Dio esiste, tra cinismo e sarcasmo

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament, Jaco Van Dormael, 2015)

 

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Il quarto lungometraggio di Jaco Van Dormael è Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament, 2015). Il film è stato presentato nella sezione Quinzaine des réalisateurs all’ultimo Festival di Cannes ed è in corsa per rappresentare il Belgio ai prossimi premi Oscar.

dioesiste905-675x905Dio esiste e vive a Bruxelles con la sua famiglia, a parte il primo genito JC (Jesus Christ) scappato anni fa di casa. Dio è un uomo irascibile che passa le sue giornate davanti al computer; da quest’ultimo gestiste il mondo da lui creato, divertendosi a infliggere pene e afflizioni agli uomini, aizzandoli gli uni contro gli altri in suo nome. Cova rancore, è sadico, apre le porte a colpi di accetta come Jack Torrance, Dio gode nel veder soffrire gli uomini e per questo ha costruito ad hoc le “leggi della sfiga universale”; continua a dare false speranze con la consapevolezza che non c’è niente dopo la morte.

La storia è raccontata da Ea, la figlia più piccola di Dio, succube del padre e decisa a ribellarsi. Ea ha dei poteri soprannaturali, a differenza del padre, ereditati dalla madre Dea così come li ereditò il fratello. Ea invia, dal computer del padre, le rispettive date di morte a tutti gli individui del pianeta Terra generando il caos e l’ira di suo padre. Per rimediare a questo Ea si cerca sei apostoli, persone a caso da aggiungere ai dodici del fratello, per arrivare al numero perfetto di diciotto: l’equivalente dei componenti di una squadra di baseball, gioco preferito dalla madre. Con sei nuovi apostoli, Ea potrà scrivere il Nuovo-nuovo Testamento.

NLud0La pellicola è gestita interamente dal narratore omodiegetico, ovvero Ea, e diviso come nei libri biblici: Genesi, Esodo, Vangeli, Cantico dei cantici. Van Dormael riesce a costruire un racconto lucido, cinico e privo di ogni clemenza, che gioca sull’annosa domanda: cosa faremmo se conoscessimo la nostra data di morte? Come impiegheremmo il tempo che ci resta da vivere? A queste domande il film non risponde ma ci fa vedere in che maniera sei nuovi bizzarri apostoli reagiranno di fronte alla loro data di morte. Aurélie, Jean-Claude, Mark, François, Martine e Willy sono persone sole, costrette dalla vita (in realtà dal volere di Dio) a non poter essere ciò che vogliono: una donna mutilata e considerata storpia, un avventuriero diventato manager di una multinazionale, un erotomane, un uomo convinto che la sua vocazione più grande sia quella dell’assassino, una donna borghese prigioniera della sua gabbia dorata e un bambino che in realtà vorrebbe essere una bambina. Con l’aiuto di Ea, i sei apostoli riusciranno a trovare il loro posto nel mondo: la loro felicità significa libertà. Come dice Mark, aver ricevuto la data di morte equivale “alla ricerca del tempo perduto” di Proust.

Il cast è di altissimo livello: l’iracondo Dio è il brillante e carismatico Benoît Poelvoorde, Ea è la giovanissima e talentuosa Pili Groyne, Yolande Moreau è Dea, mentre tra gli apostoli troviamo attori del calibro di: Cathrine Deneuve, François Demiens, Serge Lerivière e Didier De Neck.

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Il regista riesce a creare immagini surreali, ricche di momenti estatici, allineandosi con i cineasti che usano l’assurdo per descrivere il mondo e l’uomo; verrebbe da pensare a Federico Fellini, a Alejandro Jodorowsky o al più giovane Jean-Pierre Jeunet. L’onirico, il paradossale, il racconto per simboli da costruire e scardinare; sono queste le linee guida che caratterizzano il film. La sacralità delle immagini è riscritta attraverso lo sguardo del regista personificato attraverso i reietti della società; il vecchio barbone Victor sarà colui che aiuterà Ea nella scrittura del Nuovo-nuovo Testamento, un uomo semplice che preferisce addormentarsi guardando le stelle dopo essere finito per sbaglio in prigione. Anche in questo film il punto di vista è quello dei bambini o in alternanza quello degli anziani, uniche lenti non appannate sulla realtà, capaci di guardare il vero volto delle cose.

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Dio esiste e vive a Bruxelles è una riflessione cinica e sarcastica di quello che siamo, dell’utilizzo del nostro tempo e dell’epoca in cui viviamo; un’opera capace di generare riso nello spettatore e non poche domande, su tutte: quale sarebbe la vostra wish-list prima di morire?

Antonio M. Zenzaro

Tomas Ticciati
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