Goldoni arriva al Lux e il teatro si Ribalta

PISA – Due storie connesse portate in scena con con l’inedita modalità della serialità: così il teatro Lux chiude la stagione dedicata ai grandi classici, con due entusiasmanti commedie di Carlo Goldoni appartenenti alla Trilogia della villeggiatura. La compagnia Ribalta Teatro affida il compito ai ragazzi del laboratorio avanzato di formazione teatrale che hanno messo in scena a fine maggio le “Smanie della villeggiatura” e a distanza di poco meno di un mese “Le Avventure della villeggiatura”.

immagine avvent.
Le due storie sono strettamente connesse: lo stesso Goldoni pensò alle commedie che compongono la trilogia (la terza è “Il ritorno”) come pièce autonome che soltanto insieme avrebbero davvero reso il massimo del loro potenziale. Questo aspetto è stato portato in teatro con la serialità, appunto; la novità è stata apprezzata e subito riconosciuta dallo spettatore, ormai assuefatto a serie televisive e a saghe cinematografiche. È un modo nuovo di pensare il teatro, a cui presto ci si affeziona e il merito è certamente dei registi (Alberto Ierardi e Giorgio Vierda) che si inseriscono in una stagione coerente e ben organizzata. Del resto la scelta della Trilogia come elemento conclusivo di questo quadro di Classici del Teatro, tra cui ricordiamo per tutti “Natale in casa Cupiello” andato in scena a dicembre del 2015, è assolutamente convincente oltre che per le modalità registiche anche per i temi che Goldoni affronta in queste due opere.
Al centro delle commedie c’è la lotta tra l’essere e l’apparire, uno dei conflitti che attanaglia maggiormente la società dei nostri giorni.
Le vicende del signor Filippo, della figlia Giacinta, del giovane Leonardo e di sua sorella sono accompagnate da una costante gara per assumere il centro del palco, per occupare il ruolo di protagonista. Ogni personaggio, soprattutto nella prima commedia, rincorre un ideale perseguendo la propria glorificazione. La Smania è quella di risultare i più ricchi, gli ospiti migliori, quelli che vestono l’abito più sgargiante. Nel vortice di autocelebrazione e di egocentrismo in cui ogni personaggio cade, alcuni risultano di maggior impatto. Il primo è Fulgenzio, un anziano e severo notaio. Cupo e a tratti inquietante è interpretato da una donna che veste un completo maschile e degli sgargianti tacchi. È un personaggio che rimane estraneo al mondo in cui vivono gli altri e per questo è anche l’unico consapevole delle problematiche della realtà. Sul versante opposto a quello di Fulgenzio compare Ferdinando, uno sgargiante scroccone che riesce a vivere una vita di soddisfazioni giocando sulle debolezze degli altri e facendo della loro competizione il frutto del proprio mestiere.
La commedia scorre veloce con toni frizzanti e ritmi sostenuti; i personaggi iniziano a delinearsi per quello che sono – oltre che per quello che appaiano – soltanto sul finale che in realtà è un chiaro invito alla prosecuzione del gioco.
La pièce si conclude con la partenza dei personaggi da Livorno per Montenero e lo spettatore rimane con loro in attesa del secondo tempo.
Le Avvenuture vanno in scena a fine giugno e la prima novità è lo spazio. La scelta operata dai registi è originale e decisamente efficace: il pubblico infatti viene accompagnato nel giardino esterno del teatro Lux dove si svolge la seconda commedia.
Lo spettacolo ha un sapore diverso, non c’è più la frenesia che ha caratterizzato le Smanie e il cambiamento di ogni personaggio è da subito evidente. L’amarezza, la delusione e la difficoltà di riuscire a godere dei piaceri della vita sono i temi che maggiormente colpiscono. Rimane tuttavia una costante: il conflitto tra l’essere e il dover essere che frantuma la perfetta cornice in cui ognuno dei protagonisti aveva tentato di inquadrarsi.
Cambiano i tempi, i costumi, gli abiti, le imposizioni della società, ma i sentimenti non sono affatto diversi da quelli che ogni giorno ci troviamo a sopportare, le stesse delusioni e le frustranti paure tipiche della classe benestante, concentrata sul doversi adeguare a un sé ideale e mai reale.
La competizione sul marriage – un abito francese di alta moda- non è poi molto diversa da una gara di selfie e la volontà di compiacere ospiti scrocconi è equiparabile a una sfida del like, forse perché, allora come ora, è la ricerca dell’approvazione degli altri che ci ricorda il nostro valore.
Dalle smanie si passa alla delusione, all’infelicità, alla resa dei conti: l’iniziale corsa per occupare il centro del palco ha portato i protagonisti delle Smanie a non apprezzare la bellezza della villeggiatura.
Si esce da teatro arricchiti, divertiti e desiderosi di tornarci. Questo forse è buon modo per interrompere l’autocelebrazione che tendiamo a fare di noi stessi: prendersi delle pause per divertirsi in un gioco unico e meraviglioso come è quello di ascoltare la storia degli altri. Un gioco reso vero dalla capacità degli attori e dall’impostazione registica. Ciò che accade è reale e il risultato di una strana combinazione di emozioni che nasce e finisce con quello spettacolo, avvolta nel sipario e custodita nella mente di tutti quelli che hanno avuto il piacere di goderne.

 

Giulia Contini

Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi articolo precedente:
Quando la pasta con le triglie (la grande cucina) diventa arte

Non si può essere artisti senza avere una grande personalità, un ego debordante, un Sé molto sviluppato. Chi dipinge, scrive,...

Chiudi