Dacia Maraini si racconta

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Dacia Maraini ha inaugurato la XII edizione del Pisa Book Festival

La XII edizione del Pisa Book Festival ha potuto vantare una madrina d’assoluta eccezione: Dacia Maraini. La scrittrice, poetessa, saggista, sceneggiatrice e drammaturga ha incontrato i suoi lettori nella prima giornata di venerdì 7 novembre. Alle 18, la sala Pacinotti del Palazzo dei congressi era già gremita. Nel pubblico c’ero anche io, e come molti ho ascoltato rapita la voce di una donna, prima ancora che una scrittrice, capace di raccontarsi con una generosità e un’intensità in grado di calamitare l’attenzione per quasi due ore.

Nata a Fiesole nel 1936, talento poliedrico e versatile, le sue opere delineano figure femminili complesse e forti, inserite in un contesto storico acutamente ricostruito. I suo libri sono stati pubblicati in moltissime paesi del mondo e il suo romanzo di maggior successo, La lunga vita di Marianna Ucria (Milano, Rizzoli, 1990) è stato tradotto in 24 lingue.

Moderatore dell’incontro era il professore emerito dell’Università di Glasgow, Joseph Farrell. Dacia Maraini ha parlato della propria infanzia, della rapporto con la sua famiglia e in particolare con suo padre; degli anni passati spostandosi per il mondo, dal Giappone alla Sicilia, fino ad arrivare a Roma. E della sua più grande passione: la scrittura.

Quello di venerdì è stato uno di quegli incontri che ti lasciano il segno, che ti fanno uscire più ricco, coraggioso e forte, in un mondo che sembra dimenticarsi, a volte, dell’arma più potente che ci è stata data come uomini: la fantasia e la creatività, la possibilità di immaginarsi per diventare ciò che si desidera.

Joseph Farrell ha presentata Dacia Maraini definendola <<una scrittrice nomade intellettuale>>In effetti, Dacia un po’ nomade lo è stata. La sua vita l’ha vista viaggiare molto e a lungo, spostandosi da una parte all’altra del mondo, sempre divorando libri.

<<Ogni grande scrittore – ha detto – non può non essere prima un appassionato lettore>>. Dacia è stata una lettrice vorace fin da quando ha imparato a leggere, e oggi continua a farlo ovunque le sia possibile. Con sé porta sempre un libro, uno per ogni occasione e viaggio. Il mondo del libro è cambiato profondamente e lo stesso vale per la fruizione della pagina scritta. La gente va poco nelle librerie, ma i festival dedicati al libro si moltiplicano consempre  maggiore successo di pubblico. Il che significa, dice Dacia, che il libro ha ancora la sua forza, che lo si legga in formato ebook oppure sfogliando pagine di carta.

Dacia non ha parlato solo di libri e di lettura, ma anche di sé, e della sua incredibile vita, che l’ha vista e la vede tuttora impegnata in campagne sociali e politiche a favore dell’aborto, del divorzio, contro la mafia e la corruzione. Tante, tantissime le cose da raccontare. Ma il mio desiderio, qui, è di parlarvi di ciò che Dacia Maraini ha detto della scrittura, del mondo dei libri, del suo lavoro e dell’importanza che ancora oggi lettura e cultura rivestono nella crescita di ognuno di noi.

Dopo aver parlato di un padre forte e distante, della sua esperienza traumatica in un campo di concentramento in Giappone durante la guerra, della difficoltà di vivere nella realtà Siciliana del dopoguerra, Dacia si è raccontata come scrittrice. Joseph Farrell le ha fatto la domanda forse più impegnativa per uno scrittore: perché scrivi?

Dacia ha risposto che prima di essere scrittore si è dei grandi lettori, prima di scrivere bisogna leggere, avere nell’orecchio il suono dei libri, le loro storie. Arriva poi il momento in cui la lettura fa nascere il bisogno di scrivere, un bisogno che nasce dal piacere di farlo. Scrivere, per la nostra scrittrice, è prima di tutto una passione.

Dacia Maraini prosegue parlando di come nascono i suoi lavori, di come sceglie il genere e il tipo di pubblico cui idealmente rivolgersi. Immaginarsi il proprio lettore è impossibile, l’infausto compito di fare le indagini di mercato spetta agli editori e non allo scrittore. Più difficile è scegliere il genere e costruire i personaggi di un libro, perché si viene a creare un rapporto del tutto particolare tra autore e personaggio, tra realtà e finzione.

