Gli ultimi Don Giovanni…

Si avvia a conclusione il Dongiovanni festival con le tre opere in programma in novembre al Teatro Verdi
VENERDI’ SERA SU IL SIPARIO SU  “DON GIOVANNI TENORIO” DI GIUSEPPE GAZZANIGA
Dirige Federico Bardazzi, regia di Alessio Pizzech
 
Il novembre operistico del Teatro di Pisa si caratterizza per tre diverse declinazioni del mito di Don Giovanni, a conclusione del Don Giovanni festival “Una gigantesca follia” che,  frutto della collaborazione fra Teatro e Università e inaugurato la scorsa stagione proprio con il Don Giovanni mozartianonello spazio temporale di tredici mesi ha presentato opere di autori diversi incentrate sulla storia del grande seduttore, oltre ai capolavori teatrali di Molière e Tirso da Molina, alle letture di pagine di autori dell’800 francese, ai concerti, a una lunga rassegna cinematografica, alle lezioni aperte e agli oltre venti dialoghi multidisciplinari curati dall’Università di Pisa. 
Il primo dei tre appuntamenti ora in programma è per venerdì sera (6 novembre, ore 20.30), con Don Giovanni Tenorio o sia Il convitato di pietra di Giuseppe Gazzaniga, per la prima volta in scena nella nostra città.
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Dirige il M° Federico Bardazzi (che torna così di nuovo a Pisa, dopo aver diretto, a metà ottobre, un’altra opera di ispirazione dongiovannesca, Il trionfo dell’onore di Scarlatti). La regia è di Alessio Pizzech, che già aveva firmato un allestimento di quest’opera alcuni anni fa per il Teatro Donizetti di Bergamo. 
Nel cast Max Jota (Don Giovanni), Daniele Cusari (il Commendatore), Madina Karbeli (Donn’Anna), Roberto Cresca (Don Ottavio), Yukiko Aragaki (Donna Elvira), Moon Jin Kim (Donna Ximena), Carlo Torriani (Pasquariello), Federico Cavarzan (Biagio), Giulia De Blasis (Maturina), Antonio Pannunzio (Lanterna). Orchestra Arché; Coro del Laboratorio Lirico San Nicola, diretto dal M° Stefano Barandoni. Coordinamento scenografico di Giacomo Callari e Enrico Spizzichino, disegno luci di Michele Della Mea.
Per il suo Don Giovanni, il veronese Giuseppe Gazzaniga si ispirò al dramma di Tirso da Molina, affidò il libretto a Giovanni Bertati e portò in scena l’opera al Teatro Moisé di Venezia il 5 febbraio 1787, come seconda parte di uno spettacolo intitolato “Capriccio drammatico”. Fu un grandissimo successo, sull’onda del quale pare fra l’altro nata la commissione, lo stesso anno, del National Theatre di Praga a Mozart per quello che sarà poi il capolavoro mozartiano a tutti noto, così come sembra che il libretto di Bertati abbia definito il mito del grande seduttore nella forma che poi sposerà Da Ponte nel suo libretto. 
Il Don Giovanni Tenorio di Gazzaniga segue fedelmente la trama di Tirso da Molina e si iscrive nel genere dell’opera buffa, cui fa fare un salto di qualità rispetto agli standard settecenteschi, abbandonando la buffoneria tipica del genere per innalzarsi a livelli che, se non raggiunsero quelli di Cimarosa e Paisiello, collocarono comunque Don Giovanni Tenorio tra le opere più importanti del secolo. L’opera, infatti, dopo Venezia, fu ripresa a Bologna, Milano e Torino, Parigi e Lisbona, Londra e Madrid e godette all’epoca di un successo superiore al Don Giovanni mozartiano
«In quest’opera si oscilla sempre – spiega il M° Federico Bardazzi  –  fra il comico, l’ironico, il cinico, il beffardo e lo straziante, tutto sempre perfettamente coerente con i dettami del teatro musicale. Dal punto di vista vocale abbiamo arie che sono vere e proprie vette, così come i duetti e i concertati possono essere letti come un ponte fra l’opera buffa napoletana settecentesca e quello che sarà poi Rossini; sul piano strumentale, vi è una oscillazione tra momenti di vero e proprio virtuosismo e una espressività melodica che dialoga continuamente col palcoscenico, facendosi così parte integrante dell’azione scenica».
«Ho immaginato – racconta Alessio Pizzech – una versione semplificata, asciugata e centrata sulle relazioni tra i personaggi, tra quel rapporto tra il linguaggio del buffo e l’emergere dei colori del drammatico; questa edizione del Don Giovanni di Gazzaniga / Bertati è così collocata in uno spazio scenico simbolico, un luogo prospettico, una sorta di orizzonte teatrale  dove il protagonista accoglie i personaggi della sua storia, del suo cammino di protagonista.» 
I prossimi appuntamenti sono, lo ricordiamo, il 14 novembre con Il convitato di pietra di Tritto, nella revisione curata da Roberto De Simone, e il 21 novembre con prima italiana assoluta in tempi moderni de Il convitato di pietra di Pacini, nell’edizione critica a cura di Jeremy Commons e Daniele Ferrari.
Biglietti ancora disponibili per tutte e tre le opere, per informazioni tel 050 941 111 

 

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