Focus su Silvano Patacca ed il Teatro di Pisa

Inaugurato il 12 novembre 1867 il Teatro Verdi di PIsa è tra i pochi in Italia ad avere in cartellone un’intera  stagione lirica, di prosa e di danza. Questo, forse, è uno dei motivi per cui il Teatro Verdi di Pisa è un punto di riferimento, nel mondo teatrale, sia regionale che nazionale.

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Silvano Patacca è da oltre dieci anni il Direttore Artistico della rassegna di Danza del Teatro Verdi, dal 2007 è anche responsabile della programmazione e dal 2009 Direttore del settore Formazione.

984231_790402611002340_1821616475418328637_nBuongiorno.  Silvano Patacca, possiamo dire che la stagione 2014/15 è ormai terminata  (manca un solo spettacolo di danza) se dovesse fare un bilancio come  è andata? rispetto al bilancio di previsione fatto ad inizio anno come sono stati i risultati?

In termini economici, il bilancio di previsione è stato raggiunto ed anche superato, per quanto riguarda le presenze, invece, sono andate benissimo nella parte iniziale della stagione con presenze intorno ai 600/700 spettatori, ma per le ultime date  ad es. Zorba, Il Lago dei Cigni, pur essendo spettacoli di altissimo livello (forse complice il clima primaverile e la voglia di stare all’aperto) sono state inferiori a quelle che erano le mie aspettative.

Quando parliamo di bilanci o comunque quando valutiamo qualunque tipo di attività siamo ormai abituati a ragionare solo in termini di numeri, spostiamo il campo, lasciamo da parte numeri e soldi e parliamo di scelte, di spettacoli, di qualità artistica e di valore culturale. Il cartellone di prosa di quest’anno del Teatro Verdi ha inaugurato con “Santo Genet” della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, una scelta coraggiosa e qualitativa non indifferente

Ne sono consapevole. L’ho fatta a ragion veduta, dopo aver visto il primo studio al carcere di Volterra nel’estate 2013 e lo spettacolo terminato nel 2014,  tenendo conto sia dell’anniversario dei 25 anni della nascita della Compagnia della Fortezza, sia il fatto che il Marat-Sade  (primo spettacolo della Compagnia della Fortezza portato fuori dal carcere) venne fatto qui al Teatro Verdi di Pisa, mi sembrava che ci fossero ottimi motivi per scegliere di inaugurare con questo spettacolo la stagione di prosa. Devo anche dire, per onor del vero, che in questa occasione, sopratutto nella creazione di tutto un percorso di avvicinamento allo spettacolo, una grossa mano mi è venuta dall’ex assessore alla Cultura Dario Danti che in questa operazione ha creduto fortemente. Queste sinergie tra Teatro Verdi e Amm. Comunale hanno fatto si che la Fondazione Toscana Spettacolo, che è  il circuito con il quale facciamo la stagione di prosa, e che, è bene ricordarlo, paga i cachet delle Compagnie, ha condiviso e accettato di buon grado la nostra scelta.

Educare il pubblico, quindi, sig. Patacca è possibile? O addirittura possiamo dire che non solo è possibile ma addirittura indispensabile per un’istituzione culturale come il Teatro cittadino, in questo caso il Teatro Verdi?

Trovo che sia necessario, anche se più che di educazione parlerei di formazione e di informazione. Detesto le generalizzazioni quindi come teatro di tradizione o teatro municipale non ci dobbiamo sclerotizzare in unico ambito di programmazione. Pisa ha diversi pubblici, è una città piuttosto varia nelle presenze e  nelle categorie di persone che vi vivono e che gravitano intorno a noi, a cominciare dagli studenti universitari, dai fuorisede, dalle tre università d’eccellenza ma anche dai cittadini residenti,  per cui dobbiamo sforzarci di capire che non c’è un’unica caratteristica, un’unica programmazione, ma ritengo che variare le offerte e le proposte ed informare costantemente quali sono gli spettacoli nei vari ambiti lirico, di prosa o danza che proponiamo sia fondamentale.

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Guardiamo più da vicino il cartellone di prosa di quest’anno, oltre alla contemporaneità dello spettacolo inaugurale di cui abbiamo appena parlato, troviamo il classico Don Giovanni di Molière (al quale peraltro è stato legato tutto un grande progetto parallelo il “DonGiovanniFestival”) troviamo poi spettacoli che si legano ai programmi scolastici delle Scuole Superiori (con le quali il Teatro Verdi da sempre ha stretti rapporti di collaborazione)come ad esempio Shakespare, c’è lo spettacolo di “impegno civile” ed anche il “divertissement” insomma, sig. Patacca, mettere insieme un cartellone sembra quasi un’alchimia.

E’ fondamentalmente un’operazione di alchimia dove tutte le componenti, come nell’elaborazione di una ricetta, sono fondamentali, dal famoso sale q.b. all’ingrediente principale. Non sempre purtroppo risolvere l’alchimia è possibile, perché spesso nelle produzioni che circuitano non tutti gli anni è possibile trovare ciò che si cerca, tornando alla metafora della cucina, se per quello che vogliamo preparare serve un determinato ingrediente che non c’è o si ricorre al surgelato o si prepara un altro piatto.

