Hasta i… bomboloni! La cucina proletaria al tempo delle Feste de l’Unità

Non si può pensare alla cucina degli anni Settanta senza riandare con la memoria alle mitiche Feste de l’Unità di quegli anni. Tavolate infinite sotto i pini o nei prati, cucine provvisorie montate da solerti volontari che, sacrificando le loro ferie al partito, lavoravano indefessamente per nutrire centinaia e centinaia di simpatizzanti, che ogni sera affollavano le feste. Tutti accomunati dalla condivisione d’idee e d’intenti, o forse solo dalla piacevolezza di una serata al fresco.

 

La Festa de l’Unità nacque per finanziare il giornale di partito, e funzionò come catalizzatore di appartenenza in un’Italia appena uscita dalla guerra. La prima fu organizzata in Lombardia il 2 settembre del 1945, in quello che ora si chiama Parco della Brughiera Briantea, ma il maggior impulso alle feste venne dato da Enrico Berlinguer, quando nel 1972 divenne segretario del PCI, e così l’Italia ogni estate fu disseminata di piccole e grandi feste dell’Unita: nazionali, regionali, comunali, locali.

Le feste avevano sempre una loro particolarità, erano uguali come impostazione generale, ma ciascuna era diversa e rispecchiava la comunità di appartenenza, soprattutto quella gastronomica: se andavi alla Festa dell’Unità a Bologna trovavi le sfogline, (maestre della pasta fresca) che tiravano la loro meravigliosa pasta a mano e facevano migliaia di tortellini,  alle feste sulla costa tirrenica non mancava mai il cacciucco, a Roma era sempre presente l’amatriciana, e in Sicilia le panelle. Se qualcuno girava tutte le feste, dal Nord al Sud, faceva un giro gastronomico d’Italia!

Le feste erano anche altro, dibattiti, mostre, concerti, librerie e meravigliosi stand dei paesi dell’area comunista, con i loro prodotti tipici: le matrioske, la vodka, le immagini di Che Guevara, il misterioso liquore col serpente dentro, gli appuntalapis cinesi, le spillette con la stella rossa e tantissime altre cose che non mi ricordo, ma su tutto sovrastava la cucina.

Nella nostra zona, per tutti gli anni Settanta fu famosa e frequentata la Festa dell’Unità nella pineta di Viareggio, che occupava una grande area vicino allo stadio dei Pini e al mare, così che tornando dalla spiaggia ci si poteva fermare a cenare, al fresco e con poche lire.

Sotto i pini si trovavano le grandi tavolate coperte da tovaglie di carta, e si mangiava sulle lunghe panche di legno, fianco a fianco tutti insieme. Così spesso nascevano discussioni e amicizie, ed era sempre divertente: dalle cucine uscivano panzerotti, tortelli alla viareggina, farinata di cavolo nero, penne al sugo di pesce, risotto di mare, muscoli ripieni e al vapore, e in certi giorni il mitico cacciucco. Alla fine c’erano montagne di cocomeri, e soprattutto i meravigliosi bomboloni fritti, sempre caldi a tutte le ore del giorno.

I cuochi che ci lavoravano erano così bravi che alla grande Festa Nazionale dell’Unità di Tirrenia (quella mitica del 1982, dove vennero a suonare addirittura i Genesis, con 30.000 persone sotto il palco) ebbero uno stand tutto per loro, dove preparavano piatti di pesce, e chi c’era ricorda che furono giorni unici.

Ogni anno c’era un paese ospite. Ci fu l’anno dell’Ungheria, con i salami ungheresi ed enormi piatti di goulash, che ricordo trovai buonissimo e molto “esotico”, e l’anno di Cuba, con un famoso barman che si chiamava Ernesto (quale nome più simbolico poteva avere?), che pare facesse 106 cocktail diversi, con grande felicità dei tantissimi avventori, peccato solo che io allora non bevevo!

Erano feste molto sentite, tutte le persone che vi lavoravano erano volontarie e credevano convintamente in quello che facevano. Pensavano che crescendo e lavorando insieme si creasse una rete sociale di aiuto reciproco, insomma un mondo migliore. Forse erano utopie, ma sempre meglio dei muri che si vogliono costruire ora.

In ricordo dei mitici bomboloni della festa dell’Unità di Viareggio vi do la ricetta, anche se non è quella di Luigi, il grande bombolonaio dell’epoca. Mangiateli caldissimi, ascoltando gli Inti Illimani e sognando un mondo migliore.

 

Ingredienti:

500 g di farina bianca, 85 g di zucchero più lo zucchero per spolverizzarli, 60 g di burro, 35 g di lievito di birra, scorza di un limone non trattato, un pizzico di sale, olio di semi di girasole o di arachide

Sciogliete il lievito di birra in poca acqua calda. Mettete la farina in un’ampia ciotola, aggiungendo lo zucchero, la scorza grattugiata del limone, un pizzico di sale, il burro (che avrete precedentemente fuso a calore dolcissimo) e infine il lievito di birra. Cominciate a impastare, lavorando l’impasto a fondo fino a renderlo liscio ed elastico, aggiungendo un po’ d’acqua tiepida se necessario. Lasciate riposare in un posto caldo fino a che non abbia raddoppiato di volume (ci vorranno circa due ore). Nel frattempo leggete un libro a vostro piacere, chiacchierate con un amico, studiate o fatevi dei selfie. Quando l’impasto sarà pronto, prendetelo e formate delle palline grosse come una noce. Lasciatele riposare coperte ancora mezz’ora in un luogo caldo, quindi bucatele al centro con un dito, facendovele ruotare lentamente attorno. Tuffate i bomboloncini in abbondante olio molto caldo per 4/5 minuti, girandoli per farli dorare in maniera uniforme, poi scolateli su carta assorbente, cospargeteli di zucchero e mangiateli subito!

Claudia Menichini
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