La fiaba origini e peculiarità

 

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“La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.
Gianni Rodari

Le origini della fiaba sembrano affondare nella notte dei tempi e le forme che essa assume nei luoghi più diversi del mondo mostrano delle somiglianze sorprendenti, prima fra tutte quella di avere i bambini come destinatari per eccellenza.

Essa risulta un genere universale, dalla struttura  forte e regolare, riassembla pochi elementi e le storie alla sua base sono sempre facilmente riconoscibili, ma difficili da classificare poiché legate soprattutto a una tradizione orale; il che significa che raramente si ha la ripetizione puntuale di un modello, ma piuttosto una reinterpretazione personale, ogni volta lievemente diversa per toni, accenti e situazioni. Le modulazioni diventano innumerevoli, la possibilità di modificarne i particolari quasi irresistibile.

Il lavoro imprescindibile per affrontare quest’argomento resta ancora oggi la Morfologia della fiaba dello studioso russo Vladimir J. Propp[1]. Egli individua i sette personaggi cardine e le azioni più ricorrenti nelle fiabe della tradizione russa, ma i parametri si rivelano validi anche per le narrazioni di provenienza molto diversa.

Limitandosi molto sommariamente ad alcuni di essi, si osserva ad esempio come la maggior parte delle storie analizzate prenda l’avvio dall’allontanamento di chi diventerà l’eroe (o l’eroina) dalla famiglia e dal luogo di origine, allontanamento spesso causato da un familiare stesso, in particolare se si tratta di matrigne, patrigni o fratellastri. Il personaggio esiliato si trova costretto ad affrontare un viaggio più o meno lungo che diventa un vero e proprio percorso di crescita e formazione.

Esso infatti prevede una serie di prove da superare, nelle quali intervengono  diversi personaggi od oggetti, pronti ad ostacolare o viceversa farsi aiutanti. È in queste occasioni che compare un altro degli elementi fondamentali della fiaba, la magia, che permette di sovvertire le regole della fisica e della società reale.

L’eroe, vittorioso, ritorna infine nel luogo da cui era dovuto partire, disegnando un viaggio con struttura perfettamente circolare, dove o riprende il proprio ruolo sociale o lo migliora.

Spesso le fiabe terminano con delle nozze fastose, tappa che conferma l’avvenuto passaggio a una vita di responsabilità maggiori, dove in molti casi al matrimonio è legata la presa in consegna della conduzione di un regno.

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Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento”.

 Dino Buzzati, Gli inviti superflui.

Alcuni di questi elementi compaiono, modificati o camuffati, anche in opere di genere diverso come, ad esempio, in alcune narrazioni epiche medievali[2] o, recentemente, in alcuni dei grandi best-sellers per adolescenti: si pensi, ad esempio, ad Harry Potter.

La sua storia ha inizio con l’allontanamento da una famiglia in cui zii e cuginetto non hanno nulla da invidiare per malvagità alla matrigna e alle sorellastre di Cenerentola.

Il suo viaggio, ambientato in gran parte alla scuola di Hogwarts, lo vede scontrarsi più volte contro il male, impersonato da vari personaggi, ma da cui esce sempre incolume e vincente, grazie anche all’aiuto, oltre che delle sue personali doti, di amici fedeli e oggetti dotati di poteri sovrannaturali. La magia permea tutta la saga, la quale si conclude nel momento in cui lo vediamo ormai divenuto adulto e impegnato ad occuparsi della propria famiglia.

Se molti elementi originariamente caratteristici della fiaba fanno capolino in testi di vario tipo, spesso senza che ce ne si renda conto, è perché essa appartiene all’immaginario collettivo, anche di chi non possiede una grande cultura. Tutti conosciamo qualche fiaba e di conseguenza tutti, lettori e scrittori, anche inconsciamente, ne siamo attratti e influenzati.

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Il motivo dell’universalità di questo genere può essere individuato nel suo essere correlato ai riti primitivi di iniziazione: nelle società arcaiche il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta avveniva con l’allontanamento del giovane dalla famiglia e la sua reclusione in un luogo isolato e nascosto. Qui veniva messo alla prova attraverso delle esperienze che, si ipotizza, avrebbero dovuto insegnargli determinate nozioni (su caccia, pesca, sopravvivenza nei boschi, etc.), a superare le proprie paure e a sopportare la fatica e il dolore (spesso venivano effettuate delle mutilazioni fisiche, di cui si può vedere un piccolo richiamo anche nella cicatrice sulla fronte di Harry Potter); il rito insegnava al ragazzo a conoscersi e a valutare le proprie capacità.

E l’insieme delle conoscenze e della consapevolezza di sé avrebbero formato l’adulto da reinserire nella comunità perché vi prendesse parte attivamente ed utilmente.

Con il passare del tempo tali riti vennero abbandonati e oggi possono essere ritrovati sono in alcune comunità isolate e ferme ad uno stadio primitivo, le quali tuttavia sono state fondamentali per comprendere quelle che si ipotizza siano le origini anche delle nostre società.

Essi però non sono del tutto scomparsi, evolvendosi in narrazioni, sono usciti dalla realtà dei gesti per trasformarsi in letteratura.

Una forma educativa più lieve, che mantiene però il suo scopo, confermata dalla consuetudine di raccontare le fiabe ai bambini. Storie spesso crude e violente, le fiabe non sono nate per rassicurare o consolare, ma servono piuttosto ad esorcizzare, enfatizzandole, determinate paure. Gli insegnamenti morali non sono mai espliciti, com’è invece nel caso delle favole, e il mondo che le fiabe mostrano, seppure apparentemente molto lontano nel tempo e nello spazio, è viceversa molto concreto ed attuale.

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Ricca di personaggi meschini, deboli, interessati, furbi ed ambiziosi, la fiaba, soprattutto originariamente, aveva una visione di fondo pessimista al punto che l’unico modo per evadere dalle gerarchie di potere della vita di tutti i giorni era il ricorrere alla magia:  grazie ad incantesimi e sortilegi il povero diventava ricco e il contadino re; ma relegare le possibilità che questo avvenga ad un mondo fittizio e sovrannaturale, implica l’escluderne la realizzazione nella realtà.

La casualità, la furbizia e la fortuna cieca raccontata dalle fiabe risultano a volte ingiuste, ma vere; alla coscienza moderna però ciò risultava inconcepibile, o forse inconfessabile, e le storie vennero in parte modificate perché ad essere ricompensati fossero i comportamenti corretti e i buoni sentimenti[3]. Seppure in parte edulcorate e moralizzate (la censura di determinate situazioni a livello narrativo non corrisponde tuttavia a una loro scomparsa dalla vita…), e fiabe restano una tappa fondamentale nell’apprendimento del mondo e a loro continua ad essere affidata la funzione di formare i futuri uomini.

Corinna Mori

[1] Titolo originale Morfologiija skazki, edito a Leningrado nel 1928. La prima edizione italiana è del 1966 a cura di Gian Luigi Bravo, Einaudi, Torino.

[2] Mi limito a un accenno molto vago perché si tratta di un argomento di cui mi sono occupata durante la stesura della tesi di laurea e di cui sarebbe impossibile fornire qui una bibliografia ragionevole.

[3]Sulla questione può risultare molto interessante la raccolta di D. Richter La luce azzurra. Saggi sulla fiaba, Mondadori, Milano 1994.

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