Disney le donne e il femminismo

54 Sfumature di Disney, il femminismo nell’universo di Walt Disney

donne disney ariel

Ebbene sì, per quanto dal titolo possa sembrare ironico e bizzarro, possiamo affermare che la figura della donna nei lungometraggi Walt Disney abbia diverse sfumature. Raramente ci siamo soffermati a guardare oltre il loro grazioso aspetto, i loro scintillanti vestiti e le loro acconciature irrealisticamente belle.

Nei 54 film d’animazione prodotti dalla Walt Disney vediamo che le donne, come nella vita reale, si evolvono, e si fanno portavoce dell’emancipazione femminile. Per ovvie ragioni non si possono citare, né vedere nel dettaglio, tutte le figure, ma mi limiterò a designare quelle più caratteristiche e le “correnti” di pensiero inerenti.

donne disney biancaneveLa prima corrente si colloca dal 1937 (con Biancaneve e i Sette Nani, il primo film di Walt Disney) al 1959, e come personaggi vi ritroviamo Biancaneve, Cenerentola e la principessa Aurora. Sono anni difficili, in cui le donne hanno ancora delle difficoltà a far valere i propri diritti e a introdursi nel mondo del lavoro. Purtroppo questo pensiero è molto condiviso da radicali come Walt Disney, che, per quanto genio sia stato, era un uomo dalla dubbia moralità.

Queste donne infatti, appaiono estremamente dolci, buone, ed estremamente passive: non agiscono e non si ribellano. Sono casalinghe per vocazione prima ancora che per contratto, materne verso nani e topolini, e il massimo diritto a cui aspiravano era, appunto, quello di poter sognare. La loro vita  gira intorno alle faccende domestiche e al canto, che ha una forte connotazione liberatoria, e non hanno la forza, né la capacità di lottare per il proprio “lieto fine”, ma devono attendere l’arrivo del “principe azzurro”, rappresentato sempre come un uomo forte, coraggioso e valoroso, capace di salvarle dalla loro misera condizione.

donne disney la sirenetta Passano gli anni, Walt Disney è morto ma il suo impero continua a crescere, e si inizia a percepire una breccia di apertura mentale, nella raffigurazione della donna, in particolare nel cinema d’animazione.

Esempi di questo cambiamento, che avviene tra il 1989 ed il 1994, sono Ariel, Belle e Jasmine. Le donne, nonostante ancora non riescano a decidere da sole del proprio destino, iniziano a liberarsi delle loro catene imposte dalla società, cercano avventure, sono curiose, vivaci, intelligenti e vogliono far sentire la propria voce. Cambia anche la raffigurazione stessa di queste principesse, per esempio i capelli rosso fuoco di Ariel (La Sirenetta, 1989), o Jasmine (Aladdin, 1992), che tenta di evadere dalla sua vita principesca indossando delle vesti povere, ma un personaggio di fondamentale importanza è Belle (La Bella e la Bestia, 1991) che rappresenta il primo esempio disneyano del rapporto della donna con la cultura.

Dal 1995 questa “emancipazione Disney” si fa sempre più intensa, e spuntano personaggi, che abbandonano del tutto le loro spoglie di principesse per poter diventare delle vere e proprie guerriere: Pocahontas (Pocahontas, 1995) è l’unico (per ora) personaggio a non avere un lieto fine, che sacrifica per salvare il proprio popolo dall’invasione degli inglesi; Mulan (Mulan, 1998) si traveste da uomo per difendere la vita del vecchio padre, che se fosse andato in guerra sarebbe sicuramente morto (e nel frattempo, dato che si annoiava ha salvato la Cina!); infine Jane (Tarzan, 1999) che nonostante sia una donna vittoriana, abbandona le proprie convenzioni sociali per la per fare l’esploratrice, ruolo anti-conformista per una donna, in modo da approfondire i suoi studi e cercare l’avventura.

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locandinapg318898-ribelle-the-braveArriviamo all’ultima categoria, che si concentra in particolare su questa nuova decade, in cui vediamo che le donne ormai si sono quasi del tutto allontanate dalla classica principessa, in attesa del principe: ormai è lei la protagonista del suo destino ed è lei a decidere le proprie sorti. Tiana (La Principessa ed il Ranocchio, 2009) è la prima principessa di colore in un film Disney, e la cosa suscitò entusiasmo (finalmente anche le bambine di colore avevano una principessa da prendere come riferimento) e scalpore tra gli americani razzisti, che non accettavano una cosa del genere, tanto che ci sono state denunce alla Walt Disney, ma sono ovviamente decedute.

Rapunzel (Rapunzel: l’intreccio della torre, 2010) è la rappresentazione perfetta di una ragazza di teenager, poiché mostra le reali caratteristiche psicologiche di un’adolescente (le precedenti principesse erano ancora più piccole e sembravano avere una trentina d’anni per il loro aspetto e per come parlavano).

Merida (Ribelle, 2012) è la principessa che rompe quasi definitavamente il clichè della classica principessa mostrandosi piuttosto sgraziata e mascolina rispetto a tutte le altre. Infine abbiamo Elsa ed Anna (Frozen: il Regno di Ghiaccio, 2013), che pur presentando delle analogie con Rapunzel (soprattutto Anna), rappresentano al meglio la donna moderna: sono due fanciulle fragili, che vivono in un mondo difficile e poco incline all’accettazione del diverso, ma che entrambe trovano la forza di esprimere lo stesse attraverso l’amore fraterno (e non quello romantico, che si rivela essere una delusione ed un pericolo). Possiamo dunque affermare dal 1989 la Disney si schiera dalla parte delle donne, in cui vede un vero e proprio potenziale. Speriamo che questa ideologia duri ancora nei prossimi film, e che i produttori non prendano ispirazioni da 50 sfumature di Grigio!

Peppe D’Agata

Tomas Ticciati
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