L’addio è un pane quotidiano che si sta spezzando

Da novembre a Venezia c’è un nuovo locale, unico in Italia: si chiama Africa Experience, è il primo ristorante gestito da migranti richiedenti asilo in arrivo dall’Africa e offre piatti della terra natale da cui sono fuggiti i tre cuochi: Etiopia, Nigeria e Guinea.

Il locale è nato dall’idea di Hamed Ahmadi, anche lui profugo, afgano, regista, arrivato in Italia per presentare due cortometraggi alla Mostra del Cinema e mai più tornato in patria per problemi legati proprio al soggetto di uno dei due film. Sempre a Venezia Ahmadi aveva già aperto gli Orient Experience, due piccoli locali vero incrocio di sapori orientali. In questa nuova impresa anche gli altri soci fondatori sono migranti e hanno alle spalle storie di lungo cammino, sofferenze e dolore. Nel loro locale, però, vogliono solo creare piatti che abbiano i sapori e i profumi delle loro terre, rinnovando con ogni piatto un ricordo, facendoci partecipi del loro mondo, delle loro esperienze.

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Migrare è uno strappo che non si riparerà mai perfettamente, resteranno sempre piccole aperture da cui scivoleranno fuori nostalgia e rimpianto. Fuggire dai propri paesi, straziati da guerra e miseria oppure oppressi dalla tirannia, è sempre un salto nel vuoto: non si sa dove si arriverà, si sa solo che cosa si lascia, orizzonti, cieli, odori, architetture, sentimenti, paure, sofferenze, ma anche amore e  ricordi. Quando si arriva, se si arriva, lo spaesamento è totale: non si capisce la lingua, non si comprendono i comportamenti sociali, il clima è ostile, i modi di vestire sono diversi, e non si ritrova alcuno dei sapori a cui si è abituati. Il cibo, che è legame ancestrale con la propria origine, con la propria terra, e con la propria madre (il primo cibo che  assaggiamo ha il suo sapore) si smarrisce durante il cammino, ci si nutrirà, se va bene, solo per sopravvivere.

emigrantiEmigranti in arrivo a New York

Una volta arrivati, dopo il primo difficilissimo periodo di adattamento i migranti cercano di ricreare in occidente i sapori della terra di provenienza, e il cibo diventa così veicolo mentale e sensoriale del ritorno. E’ rimpianto e calore, insieme ai sapori si mescolano ricordi e sentimenti.  Secondo una ricerca del Censis, è soprattutto nei primi anni che i migranti cucinano solo ed esclusivamente i loro piatti tradizionali, ritrovando nel cibo il valore dell’identità etnica. Poi col tempo cominciano lentamente a mescolare la loro cucina con la nostra, ciò che forse rappresenta il primo vero segno di integrazione. Non perdono mai però la memoria dei loro piatti, che preparano sempre in occasione di feste e incontri con connazionali. Mangiando i cibi tradizionali e parlando la loro lingua ritornano là da dove sono venuti, si nutrono di cibo e di ricordi, immergendosi nei sapori del passato attenuano distacco e lontananza.

Questo fenomeno non è prerogativa esclusiva di questa immigrazione,  anche durante la grande migrazione italiana in America, o in quella più recente dal sud al nord d’Italia, la nostalgia dei sapori del proprio paese era il rimpianto più sentito,  si riempivano le valigie di cartone di aromi e conserve, per ritornare al luogo natio anche se solo per il breve tempo di un pasto.

Nel 77-78 D.C. già Plinio il Vecchio scriveva nella sua monumentale Naturalis Historia: “… non c’è nessuno che non trovi nel cibo un lenitivo alla propria ira, afflizione, tristezza e a tutte le passioni. Perciò bisogna considerare ciò che esercita non solo sul fisico ma anche sul morale.”

Tutti gli uomini hanno bisogno del cibo, per nutrire il corpo ma soprattutto per nutrire l’anima.

Vi lascio due semplicissime ricette, la prima proviene dal Senegal e la seconda dall’Egitto, tratte dal libro Sapori d’Africa, di Aisha Fall, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera 2005.

gamberi

Insalata Senegalese

ingredienti: 200 g di code di gambero, 2 pomodori maturi, 1 cesto di insalata tenera, 2 avocado, 2 manghi, 1 ananas, ½ cucchiaio di radice di zenzero, olio, sale, pepe e peperoncino.

Cuocete a vapore le code di gambero per pochi minuti, sgusciatele e tenetele da parte, tagliate a piccoli pezzi i pomodori, l’ananas, il mango e gli avocado, e pulite l’insalata. Disponete su un piatto da portata le foglie d’insalata, la dadolata di frutta e pomodoro e le code di gambero. Preparate il condimento mescolando olio d’oliva, sale, pepe, peperoncino e zenzero, versatelo e servite.

melanzane

Purè di melanzane

ingredienti: 1 kg di melanzane, 2 spicchi d’aglio, 350 ml di yogurt, un cucchiaio di olio di oliva, uno di prezzemolo tritato, uno di limone, un cucchiaino di menta in polvere, sale.

Arrostite le melanzane complete di buccia in forno a temperatura media, girandole a metà cottura. Appena tolte dal forno immergetele in una ciotola d’acqua fredda con il succo di limone. Dopo che si sono raffreddate eliminate l’acqua in eccesso, sbucciatele e schiacciatele bene con una forchetta, poi aggiungete lo yogurt, l’aglio finemente tritato (potete usarne solo uno spicchio, dipende dal vostro amore per l’aglio) la menta e il sale, e mescolate bene. Mettete a riposare in frigo, e servite poi con l’aggiunta di poco olio e prezzemolo tritato.

Sono piatti velocissimi, molto freschi e piacevoli, forse più adatti alla stagione estiva, ma le nostre case anche d’inverno sono molto calde.


Claudia Menichini

 

N.b. Il titolo dell’articolo è tratto da Ma dove sono le parole, a cura di C.L. Candiani de A Cirolla, Effigie, Milano, 2014

Claudia Menichini
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