I luoghi di Pisa che ricordano Franco Serantini

Franco Serantini: quarantacinque anni senza verità

Il cinque di maggio del Settantadue nella città di Pisa                                                                             Alcuni miei concittadini agenti della polizia                                                                                                   Scatenati coi fucili rompendogli le ossa                                                                                                 Hanno ammazzato un giovane chiamato Serantini.

Con queste parole – che meglio di tante altre sintetizzano il caso – inizia la poesia Per Serantini di Franco Fortini. Una morte, quella di Franco, che a distanza di quarantacinque anni non ha ancora incontrato la strada della giustizia: formalmente, infatti, non sono mai stati individuati gli esecutori materiali dell’omicidio.

Con questo breve ricordo non vogliamo tornare a parlare del caso Serantini, che rappresenta purtroppo una delle tante ferite aperte della repubblica italiana, vogliamo però ricordare, perché ce n’è sempre bisogno. Vogliamo ricordare che il processo ha dimostrato palesi responsabilità delle forze dell’ordine che si accanirono contro il giovane. Vogliamo ricordare la disumanità del magistrato che interrogò Franco, nonostante gli evidenti segni del pestaggio subito che gli ricoprivano tutto il corpo e che successivamente sono stati rilevati anche dall’autopsia. Vogliamo ricordare il silenzio e l’indifferenza di tutto il sistema carcerario di fronte all’agonia del giovane anarchico, nonostante lo stesso avesse dichiarato di accusare forti dolori alla testa. Vogliamo ricordare una giustizia che, ancora una volta, non ha saputo dare un senso ai suoi palazzi.

Ricordare è un esercizio di democrazia. C’è ancora bisogno di ricordare: senza memoria storica una comunità rischia di smarrire il significato e il senso profondo della propria identità culturale e civile.

La memoria storica non si tramanda unicamente attraverso la storiografia, anzi, nella storia ha un ruolo assolutamente fondamentale la conservazione dei luoghi, e noi, oggi, vogliamo segnalare ai nostri lettori – come in una piccola guida – gli spazi che a Pisa portano ancora la memoria di Franco Serantini: lapidi, monumenti, biblioteche, associazioni, tomba e parchi.

Il primo ricordo di Franco segna la città pochi giorni dopo la sua morte: il 13 maggio del 1972, durante una manifestazione, viene posta, sul palazzo Touhar – sede dell’istituto dove viveva Franco – una lapide che riporta la seguente epigrafe: «Un compagno di 20 anni \ morto tra le mani \ della giustizia borghese \ visse in questa \ che ora i proletari chiamano \ piazza \ Franco Serantini».

Nel maggio del 1982, in piazza San Silvestro, dove si affaccia il Palazzo Touhar, venne posto un monumento in sua memoria che ricorda: «Franco Serantini / 1951- 1972 / Anarchico ventenne / colpito a morte dalla polizia / mentre si opponeva / ad un comizio fascista»; la stessa epigrafe riportata anche sulla tomba nel cimitero suburbano di Pisa, dove sventola sempre una bandiera anarchica.

Nel 1979 nasce la biblioteca Franco Serantini, un centro di documentazione specializzata in storia sociale, conservazione e valorizzazione della memoria del movimento anarchico, operaio e sindacalista dalla nascita ai giorni nostri, delle “eresie politiche” della sinistra, delle organizzazioni di base, dei gruppi antimilitaristi, femministi e dei movimenti studenteschi sorti in Italia dalla fine degli anni ’60 in poi. La Biblioteca Serantini è gestita dall’omonimo Circolo culturale che si occupa di mantenere aperto il Centro, offrire i servizi al pubblico, promuovere studi e ricerche su argomenti di storia sociale e contemporanea, conservare e valorizzare il patrimonio posseduto attraverso iniziative culturali di vario genere. Per valorizzare il contributo offerto dai molti collaboratori dell’istituto si è formalizzata nel 1995 un’Associazione di Amici della Biblioteca (oggi Onlus), che fornisce un supporto essenziale di impegno volontario e aiuto economico.

https://www.youtube.com/watch?v=iJ9uRS0AuZo%20

La prima sede della biblioteca è stata via San Martino 48, nei locali della Federazione anarchica pisana. Nel 1986 gli attivisti della Serantini occupano, sempre in via San Martino, l’ottocentesco Palazzo Cevoli, di proprietà comunale, condividendolo con altre associazioni cittadine. Nel 1992 la Provincia di Pisa assume l’impegno di tutelare e valorizzare il patrimonio della Biblioteca individuando dei locali autonomi all’interno del complesso scolastico Concetto Marchesi, dove la Serantini è rimasta fino al 2011, quando ha terminato il trasferimento del proprio patrimonio, iniziato nel 2008, presso l’Archivio generale dell’Università di Pisa in località Montacchiello.

La biblioteca ancori oggi senza sede, ospite dell’Università, attende di ritornare bene comune della nostra città.

Sulla spinta di una mozione popolare, sostenuta da oltre mille firme, con Delibera n. 81 del 2 Maggio 2012, la Giunta Comunale di Pisa ha proposto di intitolare a Franco Serantini il Giardino all’interno della Piazza San Silvestro, l’area sarebbe dovuta essere oggetto di una riqualificazione, ad oggi mai partita. Questi i luoghi pisani che ricordano Franco Serantini, anarchico di venti anni, figlio di NN, ucciso due volte: dalla violenza, e dall’ingiustizia delle istituzioni. Nell’arco degli anni poi, molte manifestazioni e feste popolari organizzate da varie associazioni e movimenti politici hanno ricordato l’omicidio di Franco e quelle tragiche giornate; così come – fino a pochi anni fa – ogni 7 maggio i pisani erano soliti imbattersi sui lungarni con un nuovo graffito o una nuova scritta murale in ricordo di Franco Serantini.

Così, per non smarrire la memoria di quello che siamo stati e per non perdere la civile abitudine di indignarci verso ogni forma di ingiustizia, a Franco Serantini dedichiamo il nostro 7 maggio.

Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

http://www.tuttomondonews.it/wp-admin/upload.php?item=14893
Leggi articolo precedente:
Gianandrea Noseda: Alfredo Casella, l’integrale delle Sinfonie

La cultura musicale italiana ha in sé un elemento che rappresenta l'ormai proverbiale croce e delizia: l'opera. Purtroppo il pubblico...

Chiudi