Eros e Priapo, l’invettiva antifascista di Gadda ora in versione originale

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Carlo Emilio Gadda è generalmente ricordato come un intellettuale di destra, vicino al fascismo e convinto interventista durante la Prima Guerra Mondiale. Allora cosa l’ha portato, in diverse opere, all’invettiva proprio contro il fascismo? Eros e Priapo, la sua “mussolineide”, può darci non poche risposte. Soprattutto nella versione originale, curata da Paola Italia e Giorgio Pinotti per Adelphi, restaurata rispetto alla “smorzatura” (per non dire censura) voluta nel 1967 dall’editore Garzanti, e uscita lo scorso 27 ottobre 2016. Il risultato di questa necessaria operazione editoriale è un testo ancora più furibondo e infuocato contro il fascismo.

Carlo Emilio Gadda nel 1921.

Carlo Emilio Gadda nel 1921.

Malgrado gli studi classici, Gadda si era iscritto al Politecnico di Milano, alla facoltà di Ingegneria. Ma dopo il primo anno di università abbandonò per partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Quindi, insieme con altri due compagni, scrisse un’accorata lettera a Gabriele D’Annunzio e poi a Benito Mussolini, per eludere una prescrizione ministeriale che prevedeva per gli studenti universitari il completamento degli esami del primo anno, prima di potersi arruolare. Gadda, accontentato, entrò così in guerra tra le file degli alpini. La considerava una guerra giusta, un’occasione per completare il Risorgimento italiano. Subito mandato al fronte, a combattere sul Carso, ben presto si rese conto delle difficoltà che la guerra comportava, e fu deluso per come era composto l’esercito italiano: non tutti erano mossi dal suo stesso fervore!

Nel 1917 finì la guerra di Gadda, sfortunato protagonista della battaglia di Caporetto, catturato dagli austriaci e tenuto prigioniero a Celle Lager, in provincia di Hannover, fino alla fine della Guerra. Dopo la prigionia tornò a Milano e finì gli studi, laureandosi in Ingegneria Elettrotecnica. Nel ’22 partì quindi come ingegnere alla volta dell’Argentina, dove soggiornò per due anni, avvicinandosi all’idioma di quei luoghi, un castigliano lievemente modificato nella pronuncia. Nella Cognizione tutte le vicende familiari di Gadda saranno trasportate in un immaginario Sud America.

Uscita a puntate sulla rivista “Letteratura” tra il 1938 e il 1941, La cognizione del dolore fu pubblicata in volume da Einaudi solo nel 1963, e poi in una seconda edizione integrata del ’71. È il libro più imbarazzante per Gadda, poiché parla della sua vita, la sua famiglia, i rapporti difficili con il padre e la madre, i lutti, la società che lo circonda. Un’opera, appunto, che viene dopo una serie di lutti: il padre nel 1909, il fratello aviatore Enrico morto in guerra nel 1918, la madre nel 1936, nonché la morte di Gabriele D’Annunzio nel 1938, figura di grande importanza nella vita di Gadda.

Gabriele D'Annunzio.

Gabriele D’Annunzio.

Nella Cognizione D’Annunzio compare nei panni del poeta Caçoncellos, nome che denota una chiara parodia erotica. Molti tratti di questo personaggio rimandano esplicitamente al poeta Vate, come la presenza nella sua villa di un pollaio, presente anche nel Vittoriale giacché D’Annunzio mangiava ogni giorno uova fresche con tutto il guscio, alimento per le sue doti amatorie.

Già in quest’opera, in particolare, è adombrata la figura di Mussolini nel personaggio di Mahagones o Manganones, e la «luce di coltello» che illumina i suoi occhi. Con la Cognizione siamo nei primi del Novecento, nel Maradagal, appena uscito dalla guerra con il Parapagal (che ricordano Uruguay e Paraguay). L’Istituto di vigilanza per la notte (Nistitùo de vigilancia para la noche), di cui fa parte Manganoes, protegge i proprietari di ville, simboleggiando il fascismo che protegge il padronato, e dunque chi ha sostanze, tra cui c’è Gadda alias Gonzalo Pirobutirro, protagonista del romanzo, che vive in una villa con la sua anziana madre. L’allusione non poteva essere troppo esplicita, in pieno fascismo, e nelle fasi iniziali della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, un tema ricorrente in Gadda, almeno fino alla Cognizione, è la polemica contro i falsi reduci che millantano false ferite, false imprese e false prigionie, per accattivarsi l’ammirazione di chi ascolta, ma anche per ottenere pensioni di guerra. E si ricordi che Mussolini partecipò alla Prima Guerra, fu ferito in pancia da una scheggia, e a causa di questa ferita, in realtà molto lieve, non tornò più in guerra. Fondò quindi un’associazione, i Fasci di combattimento, composta di reduci di guerra, che solo in un secondo momento sarebbe diventata un vero e proprio partito.

