespina-Lorenzana) che si chiama Artemide, dove, oltre a corsi di musica e danza, da qualche anno è stato riattivato anche un corso di teatro. Non per bambini però, come solitamente avviene in questi casi, ma un corso di teatro per adulti, o meglio per adulte, visto che sono praticamente tutte donne. Partito tre anni fa, il gruppo sta lentamente iniziando a costruirsi una propria immagine, una propria firma di riconoscimento, e lo fa prima di tutto, inutile dirlo, concentrandosi su tematiche legate al mondo femminile. Così, sono ormai appuntamenti fissi gli spettacoli che il gruppo organizza in occasione del 25 novembre, giornata nazionale contro la violenza sulle donne, e l’8 marzo.

L’ultimo spettacolo, messo in scena la scorsa settimana, si intitolava Il bello delle donne e noi siamo andati a vederlo. Una stanza piena di spettatori (un traguardo se si pensa che al primo spettacolo si riempivano giusto due file di sedie) e una scenografia amatoriale in attesa di prender vita. Attraverso quattro scenette, in cui la comicità la fa da padrona, ci vengono raccontati i pro e i contro di quello che è tutt’altro che il “sesso debole”. Scontri familiari, generazionali; donne che si lasciano talvolta abbattere dalla vita e altre che rispondono a gran voce all’avanzare dell’età; madri giovanissime alle prese con figlie più mature di loro; donne di apparenza e donne di sostanza; ma pur sempre tutte donne. In conclusione, altro elemento distintivo di questi spettacoli, il tono si fa più serio e ci vengono lette due poesie, una scritta e interpretata da Claudio De Petta (finalmente, il primo neoallievo del corso) e l’altra dall’insegnante del gruppo. L’obiettivo è lasciare nello spettatore, oltre al sorriso, un pensiero in più che lo accompagni, a conclusione di una giornata tanto importante.

(foto di Andrea Lucchesi)

 

Per l’occasione, abbiamo voluto fare due chiacchiere con l’insegnante Simona Taddei, che ci ha raccontato come è nato il progetto e quali sono gli obiettivi futuri.

Simona, lei non è toscana: da quanti anni lavora nel teatro, come ha iniziato?
«Io sono nata a Milano. Il teatro mi ha sempre appassionata fin dal liceo, ma poi ho interrotto per un po’ di anni perché avevo intrapreso gli studi di veterinaria. Quando poi mi sono trasferita a Lodi per lavorare con i cavalli, in realtà ho incontrato per caso un mio vecchio compagno di scuola con cui facevo teatro e sempre nello stesso frangente, dove lavoravo, ho conosciuto una signora che faceva l’attrice e che teneva corsi di teatro, per cui mi si è presentata la possibilità di rientrare in quel mondo. Io avevo allora 28 anni e da lì è partito tutto, ho fatto un lungo percorso durato quattro anni e ho cominciato a fare seminari teatrali e poi performance, sono stata chiamata a lavorare a progetti per le scuole e quindi da quel momento in poi ho abbandonato veterinaria e mi sono dedicata completamente al teatro».

Ha avuto anche esperienze di teatro danza?
«Ho fatto teatro danza perché avevo cominciato a collaborare con una compagnia tutta di ballerini e quindi il lavoro è nato proprio da questo connubio. È un linguaggio molto interessante: togliere il testo e utilizzare il corpo».

E questa esperienza com’è nata? Inizialmente non eravate qui ad Artemide, giusto?
«Quando venni qua, ormai tre anni fa, mi trasferii a Lorenzana e subito presi contatto con l’associazione culturale lorenzanese. Lentamente abbiamo cercato chi potesse essere interessato a partecipare a un progetto di questo tipo e abbiamo iniziato in uno spazio, in una sala comunale concessa all’associazione. Siamo partiti anche in un bel numero, in 12 mi sembra, ma poi per motivi non dipendenti dal corso ma privati di ciascuno, in realtà abbiamo finito l’anno in 6-7 soltanto.
In ogni caso quell’anno io avevo avuto modo di studiare un po’ il territorio per capire dove facevano teatro ed ero venuta a conoscere Artemide: attraverso Andrea Lucchesi è iniziata quindi una collaborazione con l’associazione e sono stata chiamata per fare lezioni di teatro, per cui il gruppo si è spostato qua». 

Qual è il lavoro che sta dietro ai vostri spettacoli?
«C’è sicuramente un lavoro di grande apertura, nel senso che non è un lavoro strutturato, con esercizi di dizione o altro, ma c’è un lavoro che aiuta chi viene a liberare e liberarsi aprendo tutta una serie di canali anche emotivi che consentano di sperimentare cose nuove,  su stessi e non solo».

Più un laboratorio quindi…
«Sì, diciamo che sono riscaldamenti e anche molti esercizi di improvvisazione da cui poi nascono tutti i nostri spettacoli. Molti nascono in itinere, proprio durante la pratica, per esempio come è avvenuto per lo spettacolo dello scorso anno, iniziato a partire dalla lettura di Alda Merini. Quasi tutti nascono in campo, senza un’idea precostituita. Per adesso il progetto un po’ più composito che abbiamo in mente è quello di uno spettacolo dedicato al vino, fare cioè una piccola produzione che risulti interessante a livello territoriale e che possa essere anche portata fuori dalla nostra sede. Considerato anche l’ultimo lavoro, che è andato bene, nonostante le sporcature dovute soprattutto al poco tempo avuto per preparare lo spettacolo, credo sia arrivato il momento di ragionare in maniera più progettuale».

Fino ad oggi vi siete sempre concentrate su un discorso molto legato all’ambito femminile. C’è dietro una volontà precisa?
«Queste serate che abbiamo realizzato non sono nate tanto come spettacoli veri e propri, non possiamo definirle nostri spettacoli, ma sono piuttosto delle condivisioni fatte da una parte per permettere alle partecipanti al corso di mettersi in gioco, di sperimentare e mettere in pratica ciò che facciamo settimanalmente, e dall’altra vogliono essere degli appuntamenti aperti al pubblico, creati per passare una serata insieme e cogliere l’occasione, in questi casi, per parlare anche di tematiche importanti. Diciamo che ciò che abbiamo presentato fino ad ora sono dei frammenti, dei work in progress. Il nostro spettacolo vero e proprio non è ancora nato!».

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