Perché il Teatro Verdi è “costretto” a costruire un cartellone così articolato. Non sarebbe più semplice offrire il meglio degli spettacoli disponibili senza curarsi di equilibrismi che magari rischiano di scontentare tutti?

Non è questione di equilibrismi, innanzitutto è sempre difficile valutare qual’è il prodotto migliore degli spettacoli disponibili. Non va dimenticato, inoltre,  che se abbiamo abbattuto considerevolmente i costi per la programmazione di  una stagione di prosa (nel 2008 al Teatro Verdi costava tra i 170 ed i 180.000 euro una stagione di prosa, oggi con 40.000 euro il teatro la riesce a fare) è perché c’è un contributo fondamentale, un partner imprescindibile ed indispensabile che è la Fondazione Toscana Spettacolo. Ci sono quindi anche considerazioni e problematiche che vengono fatte in accordo con il partner, l’aspetto economico è fondamentale quindi non sempre è possibile scegliere  il meglio disponibile.

I prezzi del Teatro sono sostanzialmente fermi da 5/6 anni e ci sono sconti che arrivano fino al 50% per giovani e studenti, una politica molto difficile da portare avanti nella situazione attuale perché per il Teatro è così importante?

E’ importante perché il teatro non è una realtà avulsa dal contesto sociale nel quale ci troviamo a vivere e dato che si parla costantemente di crisi , ci rendiamo conto che  l’aspetto economico purtroppo è determinante spesso per le scelte che si fanno, quindi di fronte alle necessità primarie talvolta andare a teatro, o al cinema, oppure comprarsi un libro potrebbe essere ritenuto un superfluo, dato che noi non lo riteniamo tale cerchiamo quantomeno di tenere  l’aspetto economico a livelli “abbordabili”

Silvano Patacca, se Lei potesse identificarsi con il Teatro, come “si sente” il Teatro Verdi a stare in mezzo a così tante realtà di innovazione e ricerca (vedi Teatro Era, Cascina, ma anche il Teatro di Lari, il S. Andrea, il T.R.A) con la sua dote di teatro di tradizione? è un punto di forza o no?

Mi trovo perfettamente a mio agio per il semplice motivo che per quanto mi riguarda, al di la delle etichette, come ho detto già in altre occasioni,  esiste solo il teatro fatto bene o il teatro fatto male, e, questo non è prerogativa di nessuna delle realtà grandi o piccole della nostra provincia.

Veniamo alla Danza. Quest’anno gli abbonamenti alla rassegna hanno 11009951_875546979154569_8318206540563838142_nsegnato un aumento dell’ 85% rispetto all’anno precedente  ed anche la vendita dei singoli biglietti è andata bene, la media degli spettatori è stata di circa 500 persone a spettacolo, un risultato notevole considerando il contesto generale, come è riuscito ad ottenere questo risultato, quali sono stati i principi che hanno guidato le sue scelte in questi anni e quali difficoltà ha comunque incontrato?

Il principio che mi ha guidato in questi anni è stato quello, ed è ancora quello, di programmare ciò che penso possa piacere al pubblico, ovviamente basandomi su quello che il mercato offre in un dato momento, possibilmente cercando di individuare un fil rouge tra gli spettacoli che leghi in un denominatore comune gli stessi che così si possono meglio pubblicizzare al pubblico rispetto ad un singolo evento, quest’anno, ad esempio, la stagione verteva sulla rivisitazione dei grandi classici in chiave contemporanea. Per il prossimo futuro, dato che ho dovuto presentare un progetto triennale mi sono confrontato da un lato con la stagione lirica, che per i prossimi anni affronta i temi del Il Faust,  Angeli e Demoni e le figure femminili declinate nei vari aspetti della donna assassina, e dall’altro lato i vari anniversari che ricorrono come quello il 750° di Shakespeare e il centenario della Grande Guerra, per cui se troverò titoli che possono ricondursi a questi temi temi a queste visioni a queste poetiche cercherò di improntare un cartellone in questo ambito.

Il Teatro Verdi ha avuto per quest’anno un aumento del contributo del Fus relativo alla stagione di danza contro i tagli trasversali che hanno subito tutti gli altri teatri, un riconoscimento oggettivo ed indiscutibile. Che cosa, secondo Lei, ha influito su questo riconoscimento e cosa il Mibac ha voluto “premiare” con questo maggiore contributo?

Al di là del riconoscimento al singolo Teatro che indubbiamente fa piacere, in termini assoluti purtroppo l’entità non è stata così consistente come ci saremmo aspettati, tuttavia c’è da dire che malgrado i tagli operati dal Governo centrale nell’ambito del Fus non vi sono stati tagli ulteriori ed anzi in questo contesto  nella ripartizione tra i vari settori la danza ha avuto un complessivo miglioramento, il famoso ed agognato 3%  del finanziamento sull’intero Fus per la danza è stato raggiunto. In questo ambito, per volontà ministeriale, si è cercato di premiare il settore della programmazione, la distribuzione e la produzione. Da questo punto di vista noi siamo stati valutati positivamente anche in virtù del grande sforzo che è stato fatto nell’organizzazione della ii Piattaforma della Danza (NID) che si è svolta a Pisa nel maggio 2014.

