“Il cinema dipinto”, l’arte pittorica e cinematografica di Enzo Sciotti

Enzo Sciotti, Il cinema dipinto, 2017

Nel film Bleeder (Nicolas Winding Refn, 1999), in una scena ambientata all’interno di una videoteca, c’è un dialogo tra un cliente e il proprietario della suddetta attività. Il cliente si presenta alla cassa con in mano la VHS di Le colline hanno gli occhi (Wes Craven, 1977) e chiede al videotecaro – interpretato da Mads Mikkelsen – delucidazioni riguardo la suddivisione dei generi cinematografici all’interno del negozio. Da quel momento in poi Mikkelsen passa in rassegna tutti i sottogeneri di cinema presenti nel negozio fino a consigliare al cliente di dare un’occhiata alla sala dei registi. La sequenza dei nomi che Refn mette in bocca all’attore è impressionante: Fritz Lang, Sergio Leone, Martin Scorsese, Sergio Corbucci, George Romero, Lucio Fulci, Sam Peckinpah, Jean Rollin, Jacques Tourneur, Wes Craven, John Carpenter, Jack Hill, Richard Fleischer, Werner Herzog, Morrisey, Ed Wood, John Waters, Seijun Suzuki, Stanley Kubrick, Federico Fellini, Alfred Hitchcock, Don Siegel, David Lynch, Alejandro Jodorowsky, William Lustig, Ib Melchior, Orson Welles, John Woo, Jackie Chan, Russ Meyer, Abel Ferrara, Joe D’Amato, Terence Fisher, Tobe Hooper, H.G. Lewis, Umberto Lenzi, Quentin Tarantino, Jess Franco, Akira Kurosawa, Roger Corman, Ruggero Deodato, Joel & Ethan Coen, Mario & Lamberto Bava, Jack Arnold, James Whale, David Lean, Frank Capra, Gillo Pontecorvo, Andrei Tarkovsky, Luchino Visconti, John Cassavetes, John Houston, Anthony Mann, Jean-Luc Godard, Howard Hawks, François Truffaut, Jean-Pier Melville, Lars Von Trier, Gianni Amelio, Elia Kazan, Luis Buñuel.

Ho voluto riproporre in toto la lista declamata in Bleeder perché, oltre a dar sfoggio della totale cinefilia di Refn (quando mai s’è vista sul grande schermo una lista d’autori che unisse Godard e Joe d’Amato, Deodato e Hitchock?), mi ha ricordato, seppur su piani temporali e tematici differenti, la sensazione che ho provato nello sfogliare Il cinema dipinto, il primo libro sull’arte cinematografica di Enzo Sciotti.

Il paragone tra questa lista di nomi e le illustrazioni dell’artista laziale produce come risultato un concentrato di arte cinematografica senza alcuna gerarchia o canone: questo è anche ciò che ritroviamo nel bel libro dell’illustratore romano, classe ’44, che, armato di tempere, aerografi e aniline, ha reso iconici e famosi nell’immaginario comune una gran quantità di film degli anni ’70 e degli anni ’80.
I fan del cinema di genere (horror soprattutto) lo ricordano per le affascinanti immagini legate ai capolavori di Lucio Fulci (L’aldilà, Quella villa accanto al cimitero, Lo squartatore di New York, Manhattan Baby) e Lamberto Bava (La casa con la scala nel buio e Demoni) o per le memorabili immagini create per La casa 2 e L’armata delle tenebre. Il portfolio di Sciotti è inoltre ricco di immagini create per film d’autore come Ballando ballando (Ettore Scola, 1983) e Festa di laurea (Pupi Avati, 1985) senza dimenticare l’immenso spazio dedicato alla tarda commedia all’italiana nel quale emerge tutta la sua grande passione per la ritrattistica iperrealista, infatti i vari Tomas Milian, Lino Banfi, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Christian De Sica, Massimo Boldi, Renato Pozzetto hanno una resa migliore che in fotografia in virtù delle sinuose linee di contorno e una forte attenzione al colore.

