Il filo rosso de Le Mille e una Notte

La celebre compagnia lucchese del Teatro del Carretto, fondata nel 1983 da Maria Grazia Cipriani e Graziano Gregori e conosciuta ai più per la loro “Iliade” o per l’“Amleto”, ha debuttato in molti teatri italiani e esteri e ha partecipato a diversi Festival Internazionali Teatrali (a Parigi, Berlino, ma anche oltre oceano a New York e a Tokyo). Il 29 Dicembre ha concluso la sua tournée al Teatro Lux, in piazza Santa Caterina, con uno spettacolo ricco di sorprese a partire dal titolo: Le mille e una notte.

le mille e una notteIl Sultano Shahriyar, per vendicarsi del tradimento della prima moglie, decide di uccidere le successive spose durante la prima notte di nozze. Per porre fine al massacro, la figlia del Visir si offre come sposa e riesce a salvare la vita di innumerevoli donne, raccontando ogni notte una storia che conquista il Sultano.

La trama de Le mille e una notte è solo una scusa, una cornice, per raccontare una storia che s’intreccia nel tempo, nei secoli della vita degli esseri umani. La storia che il Teatro del Carretto ha deciso di raccontare, nella sua notte, è una storia che scivola tra le memorie del mito, i personaggi delle fiabe e della letteratura, i drammi delle tragedie fino alla cronaca di tutti i giorni. Una storia che ha un unico filo conduttore: 140925_guido_mencari_valdottavo_le_mille_e_una_notte-409_WEBla violenza sulle donne.

Le storie di violenza non sono mai semplici da raccontare. Hanno immagini forti, difficili da mostrare, da rappresentare.

Eppure nello spettacolo c’è un po’ di sana semplicità. La compagnia ha trovato un  proprio stile narrativo: pochi discorsi intellettuali, molti cambiamenti di voce e d’intenzione per ricreare, per affrontare la violenza connaturata nei racconti. Un teatro fisico che richiede fantasia per giocare con i corpi e con le parole e che, forse, richiede quella stessa fantasia per affrontare le storie di violenza. Forse anche per superarle.

Con l’aiuto di una scenografia essenziale le vicende s’intrecciano, scivolano una dentro l’altra, proiettano sul pubblico immagini dolorose: dalla deformità del corpo del Minotauro nel mito di Teseo e Arianna, che porta alla pazzia lo stesso Teseo; fino alla folle scena dell’Asta, che sembrava quasi diventare un suono, una musica ripetitiva, forse un canto, un canto di protesta.

mille e una notteAi cambi-scena seguono cambiamenti improvvisi nel ritmo, nel corpo degli attori e nella musica, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla sovrapposizione di più storie all’interno di una, a un “teatro nel teatro” che disorienta lo spettatore, ma lega i vari fili rossi delle storie. Tante, troppe donne sono state uccise e massacrate nelle guerre e non solo. Tra un cespuglio o in una macchina.. magari anche nella propria casa.

Eppure la storia de Le mille e una notte ha un lieto fine: il gran Sultano viene conquistato dall’intelligenza e dal fascino dalla figlia del Visir, Shahrazad. Per usare parole della Compagnia, “il tempo e la fantasia l’hanno riconciliato con la vita”.

Una donna ha permesso ad un uomo di ritornare a vivere, di perdonare l’universo femminile. Ha permesso ad un uomo di ritornare ad amare.

Le mille e una notte
drammaturgia e regia: Maria Grazia Cipriani
scene e costumi: Graziano Gregori
suono Luca Contini
luci: Fabio Giommarelli
con: Elsa Bossi, Nicolò Belliti, Giacomo Vezzani

durata: 1h 15’
Visto a Pisa, Teatro Lux, il 29 dicembre 2015

Photocredit: Guido Mencari | www.gmencari.com

Daniele Matronola

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