IMG_2500Il filo conduttore degli spettacoli della rassegna di Danza di quest’anno era la rivisitazione dei “grandi classici” ma non sono mancati anche balletti su musiche di genere diverso come tango e sirtaki e non mancano mai serate dedicate a giovani compagnie del panorama italiano. Anche per la Danza, quindi comporre un calendario non è un lavoro semplice ma Silvano Patacca spettatore che cosa vorrebbe vedere, quali sono gli spettacoli che ama di più?

Io amo moltissimo la Danza contemporanea, pur non disdegnando anche il grande repertorio purché sia fatto bene. Quello che purtroppo in Italia dobbiamo rilevare  che non esistono compagnie, anche per i costi che comporterebbe, che possono mettere in scena egregiamente il grande repertorio, considerando che ormai sono in via d’estinzione anche i corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche che erano quelli deputati al mantenimento del repertorio. Per quanto mi riguarda io vorrei alcune delle compagini di grande richiamo internazionale nell’ambito del repertorio come può essere l’Opera di Parigi o  il corpo di ballo del Teatro della Scala di Milano o l’Operà di Marsiglia. Come spettatore amerei tantissimo poter proporre al pubblico pisano Matthew Bourne, coreografo inglese, che, oltre che mettere in scena dei balletti possiamo definirli veri e propri musical, grandi classici quindi ma reinterpretati in una chiave del tutto particolare, Se avessi un budget adeguato ed anche giorni a disposizione, perché questo è un altro fattore  spesso trascurato o non conosciuto visto dall’esterno, ma talvolta le difficoltà della programmazione vengono anche dal trovare dei giorni liberi per quelle compagnie che non sono disponibili in altri giorni e in un calendario denso come quello del nostro teatro con la lirica che la fa da padrone con allestimenti, prove e repliche non è semplice.

Arriviamo alla Riforma del Teatro. Il Teatro di Pisa (così come quello di Livorno e Lucca) sembrerebbero non interessati poiché sono Teatri di Tradizione (istituiti con la legge 800 del 1967) e come tali non sono stati modificati dal nuovo ddl, ma il panorama regionale è cambiato notevolmente: avremo un Teatro Nazionale (La Pergola di Firenze insieme al Teatro Era di Pontedera) un Tric – Teatro di interesse culturale (Teatro Metastasio di Prato) ed un Centro di Produzione (Fondazione Teatro Sipario di Cascina), come crede che queste nuove realtà cambieranno lo scenario del Teatro in Toscana?

Bella domanda, avessi anche una sfera di cristallo sarei facilitato nel rispondere. Credo che la cambieranno in maniera consistente perché dal punto di vista delle programmazioni realtà come il Teatro di Pontedera  in considerazione dell’altissimo numero delle repliche che saranno costretti a dover programmare molto probabilmente condizioneranno anche le scelte di chi come il Teatro di Pisa può offrire alle Compagnie  un numero  di repliche inferiori.

10658762_803942256315042_2323509895689082081_oSempre rimanendo nell’ambito della riforma teatrale, in una famosa intervista il regista Massimiliano Civica contesta molti degli aspetti del decreto, ma a noi interessa il ragionamento secondo il quale si andrà verso una certa stanzialità e verso la nascita di compagnie regionali poiché per rispettare, con le produzioni i numeri delle repliche all’interno della Regione, imposti dalla riforma i Teatri Nazionali ed i Tric “saranno costretti a ingolfare” tutti i teatri del territorio. Secondo Lei quindi le prossime stagioni di prosa del Teatro Verdi risentiranno di questi cambiamenti o il quadro delineato da Civica è troppo pessimistico, riusciremo comunque a vedere in città produzioni di compagnie indipendenti e/o produzioni di altri Teatri nazionali?

Per quanto riguarda intanto il 2016 io sto chiudendo la stagione e per adesso dal Teatro Nazionale non è arrivato ancora nessuna proposta e nessun ingolfamento, mi auguro che questo avvenga anche per i prossimi anni.

La domanda di chiusura di rito non può mancare, Silvano Patacca ci può fare qualche anticipazione per le nuove stagioni?

Anticipazioni per la stagione di prosa non ne posso fare, perché brucerei la conferenza stampa che viene fatta insieme al partner, mentre per la danza qualche anticipazione la posso fare, rispetto agli anniversari di cui parlavo prima, ci sarà qualcosa intorno ai sonetti di Shakespeare e intorno alla Prima Guerra Mondiale e riguardo a quest’ultimo vorrei creare qualcosa che coinvolgesse anche altri spazi della città, per cui sto pensando ad uno spettacolo di danza itinerante.

Ringraziamo il Direttore del Teatro Verdi di Pisa per il tempo che ci ha concesso e ci auguriamo di poter avere l’occasione di parlare nuovamente con Lui in occasione dell’inizio della prossima stagione teatrale.

Maf

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