 

Enzo Sciotti ha cominciato a lavorare nel mondo cinematografico negli anni ‘60, la sua produzione più corposa è quella legata all’illustrazione fantastica e horror. Questi due mondi cinematografici sono nobilitati da Sciotti tramite l’utilizzo di «sfumature, fulmini, nebbie che incombono su ville, sagome di personaggi fantastici, inquietanti paesaggi notturni, lune maledette, bagliori di pugnali». Escamotage tecnici e iconografici che il maestro laziale ha trasformato in sono immagini di culto; immagini che Sciotti si prendeva la libertà di inventare e rielaborare anche se in certi frangenti non rispecchiavano i contenuti del film stesso visto. Sciotti non guardava quasi mai il film prima di mettersi all’opera; a lui era sufficiente l’intuito e il mestiere e ovviamente le foto di scena che la produzione mandava all’artista. Qualche esempio: per Quella villa accanto al cimitero di Lucio Fulci – film che, come soggetto, a grandi linee potrebbe essere affiliato a Shining – vediamo un personaggio che somiglia a Jack Nicholson con i capelli lunghi, mentre l’animale antropomorfo che attacca minaccioso la protagonista dell’Aldilà è una presenza che nel film non compare neanche in un fotogramma. Invece per i film dall’impianto narrativo meno irrazionale e che soprattutto potevano vantare nel cast nomi celebri (da Gene Hackman a Charles Bronson, passando per gli italiani Banfi, Pozzetto, Villaggio) l’artista doveva inserire il ritratto della celebrità di turno. Non manca la bellissima riproduzione a due pagine del poster di Fandango, opera che valse a Sciotti riconoscimenti internazionali tra i quali il Premio Liburnia ’86 e che risollevò le sorti del film, attirando un numeroso pubblico grazie proprio al manifesto cinematografico.

Con l’avvento delle videoteche e delle VHS l’arte di Enzo Sciotti si è diffusa ancor più capillarmente. Dopo essere stata presente sui muri delle città e dei cinema, con l’arrivo delle “cassette” l’arte della cartellonistica riduceva le proprie dimensioni e allo stesso tempo entrava in migliaia di negozi sparsi in tutto lo stivale, negozi che utilizzavano queste spettacolari illustrazioni per invogliare il cliente verso il noleggio del film.

Nelle pagine del libro ci possiamo imbattere a tutta pagine nelle opere realizzate per Lucio Fulci – sicuramente il regista di genere che con Sciotti ha stretto un sodalizio molto saldo – Dario Argento, Lamberto Bava, David Lynch, il b-movie americano d’azione, la commedia di Lino Banfi e di Renato Pozzetto, senza alcun calo artistico. La qualità del tratto e del pennello è un fil rouge che collega le opere presenti nel volume, siano esse realizzate per un film di Scola o per una tarda imitazione di Rambo. Enzo Sciotti, con Il cinema dipinto, conferma la grande professionalità delle maestranze italiane che affollavano il cinema italiano fino alla fine degli anni ’80.

Come poi ha dichiarato lui stesso, con l’avvento degli anni ’90 e quindi dell’utilizzo dei computer, il suo mestiere è andato lentamente a morire. Se ben vi ricordate, i primi DVD che vennero fuori nella seconda metà degli anni ’90 presentavano delle fascette che tentavano di allontanarsi in toto dall’arte pittorica. Anche se negli ultimi anni il mercato home video è praticamente morto, vanno segnalate moltissime etichette di distribuzione e di recupero di Blu-Ray e DVD come le inglesi Arrow Video e 88Films, le francesi The Ecstasy of Films e Le Chat Qui Fume e anche l’italiana CG Entertainment, che stanno cercando di dare nuovamente importanza all’aspetto grafico-pittorico delle loro produzioni. E il cinema invece? Il cinema invece sta ancora alla finestra, finestra che ovviamente non è quella di James Stewart.

Per acquistare il libro Il cinema dipinto: link

Tomas Ticciati

Tomas Ticciati

Nato nel lontano 1985 a Pontedera, laureato in Storia dell'Arte a Pisa. Per Tuttomondo, da settembre 2014, mi occupo di cinema, recensioni e interviste. I miei interessi spaziano dal cinema italiano (in ordine sparso Fulci, Verdone, Fellini, Argento, Scola, Avati i miei preferiti) a quello americano (i maestri della new hollywood e del new horror anni '70/80), non guardo le serie tv.
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