Dacia Maraini, usando un’immagine pirandelliana, dice che di solito un personaggio viene a bussare alla sua porta per raccontare una storia e lei, di solito, all’inizio gli offre al massimo del tè con biscotti e poi lui se ne va. Ma quando questo personaggio si ferma per cena e magari si trattiene anche per la colazione, allora significa che quella figura oramai si è accampata nella testa della scrittrice, e questo significa che è giunto il momento di scrivere la sua storia.

La nascita e la crescita di un libro è un’operazione complessa, spesso lunga. La scrittrice afferma di interrogare molto i suoi personaggi. <<Si sono fatti della mia carne – dice – sono parti di me, ma una volta creati essi vanno avanti da soli, prendono la loro strada. Io creo il personaggio, ma a quel punto quel personaggio ha già un suo destino che è soltanto suo>>.

<<Se da autrice provo a imporre al mio personaggio qualcosa che lui non vuole – prosegue Dacia – ecco lui si rivolta, si sottrae e dice di no. I personaggi hanno sempre ragione e lo scrittore non può pensare autocraticamente di imporre delle azioni che lui non vuole compiere>>.

In “Marianna Ucria”, ad esempio, la scrittrice intendeva far morire il personaggio, ma lei non voleva, non era questo il suo destino: desiderava viaggiare, andarsene. E così è stato. Lo stesso è accaduto per il giallo “Voci”, lavoro durato due anni, ma senza che la stessa scrittrice sapesse, fino a sei mesi prima della conclusione, chi fosse il suo assassino.

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Arriva poi un altra domanda spinosa: Qual è il libro preferito fra quelli scritti? Dacia risponde che non saprebbe scegliere, ma di solito è l’ultimo a essere stato pubblicato.

Secondo Dacia Maraini, l’ultimo libro è sempre il più vicino allo scrittore, è la parte più vicina, è parte integrante della propria famiglia. Anche il pubblico, interessato e partecipe, prosegue facendo delle domande a Dacia sulla lettura e il ruolo dei libri all’interno del sistema educativo e formativo.

Interviene un’ insegnante che chiede cosa la scrittrice pensi del ruolo dei docenti nella scuola e delle strategie che potrebbero adottare per riportare la lettura al centro della scuola e dell’interesse dei giovani. Dacia Maraini ringrazia per la domanda e rivolge il suo più sincero ringraziamento a tutti quegli insegnanti che sono oggi l’unico punto fermo della scuola italiana, della quale lo Stato sembra essersi dimenticato oramai da troppo tempo.

Se oggi la scuola italiana ha ancora qualcosa da dare ai suoi allievi è grazie alla passione dei docenti, perché la passione è comunicativa, dice la scrittrice, e la passione si trasmette. Leggere libri, anche a scuola, è importantissimo, perché leggere significa mettere in moto quello che alcuni chiamano animo e che Dacia preferisce chiamare immaginazione.

Leggere è immaginare e immaginare è ciò che ci permette di pensare all’altro e a noi stessi in modo diverso e inaspettato; senza immaginazione e immedesimazione non si potrebbe parlare nemmeno di eticità o di responsabilità. Leggere, conoscere, significa porsi dei problemi, ed è questo che può permetterci di prenderci cura, oltre che di noi stessi, anche degli altri.

Dacia Maraini una volta ha detto “Scrivere vuol dire prima di tutto dare un nome alle cose”. Allora leggere significa imparare quei nomi, e con essi farsi più coraggiosi, per aprirsi verso gli sconfinati universi dell’esistenza.

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Biancamaria Majorana

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2 comments to “Dacia Maraini si racconta”
  1. questo numero di tuttomondo è veramente interessante, Complimenti per l’impegno e l’entusiasmo che traspare dai vostri scritti che, insieme alla semplicità del linguaggio usato, rendono comprensibili ed Interessanti gli argomenti trattati anche ai non addetti ai lavori. Purtroppo non riesco sempre a stare al passo con le vostre proposte, spesso per motivi di tempo, però riesco a trarne dei suggerimenti interessanti che prima o poi diventeranno concreti.
    Un caro saluto
    Francesca

    • Grazie a te per seguirci e leggerci con tanto interesse. Sapere che c’è chi apprezza il nostro lavoro e la nostra crescita, è la miglior spinta ad andare avanti e migliorare scrittura e contenuti. Grazie, grazie ed ancora grazie. Un caro abbraccio

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