Erri De Luca e la parola contraria

Intervista a Erri De Luca

10857238_469025906569898_1452918888142166189_o“Se non lo facessi, se per convenienza tacessi badando ai fatti miei, mi si guasterebbero le parole in bocca. Il mio vocabolario di scrittore si ammalerebbe di reticenza, di censura. Perderei la bella compagnia che la scrittura mi tiene dalla remota età del primo raccontino. Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto”.

 (Erri de Luca, La parola contraria)

 

Erri de Luca, nasce a Napoli nel 1950. Vita intensa e, se posso, avventurosa. Oggi è scrittore, poeta, traduttore, autore di teatro e cinema. Collabora per alcuni importanti quotidiani tra cui Il Manifesto, Repubblica e il Corriere della Sera. Il suo primo libro “Non ora, non qui”, scritto in età giovanile, viene pubblicato da Feltrinelli nel 1989.

Da dove nasce il suo amore per i libri e la scrittura? E come mai ha aspettato tanto prima di dare alle stampe il suo primo romanzo?

Nasce da uno stanzino pieno dei libri di mio padre nel quale sono cresciuto. Ho sfogliato quella tappezzeria che ricopriva i muri e ho trovato in quel posto piccolo il mio più grande spazio. La prima pubblicazione avvenne per caso, un’ amica appena assunta alla Feltrinelli fece leggere in casa editrice un mio dattiloscritto. Non spedivo pagine agli editori, mi sembravano storie mie che avevano un senso solo tra chi mi conosceva. Ancora oggi non capisco il mistero che permette a quelle pagine di interessare degli sconosciuti lettori.

Ad oggi ha pubblicato molto. Voce importante del panorama letterario e intellettuale italiano, c’è chi lo ha definito una delle firme più significative dell’ultimo decennio. Quando si sente a suo agio nei panni di intellettuale ?

Sono uno che scrive storie, che ne traduce altre da lingue imparate da solo, che si comporta da cittadino del suo paese partecipando della vita civile. Credo nella possibilità di aiutare il diritto di parola di persone che ne hanno poco e niente. Se questo configura il termine di intellettuale, non lo so. Per me intellettuale e’ chiunque non faccia un lavoro manuale.

La sua è la vita di un uomo in prima linea. Impegnato politicamente, militante attivo nel gruppo “Lotta Continua” (LC), molti i lavori fatti, magazziniere, operaio, camionista, muratore, spostandosi tra Italia e l’estero. Alpinista e grande amante delle montagne. Le esperienze e i ricordi più significativi che hanno inciso nella sua vita, anche di scrittore?

Non mi definirei un uomo in prima linea. Piuttosto una sentinella che, al meglio delle sue possibilità civili, cerca di avvisare la comunità dei pericoli che corre. Le mie cosiddette esperienze sono state un guazzabuglio di faccende che la vita mi ha messo davanti e continua a farlo. Tra queste evidenze da sbatterci il naso contro ci sono anche le montagne.

Scrittore prolifico, i suoi libri sono stati tradotti in più di 30 paesi del mondo. Lei stesso ha dichiarato che le sue storie sono un incrocio di ricordi e incontri. Cosa significa per lei l’atto specifico della scrittura? Ed essere uno scrittore?

Mi tengo compagnia con la scrittura, spesso la migliore. Vivo da solo e scrivere per me vuol dire raccontare una storia a qualcuno che non c’è.

I maestri e gli autori che l’hanno ispirata?

 Innumerevoli, tra questi i poeti del 1900.

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“Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. 

Nell’ aula e fuori, isolata è l’accusa”.

Veniamo alla recente vicenda giudiziaria che visto solo, sul banco degli imputati, Erri de Luca.

