Ecco il Festival Civic. A Pisa civismo, linguaggi e attualità

PISA – Un festival nuovo, non solo perché è alla prima edizione, ma per l’approccio fresco e di qualità che le organizzatrici hanno adottato.
Stiamo parlando del Festival Civic – che avrà luogo a Pisa il 4, 5 e 6 maggio – e loro sono Valentina Bellé, Francesca Raspanti, Roberta Zampa e Laura Sirotti.
È con quest’ultima, ideatrice e direttrice scientifica, che ci siamo confrontati, visto anche il nostro ruolo di media partner dell’evento.

Com’è nata l’idea del Festival Civic?

«Si tratta di un’idea nata da zero e di una sfida che il Comune di Pisa ha lanciato a me lo scorso anno. Inizialmente doveva essere una conferenza di un’ora e si è trasformata in una giornata d’incontri. E quest’anno ne abbiamo organizzate ben tre, puntando molto – se non tutto – sull’incontro con le persone, in generale, e con le scuole, in particolare».

Qual è l’obiettivo di Civic?

«Civic vuole essere il festival del civismo. Che è diverso dall’educazione civica, perché vorrei si mettesse l’accento sul processo dall’io al noi e sul concetto di condivisione».

Che differenza c’è fra educazione al civismo ed educazione civica?

«L’educazione al civismo è processo, l’educazione civica è contenuto. Occorre proiettarsi in avanti, tornare a parlare, dare anzitutto un presente prima che un futuro. È il motivo per cui faremo parlare le istituzioni dei e ai ragazzi».

Perché a Pisa?

«Lo scorso anno ci volevano a Modena e a Torino, ma crediamo che a Pisa ci sia terreno fertile per gli argomenti che affronteremo. Qui l’educazione riveste un ruolo molto importante».

Ed è nata anche l’associazione Civic.

«Sì. La modalità lavorativa è importante quanto il festival. Lo riteniamo un modo diverso di lavorare per rovesciare il concetto di crisi. Il lavoro manca? Lo creo. Bisogna sfruttare il proprio talento per battere la crisi».

Quali temi e linguaggi saranno adottati?

«Inizialmente si doveva parlare solo di integrazione di genere e generazionale e magari en passant di istituzioni e civismo, più in senso generale. Poi ha vinto Trump e questi temi sono improvvisamente diventati di primissimo piano, linguaggi compresi: il nodo è proprio come trovare linguaggi differenti per scoprire il proprio io attraverso il noi».

Cosa intendi per linguaggio?

«Tutti quelli strumenti comunicativi ed espressivi per comprendere la realtà, come la filosofia, la pedagogia, la fotografia, la psicologia, la sociologia l’arte, il teatro, lo spettacolo e così via».

E dove si svolgerà?

«L’unica grande piazza sarà la città di Pisa. Qui c’è il programma completo con tutti i luoghi. Vi aspettiamo!».

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