C’è, però, anche un Gadda scrittore giornalistico fascista, pagato ad articolo, dopo aver abbandonato la professione di ingegnere, e che convive con un Gadda scrittore antifascista. Dagli articoli emerge una stima per Mussolini, e non solo perché erano pezzi pagati e quindi pilotati, ma la sua ammirazione è provata anche da lettere spedite ad amici. Scritti dal ’32 al ’41, alcuni sono di divulgazione tecnica (prevale il Gadda ingegnere), altri affrontano il tema della colonizzazione.

Tuttavia, nel Primo libro delle favole (1952) continua nella polemica contro Mussolini, detto ora «Minchiolini», anche se schierarsi contro il Duce non voleva dire passare dall’altra parte politica. In queste favole c’è il Gadda del pastiche che imita l’italiano quattro-cinquecentesco, per il quale si nota soprattutto l’influsso di Leonardo da Vinci, autore di favole allegoriche. Un libro che è un unicum, che ci mostra il Gadda osceno, che usa parolacce, spesso provenienti dal dialetto. Accoglie ciò che gli altri scrittori rifiutano, per un principio euristico: la lingua è strumento di conoscenza solo se presa in blocco; altrimenti, se selezionata a tavolino, non rappresenta più tutta la realtà.

In Quer pasticciaccio brutto de via Merulana lo sfondo storico del romanzo è invece, apertamente, quello del fascismo. Pubblicato da Garzanti nel 1957, il ventennio è evocato senza più timori, senza mezzi termini, e anzi diventa lo sfondo ideale in cui il delitto che è al centro di questo romanzo giallo sui generis poteva consumarsi: l’omicidio appare quasi naturale con il fascismo che incita alla violenza. Mussolini è ridicolizzato, insultato con epiteti quali «testa di morto», «il mascellone autarchico», «il Nero Personaggio», «quer tale appeso ar muro» «pecché era nato scemo».

Benito Mussolini in un acceso discorso alla folla.

Benito Mussolini durante un acceso discorso alla folla.

Infine Eros e Priapo, edito sempre da Garzanti nel 1967, è tra le ultime opere pubblicate in vita. C’è ancora l’ottica del pastiche, della lingua scritta da altri, una «contaminazione Machiavelli-Cellini-fiorentino odierno: con inflessioni, qua e là, romanesche e lombarde», per usare le parole dello stesso Gadda. L’argomento di questo saggio è proprio il fascismo, o meglio la sua ferocia. Traspare anche la sua tendenza misogina (negli ultimi anni di vita fu anche sospettato di omosessualità, per la frequentazione di dichiarati omosessuali come Sandro Penna e Pier Paolo Pasolini): molto del favore riscosso dal fascismo deriva dal fascino che hanno subito gli italiani, e soprattutto le italiane, per la figura di Mussolini. Il Duce è il Priapo che si espone davanti a tutti conquistando l’Italia e le donne, e la loro ammirazione fallica è stata una delle cause nel successo del Fascio: le masse, secondo un’idea dannunziana, si conquistano con l’erotismo!

La copertina dell'edizione Adelphi.

La copertina dell’edizione Adelphi.

L’edizione garzantiana, un pamphlet contro le priapate del «Predappiofesso», del «Predappiofava», del «Batrace stivaluto», del «Merda» con il ventre «prolassato e incinturato», che avanzava impettito sui tacchi e sulle «gambe a roncola», fu ampiamente rivisitata per attenuarne quanto più possibile i toni e i contenuti, su esplicita richiesta dell’editore Garzanti cui uno stanco Gadda aveva infine ceduto, con interventi che andavano dalla sostituzione di «culo» con «sedere» all’eliminazione di interi passi. Ora, l’Eros e Priapo che Paola Italia e Giorgio Pinotti hanno curato per Adelphi restituisce l’opera alla volontà dell’autore, attraverso il confronto con vari stadi di elaborazione conservati da un manoscritto risalente agli anni 1944-45.

Eros e Priapo è un trattatello psicologistico sulla genesi del fascismo: il Duce e i fascisti hanno sedotto l’Italia in quanto femmina, e la folla in quanto femmina «nottivaga», ossia prostituta. Forse Gadda si è reso conto tardivamente di essere stato, anche lui, sedotto e abbandonato dal fascismo.


Francesco Feola

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