Settembre 2013, la LTF, ditta costruttrice della linea Tav Torino – Lyon denuncia Erri de Luca per frasi dette e pubblicate sul sito web dell’ “Huffington Post” Italia e sull’ ANSA. La denuncia viene depositata il 10 settembre 2013 presso la procura della Repubblica di Torino. L’accusa è di istigazione pubblica a commettere più delitti e contravvenzioni ai danni della società LTF  per aver pronunciato e ribadito, nell’ambito della lotta No Tav in Valsusa, la frase: “La Tav va sabotata”.

Il processo ha avuto inizio il 5 giugno 2014. Erri de Luca ha rifiutato il rito abbreviato, che si sarebbe svolto a porte chiuse e, ha più volte ribadito, in ultimo al Festival del giornalismo svoltosi a Perugia, che, in caso di condanna, non ricorrerà in giudizio.

Posso chiederle perché questa scelta?

Perché non ripeterò le mie ragioni una seconda volta davanti a un altro giudice cercando di trovare diversa e migliore udienza. Non scriverò “La Parola Contraria”. In questo anno e mezzo ho avuto la possibilità di far conoscere le mie ragioni fuori dell’aula di giustizia, dove la mia parola e’ libera e libera resterà. Una eventuale condanna non avrà potere di censura su di essa, potrà influire solo sulla libertà di spostamento del mio corpo. Sono uno scrittore chiamato a rispondere delle sue parole con le sue parole. Ne va del mio vocabolario che non è a disposizione della magistratura.

Se vale il dettato dell’art. 21 della nostra Costituzione secondo cui “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, quale crede sia lo stato effettivo di libertà e democrazia nel nostro paese?

Lo stato della libertà di informazione in Italia e’ ufficialmente stimato tra i più bassi. Il nostro giornalismo non è al servizio del pubblico ma della proprietà aziendale del mezzo di informazione. Questo rende i giornalisti degli impiegati e non dei professionisti delle notizie. Si attengono alle direttive delle loro testate. Si censurano ogni indipendenza. Ci sono rare eccezioni, tipo Report, che dimostrano quanto la professione sia stata abbandonata dalla grande maggioranza. Il deficit di libertà di informazione compromette ogni altra libertà di espressione.

E’ uscito di recente, edito da Feltrinelli, il suo ultimo lavoro, un pamphlet intitolato “ La parola contraria”, in cui ha deciso di fare della sua vicenda giudiziaria una riflessione sulla libertà di parola o meglio sulla libertà di parola contraria.

Crede che in Italia ci sia bisogno di più parole contrarie?

In Italia esiste già una pluralità di parole contrarie che dal basso affermano i diritti dei cittadini. Non hanno ancora trovato la tensione di rete per unirsi, ma può succedere da un momento all’altro. Ho espresso la mia opinione e vogliono condannarmi per questo. Vittima per ora è l’articolo 21 della Costituzione Italiana. Sono e resterò, anche se condannato, testimone di sabotaggio, cioè: di intralcio, di ostacolo, di impedimento della libertà di parola contraria”

Un auspicio per il futuro? Cosa si sentirebbe di dire alla parte più giovane del paese?

Che il futuro è il loro diritto naturale e lo avranno comunque, anche se resteranno con le mani in tasca. Esiste un futuro raggiunto per inerzia e un futuro nel quale si mettono le mani, sporcandosele per forza. Spetta a loro scegliere che parte vogliono avere nel futuro inevitabile che spetta loro.

In chiusura voglio aggiungere che la vicenda di Erri de Luca ha mobilitato e continua a mobilitare un’opinione pubblica sensibile che ha dimostrato più e più volte la propria solidarietà allo scrittore.

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Alcuni amici dell’autore si sono impegnati a tenere aperta una pagina internet #iostoconerri che in breve tempo è divenuta luogo di aggregazione, sostegno e affetto spontaneo per tutti coloro che hanno deciso di stare dalla parte di Erri de Luca. Perché stare con Erri significa stare dalla parte del nostro diritto di parola contraria.

 

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Biancamaria Majorana

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