Presentato “Una città proletaria” di Athos Bigongiali

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Insieme – ma Priscilla Fontana, ed Evening, e José, e Jessa non ci hanno mai abbandonato – abbiamo provato a leggere e decifrare il libro della città proletaria: ci siamo così accorti che il tempo e l’inqualifiabile opera degli uomini ne ha cancellato o oscurato molte pagine: censori implacabili della storia in quanto disciplina universale. Il rischioso viaggio ci ha restituito la città anarchica e ribelle, l’umanità che osò pensare «Governa te stesso!» e che ancora oggi ci regala un segno candido e indocile, una voglia che per un attimo rimescola il sangue.

Nel pomeriggio di sabato 12 marzo presso il foyer del Teatro Verdi di Pisa si è svolta la presentazione della versione rieditata del libro di Athos Bigongiali, “Una città proletaria”, a cura della casa editrice MdS Editore.

Il testo, edito per la prima volta nel 1989 dalla casa editrice Sellerio, nella collana La Memoria, fu un grande e forse inaspettato successo, rimanendo in cima alle classiche dei titoli più venduti e ricevendo il plauso della critica e di importanti firme della nostra letteratura, quali quelle di Antonio Tabucchi e Leonardo Sciascia.

E oggi, a distanza di quasi trent’ anni dalla prima uscita, appreso che il testo di Athos Bigongiali era oramai fuori catalogo, la giovane e dinamica casa editrice pisana MdS ha deciso e fortemente voluto dare nuovamente alle stampe “Una città proletaria”, con una versione rivista e arricchita da nuovi capitoli, titolati dall’autore.

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Un momento della presentazione svolta sabato 12 marzo al teatro Verdi

 

Durante la presentazione del libro, che verrà replicata venerdì 18 marzo alle 18 all’interno del Porto di Marina di Pisa, sono intervenuti per Mds Fabio della Tomassina e Fabrizio Bartelloni, l’assessore alla cultura Andrea Ferrante, il professore Marco Santagata e il giornalista e critico letterario Giovanni Nardi.

Accanto a loro, ha avuto l’onore di intervenire anche la nostra rivista, nella voce di una delle sue firme con l’intento di capire quanto il testo di Athos Bigongiali possa parlare ancora oggi alle nuove generazioni.

Perché rieditare oggi “Una città proletaria”

Perché, parafrasando le parole del professor Sant’Agata, la storia di Athos è una storia fatta non di personaggi, ma di persone; perché è una storia che parla di Pisa ma potrebbe parlare di qualsiasi altra città; e perché, al di là della sua contingenza storica e politica, è una storia viva che sa parlarci ancora oggi, come solo un libro ben scritto sa fare per sopravvivere allo scorrere del tempo.

“Una città proletaria” parte da un piccola idea dell’autore e da un lungo e meticoloso lavoro d’archivio con il quale Bigongiali ha voluto ricostruire una pagina di storia cittadina, quella della Pisa dei primi quindici anni del Novecento, per rievocarne, in un continuo gioco di specchi tra vero e verisimile, l’incredibile fermento politico e culturale che ne caratterizzò gli eventi.

La Pisa di quegli anni era una Pisa anarchica, una Pisa operaia, era la terza città industriale d’Italia, era la città del libero pensiero, ma soprattutto era una città animata da uomini e donne coraggiosi che hanno combattuto per le proprie idee. La Pisa del libro è certamente anche una città lontana che, come ricordato da Sant’Agata, non esiste più. La Pisa delle Camere del Lavoro, del movimento anarchico, delle fabbrichine scioperanti, appartiene a una pagina di storia oramai conclusa, ma questo non rende oggi il libro di Athos Bigongiali meno attuale.

Il libro

Una città proletaria” è una storia di militanza attiva, che non si giustifica per il colore politico che ne caratterizzò la genesi, ma per il senso che ancora oggi può avere lottare per affermare la propria visione di mondo. Visione che prende la forma di un romanzo corale e polifonico, fatto di tante voci narranti, costruite con espedienti letterari avanguardistici per l’epoca, e molti di volti spesso dimenticati, di nomi di giovani uomini e giovani donne il cui messaggio risuona chiaro e cristallino non meno di quanto dovette sembrare ai lettori di trenta anni fa. Allora, come ricordato sabato, il libro venne letto da tanti come strettamente legato agli eventi della recente contestazione sessantottina, oggi non possiamo fare lo stesso: la lotta operaia, l’anarchismo, l’annosa conflittualità dell’epoca tra identitarismo e collettivismo, tra organizzazione in partito e assenza di gerarchie è qualcosa che non trova più riscontro nella nostra realtà politica e sociale.

Ma se la storia cambia volto, ciò non accade per l’insegnamento che lascia ai posteri.

“Una città proletaria” non è un romanzo storico ma ci parla di un pezzo di storia vera fatta dalle storie di uomini e donne vere e ci ricorda che la memoria è una valore da preservare. “Una città proletaria” è un libro sincero come sincero è l’autore che lo ha scritto e sinceri i personaggi che lo animano. E’ un libro che ci rammenta che il cambiamento è possibile ed è possibile, ma che, senza la cultura e la forza dei propri convincimenti, esso sarà difficilmente attuabile. Il libro ci ammonisce a non vivere passivamente il presente, ma a farci parte attiva del suo processo, perché, come dice De Gregori in una sua celebre canzone: «La Storia siamo noi attenzione nessuno si senta escluso».

E gli uomini e le donne di Una città proletaria” non vollero essere esclusi perché è proprio tra di noi che si celano i veri eroi della storia, ai quali, come ha fatto Bigongiali, qualcuno un giorno darà un volto e una voce.

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Biancamaria Majorana

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