Ken Russell e la prostituzione

Il sesso a pagamento secondo Ken Russell

fonte: filmtv.it

Ken Russell, cineasta inglese scomparso nel 2011, è uno di quei registi difficilmente etichettabili in generi o filoni. La sua poetica è stata indirizzata perlopiù al tormento fisico e mentale: basti pensare ai suoi musical visivamente estremi come Tommy o Lisztomania, alla trasformazione di Rudolf Nureyev in Rodolfo Valentino o allo sperimentale Stati di allucinazione.
In tutta la sua filmografia risaltano due film, tecnicamente e visivamente posti agli antipodi, che hanno come protagonista una prostituta: China Blue del 1984 e Whore del 1991.
China Blue lo si può ribattezzare con il neologismo “neo-neon-noir”. Neo perché raramente si era visto un’opera di tale impostazione in grado di contenere sesso, morte, religione, perversione, Magritte, kamasutra in modo mai banale e funzionale al plot. Neon perché un’ampia fetta di film i volti dei personaggi, le pareti delle stanze, i marciapiedi losangelini sono inondati di luce al neon in quantità tale da definire e modificare i lineamenti di Kathleen Turner nei panni di Joanna/China Blue (Joanna, stilista di giorno, China Blue, prostituta fetish e sadomaso). Noir perché una storia che affonda le radici nelle perversioni più profonde dell’animo umano non può che contenere la vera essenza della morte, dispensata e allo stesso tempo predicata dal reverendo Peter Shayne interpretato magistralmente – forse l’ultimo grande film prima della morte, insieme a Dr. Jekyll e Mr. Hyde: sull’orlo della follia – da Anthony Perkins. Un Perkins che alla fine del film si concede un’autocitazione da Psycho tramite un travestimento-twist che fa da preludio alla fine del film.

La Turner fu definita all’epoca spettrale e golosa, aggettivi giusti per descrivere il corpo lussurioso di Joanna/China Blue. Questa sensualità fetish espressa dalla Turner in China Blue stupì la critica del tempo perché l’attrice del Missouri era contemporaneamente in sala con l’avventuroso All’inseguimento della pietra verde insieme a Michael Douglas. Questa critica forse si dimenticava del suo debutto in Brivido Caldo, vero e proprio inno carnale orchestrato da Lawrence Kasdan nel 1981.

 

fonte: en.wikipedia.org/

Sette anni dopo Ken Russell rivoluziona totalmente la sua poetica con Whore. Dalle tentazioni arthouse, dal barocchismo lisergico e dal concept visivo e stilistico importante di China Blue, ecco che Whore si apre con della musica rap (in China Blue la colonna sonora era una composizione per synth di Rick Wakeman degli Yes) e soprattutto con la rottura di una regola da sempre considerata sacra nel cinema: lo sguardo diretto in camera. Theresa Russell, altra dea bionda e nessuna parentela con il regista Ken ma consorte di un altro regista arty come Nicolas Roeg, interpreta Liz, una prostituta di Los Angeles che innesta con lo spettatore, sin dai primi minuti, un rapporto privilegiato. I dialoghi di Liz diretti alla macchina da presa e quindi al pubblico, sono da considerarsi parte di una narrazione che, tra flashback e flashforward, ci vuole coinvolgere e sconvolgere rompendo, come detto in precedenza, la regola dello sguardo in camera. Whore è un film che nella sua stradaiola teatralità – è infatti derivato da un testo teatrale di David Hines – vuole raccontarci la realtà di una schiava del marciapiede e i fatti che l’hanno portata a conoscere Blake, il protettore maledetto di Liz.
Stranamente per Russell, in questo film il realismo la fa da padrone. Ponti e gallerie, periferie e sobboghi, cessi e pub con biliardi macchiati, furgoni dove consumare amplessi non voluti, sono tanti dei loci horridi presenti in Whore. Questo realismo cerca dei contrasti anche con il coevo mondo di Hollywood al quale Russell tira una frecciata. «Le ragazzine di tutto il mondo sono andate a vedersi Pretty Woman – commentò all’epoca l’attrice – convinte del fatto che non ci sia niente di male a fare la puttana e anzi c’è pure la speranza di finire accasate con Richard Gere. Non c’è niente di “carino” e di “divertente” nel prostituirsi. Whore mostra questo mestiere per quello che è».

Tomas Ticciati

Tomas Ticciati
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